

Parlare di olio extravergine di oliva made in Italy significa parlare di molto più di un semplice alimento. L’olio è storia, cultura, paesaggio e salute, ma anche economia agricola e presidio del territorio. È uno dei simboli più profondi dell’agricoltura italiana, capace di tenere insieme tradizione e innovazione, qualità e sostenibilità.
L’Italia possiede un primato spesso sottovalutato: è il Paese con la più alta biodiversità olivicola al mondo, con oltre 737 cultivar autoctone. Ogni varietà nasce da un equilibrio delicato tra suolo, clima e saperi locali, dando vita a oli profondamente diversi per profumo, gusto e composizione nutrizionale. Questa ricchezza non è solo un valore culturale, ma anche una risorsa strategica per affrontare cambiamenti climatici, malattie e crisi ambientali. Dove c’è olivicoltura, spesso ci sono colline curate, dissesto idrogeologico ridotto e comunità rurali ancora vive.
Dal punto di vista nutrizionale, l’olio extravergine di oliva è tutt’altro che un semplice “grasso vegetale”. È un alimento funzionale, cuore della dieta mediterranea, ricco di acidi grassi monoinsaturi e composti antiossidanti naturali come i polifenoli. La scienza lo considera un alleato della salute cardiovascolare e metabolica, soprattutto quando sostituisce grassi di qualità inferiore. Ridurlo a una categoria generica, senza distinguerne la qualità e l’origine, significa ignorarne il ruolo unico nell’alimentazione.
Eppure, oggi l’olio italiano si trova al centro di nuove tensioni globali. Un esempio emblematico è l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur, sostenuto politicamente anche dal governo guidato da Giorgia Meloni. L’intesa punta a rafforzare gli scambi tra l’UE e i Paesi sudamericani (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay), aprendo i mercati e riducendo progressivamente dazi e barriere.
Dal punto di vista teorico, l’accordo offre opportunità per l’export europeo. Nella pratica, però, per settori delicati come l’olivicoltura italiana emergono rischi concreti. I produttori italiani operano con costi elevati, regole ambientali stringenti e standard qualitativi molto alti. L’ingresso in un mercato sempre più competitivo, dove contano soprattutto i volumi e il prezzo, può comprimere i margini e rendere meno visibile il valore della qualità. Anche quando l’olio italiano non viene direttamente sostituito, la pressione sui prezzi e la confusione per il consumatore finale possono danneggiare l’intera filiera.
A complicare il quadro interviene il tema dell’informazione al consumatore, in particolare il Nutri-Score, sistema di etichettatura nutrizionale semplificata adottato o sostenuto in diversi Paesi europei. Pensato per aiutare a orientarsi rapidamente tra i prodotti, il Nutri-Score diventa però un’arma a doppio taglio proprio per alimenti come l’olio extravergine di oliva. Basandosi su algoritmi che penalizzano il contenuto di grassi senza distinguere adeguatamente tra grassi “buoni” e “cattivi”, il sistema rischia di trasmettere l’idea che l’olio d’oliva sia un alimento da limitare o evitare, mettendolo sullo stesso piano di grassi raffinati o industriali.
Il paradosso è evidente: mentre la scienza e la tradizione alimentare riconoscono all’olio extravergine di oliva un ruolo centrale in una dieta sana, un’etichetta troppo semplificata può spingere il consumatore verso prodotti ultra-processati che ottengono un punteggio migliore solo perché “aggiustati” a livello industriale.
In questo scenario, la difesa dell’olio made in Italy non può limitarsi alla retorica. Serve una strategia culturale, politica ed economica: tutela della biodiversità, controlli rigorosi sulle importazioni, valorizzazione dell’origine e della qualità, ma anche un modello di informazione nutrizionale che non penalizzi gli alimenti simbolo di una dieta sana e sostenibile.
Difendere l’olio extravergine di oliva italiano significa, in fondo, difendere un’idea di cibo che non è solo merce, ma espressione di territorio, salute e identità.
L’olio extravergine d’oliva di qualità è un alimento che anche l’EFSA ha codificato mediante un CLAIM (quello dei lipidi ematici), composto da molecole bioattive che oltre ad apportare tutti i benefici che la scienza gli ha attribuito, riescono a proteggere i lipidi ematici dallo stress ossidativo. Direi proprio che non è poco. Ma i nostri politici lo sapranno? O fanno parte di quella stragrande maggioranza di persone che considera l’”oro verde” un semplice condimento?
Ildo Diamanti sostiene che “la cultura rende liberi”, probabilmente sull’olio d’oliva le conoscenze sono tali da renderci soggiogati all’ignoranza altrui.
Thomas Vatrano – dottore agronomo
Vice Pres. Provinciale Acli Terra Catanzaro
Gentile Cliente,
desideriamo segnalarvi una novità normativa di particolare rilievo per le imprese agricole, che introduce nuove opportunità di finanziamento INAIL e rafforza il legame tra qualità del lavoro, sicurezza e accesso agli incentivi pubblici.
Cosa cambia
La normativa in materia di Rete del lavoro agricolo di qualità è stata aggiornata prevedendo che, tra i requisiti di regolarità delle imprese, rientrino in modo esplicito anche le violazioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, oltre a quelle già previste in ambito lavoristico e di legislazione sociale.
Nuovi incentivi INAIL dal 1° gennaio 2026
A partire dal 1° gennaio 2026, una quota delle risorse INAIL destinate al finanziamento dei progetti di prevenzione (art. 11, comma 5, D.Lgs. 81/2008) sarà riservata alle imprese agricole che:
risultano iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità;
hanno adottato misure concrete di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
operano nel rispetto della normativa nazionale ed europea in materia di aiuti di Stato.
Si tratta di un passaggio molto importante, che premia le aziende agricole virtuose e rafforza il ruolo della prevenzione come elemento qualificante dell’impresa.
Modalità di attuazione
Le modalità operative di accesso a tali risorse saranno definite con decreto del Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell’Agricoltura, su proposta INAIL, sentita la Conferenza Stato-Regioni e le principali organizzazioni datoriali e sindacali.
Il decreto attuativo sarà emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della norma.
Cosa consigliamo alle aziende agricole
Alla luce di questa novità, è fortemente consigliato:
verificare la correttezza e l’aggiornamento della documentazione in materia di salute e sicurezza;
valutare l’adozione di interventi migliorativi (organizzativi, tecnici e formativi);
considerare l’iscrizione o il mantenimento nella Rete del lavoro agricolo di qualità come elemento strategico anche in chiave di accesso ai finanziamenti.
Restiamo a disposizione per supportarvi nella verifica di conformità normativa, nella pianificazione degli interventi di miglioramento e nella preparazione ai futuri bandi INAIL dedicati al settore agricolo.
L’olivicoltura calabrese – come già denunciato da altre Organizzazioni professionali agricole – attraversa oggi una fase estremamente critica, con un crollo repentino dei prezzi dell’olio extravergine che, in poche settimane, ha registrato flessioni fino al 30%, passando da circa 9,3 euro al chilo a valori di 6-7 euro. Una dinamica allarmante, che si inserisce in un contesto in cui i costi di produzione restano invariati, a fronte di una redditività delle aziende che si assottiglia drasticamente. A preoccupare ulteriormente sono i segnali che lasciano intuire comportamenti poco trasparenti lungo la filiera, fenomeni che rischiano di alterare il mercato e mettere in ginocchio un comparto già fragile. Il settore, infatti, attende un Piano olivicolo nazionale che punti su semplificazione normativa, accordi di filiera più equilibrati e un serio investimento nella promozione dell’olio di origine italiana, così come auspicato dalle organizzazioni di categoria. Per comprendere la difficile attuale situazione, è indispensabile ricordare la profonda crisi che l’olivicoltura italiana ha attraversato solo pochi anni fa. Analisi sui prezzi mostrano come, in diversi periodi, il valore dell’olio extravergine sul mercato nazionale sia sceso anche sotto i 350 euro al quintale, equivalenti a poco più di 3,5 euro al chilo: livelli che rendevano impossibile coprire i costi di produzione e che hanno messo in seria difficoltà migliaia di aziende agricole e di posti di lavoro. È un precedente che non va dimenticato, perché dimostra quanto il settore sia vulnerabile a oscillazioni di mercato, speculazioni e importazioni incontrollate che, di fatto, comprimono il valore dell’olio italiano a vantaggio di prodotti esteri di qualità e tracciabilità spesso inferiori. Alla luce di questo quadro, e considerando il nuovo impianto normativo previsto dal Piano olivicolo, diventa imprescindibile adottare una politica di tutela dell’olio Made in Italy che assuma una prospettiva strategica e di lungo periodo. La priorità è restituire margini di respiro economico agli imprenditori olivicoli, assicurando loro condizioni di mercato eque e sostenibili. Ciò significa rafforzare la trasparenza della filiera, valorizzare la qualità e l’origine del prodotto, sostenere campagne di comunicazione che inducano i consumatori a riconoscere il valore dell’olio italiano e contrastare con decisione ogni forma di concorrenza sleale. Significa anche investire in innovazione, ammodernamento degli oliveti, digitalizzazione dei frantoi e strumenti capaci di migliorare la produttività senza compromettere la qualità, soprattutto in territori come la Calabria, dove la vocazione olivicola rappresenta un patrimonio economico e culturale. Acli Terra Calabria, da qualche anno, mediante il progetto EVO.Ca. propone un progetto di sensibilizzazione verso la conoscenza dell’olio extravergine d’oliva di qualità, rivolto sia per bambini che agli adulti, proponendo ai primi una merenda antica ormai dimenticata, ossia pane, olio e zucchero. L’attuale crisi, dunque, non può essere affrontata con misure estemporanee o interventi tampone. Serve una visione nazionale che metta al centro il lavoro degli agricoltori, la tutela del territorio e la salvaguardia di un prodotto simbolo dell’identità agroalimentare italiana. Il nuovo Piano olivicolo potrebbe essere l’occasione per avviare questa trasformazione, ma sarà fondamentale dotarlo di risorse adeguate, strumenti operativi chiari e una reale volontà politica di difendere il valore dell’olio extravergine italiano. Solo così sarà possibile evitare che il settore riviva stagioni di sofferenza come quella risalente a sette-otto anni fa e garantire un futuro solido alle aziende olivicole del nostro Paese.
Thomas Vatrano
Agronomo
Di Nicola Tavoletta
Litorale toscano, cena, un piatto di filetti di orata, pici alla bottarga di cefalo e ad accompagnarli una bottiglia di Viognier.
Una signora chiede la provenienza di quel vino; il figlio, un ragazzo gentile, molto giovane, replica affermando che l’azienda e il vino fossero del luogo, ormai tipicamente del luogo, ma che il vitigno fosse originario dell’Alta Valle del Rodano.
Proprio in quel territorio tra la Svizzera e la Francia nasce questo articolo, lì dove con Acli Terra abbiamo cercato di affermare una prospettiva di sviluppo al modello dell’azienda familiare, non più come soluzione prevalentemente sociale, ma come fattispecie economicamente efficace.
A Ginevra, uno dei centri mondiali più importanti della diplomazia internazionale, lì dove si discutono con un confronto continuo le prospettive sociali, ambientali ed economiche e molte volte si danno le direttive che modificano gli assetti delle comunità, abbiamo voluto offrire un contributo caratterizzato idealmente nella Dottrina Sociale della Chiesa, ma declinato nella grammatica economica.
Su sollecitazione della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche d’Europa che ci chiedeva come potessimo esplicare l’efficacia della famiglia quale motore aziendale efficace economicamente abbiamo intrapreso un percorso identitario e distintivo.
In Acli Terra da decenni è all’ordine del giorno un dibattito sulla tutela dell’azienda familiare o sul riscatto dei luoghi interni.
Confronto che ha avuto più risposte, anche diverse in relazione alle fattispecie e ai tempi, ma sempre molto importanti nella loro articolazione.
Ricordo i binari della multifunzionalità rurale scanditi dalla Presidenza “Zannini”, le pratiche aggreganti, fossero cooperative o consortili, proposte dalla “Cecere” o il profilo formativo del tema affrontato dalla “Ziglio”.
Oggi abbiamo voluto sviluppare il tema con l’elaborazione di un dossier puramente economico con risvolti psicosociali con l’impegno di tre intellettuali cattolici, che prendendo spunto dallo storico di Acli Terra ci hanno consegnato un vademecum adatto al confronto internazionale.
La scelta di affrontare il tema fuori dai confini nasce dall’idea che l’agricoltura, l’agroalimentare in generale o le politiche marittime sono oggettivamente raffigurabili in un quadro continentale o mondiale e non più nazionale.
Ringrazio tre uomini di cultura e di scienza che volontariamente hanno offerto il proprio contributo ideale e che accompagneranno noi ed altre organizzazioni in questo percorso.
Ringraziamo l’economista Attilio Celant, l’agronomo Carlo Hausmann e l’antropologo Raffaele Bracalenti.
Il dibattito interno, inoltre, è stato arricchito dai contributi del docente di economia agraria Angelo Frascarelli, dall’agronomo Paolo Gramiccia e dal biologo marino Giampaolo Buonfiglio.
Abbiamo sinteticamente sviscerato le family farms per ricomporle come strutture economicamente organizzate.
Attenzione, mai anteponendo il solo criterio della produttività alla complessità della personalità dell’agente economico.
A Ginevra abbiamo avuto nella diplomazia vaticana, con Mons Ettore Balestrero, Nunzio Apostolico all’ONU e per le altre Organizzazioni internazionali, l’interlocutore per costruire un percorso e un’agenda attraverso la quale inserire i riferimenti del dossier nei futuri atti ufficiali o regolamenti.
Lo ringraziamo per l’attenzione e la fiducia, oltre che per l’impegno propositivo dimostrato nel lungo confronto.
Nostri compagni di viaggio sono stati i dirigenti dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane, attualmente nostri soci nel Centro di Assistenza Agricolo, che affianca oltre 22.000 aziende agricole della Penisola.
Il dossier circolerà su tutto il territorio italiano come elemento di dibattito e proposta perché arricchisca e possa essere arricchito.
Già oggi è stato richiesto da numerosi Enti Internazionali, solo a sentire il prestigio degli autori.
Venerdì, inoltre, abbiamo affrontato gli stessi sulla Laguna di Orbetello, con i colleghi di Coldiretti.
Il Rodano, come sapete, sfocia nel Mediterraneo sulla costa francese e anche lì abbiamo fatto tappa per raccogliere i frutti di un lavoro portato avanti nell’ultimo anno e mezzo.
In una alleanza internazionale abbiamo collaborato a far emergere il lavoro scientificamente efficace portato avanti dalla Ciesm, Commissione per gli Studi e le Esplorazioni del Mediterraneo e nel Mar Nero, riportando la Repubblica Italiana ad essere rappresentata nel Board ristretto dopo 12 anni.
Una notizia importantissima nelle politiche mediterranee in questa organizzazione di scienza e pace.
Pace perché si confrontano liberamente 23 Paesi e tra questi anche alcuni in guerra.
Ricordiamo che Acli Terra con la Ciesm ha costruito un percorso importante che ha visto il sottoscritto essere relatore allo scorso Congresso di Palermo.
Insomma, il Viognier era solo della valle del Rodano e oggi è anche toscano: una metafora per raccontare un viaggio che porta a un luogo che il 6 e 7 ottobre ospiterà quei pescatori che verranno da Marsiglia proprio in Maremma per capire come stiamo affrontando il granchio blu.
Viognier, il vino ha radici, ma anche ramificazioni articolate, senza confini: questa è Acli Terra, senza confini, frutti e sapori per tutti.
Nonostante la vendemmia 2025 si preannunci ottima sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, un’ombra di incertezza incombe sul futuro del settore vitivinicolo italiano a causa delle politiche internazionali su dazi e sanzioni. Lo dichiara Nicola Tavoletta, Presidente nazionale di Acli Terra.
“Le notizie che arrivano dai nostri viticoltori offrono un quadro eccellente per la vendemmia 2025, grazie a un ciclo estivo favorevole, con un giugno caldo e abbondanti piogge ad agosto”, ha aggiunto Tavoletta. “In tutte le regioni, da Nord a Sud, la qualità dell’uva è valutata di altissimo livello. In Veneto, ad esempio, ci aspettiamo un aumento dei quantitativi tra il 3 e il 5%, mentre in Franciacorta si è registrato un equilibrio climatico ideale. Anche in Sicilia, seppur sotto media, la produzione è superiore del 10% rispetto al 2024”.
Dati positivi disturbati dall’ombra delle politiche internazionali. “È inaccettabile – continua il Presidente di Acli Terra – che i nostri prodotti agroalimentari, simbolo del Made in Italy, vengano mortificati. Ci siamo giocati mercati fondamentali come quello degli Stati Uniti e della Russia.
“È inaccettabile che le nostre eccellenze agroalimentari, come il vino e la mozzarella di bufala, siano ostacolate da dazi e sanzioni che minacciano la loro competitività sui mercati esteri”, ha dichiarato Tavoletta. “Il vino, che non avrebbe dovuto subire dazi, oggi è soggetto a tassazione del 15% a vantaggio di altri settori come l’automotive. Pensiamo al Moscato piemontese che realizza all’estero oltre il 90% del proprio fatturato con un’esposizione forte su due mercati: quello russo per l’Asti Spumante e gli Usa per il Moscato d’Asti”.
“Non possiamo vendere la mozzarella di bufala in Russia per le sanzioni,” ha aggiunto ancora Tavoletta. “È evidente che né il vino né la mozzarella ‘armano’ nessuno, ma semplicemente impoveriscono le imprese italiane. La politica europea e italiana sta remando contro i nostri produttori, vanificando i benefici di un’annata agricola finalmente favorevole”.