

Gentile Cliente,
desideriamo segnalarvi una novità normativa di particolare rilievo per le imprese agricole, che introduce nuove opportunità di finanziamento INAIL e rafforza il legame tra qualità del lavoro, sicurezza e accesso agli incentivi pubblici.
Cosa cambia
La normativa in materia di Rete del lavoro agricolo di qualità è stata aggiornata prevedendo che, tra i requisiti di regolarità delle imprese, rientrino in modo esplicito anche le violazioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, oltre a quelle già previste in ambito lavoristico e di legislazione sociale.
Nuovi incentivi INAIL dal 1° gennaio 2026
A partire dal 1° gennaio 2026, una quota delle risorse INAIL destinate al finanziamento dei progetti di prevenzione (art. 11, comma 5, D.Lgs. 81/2008) sarà riservata alle imprese agricole che:
risultano iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità;
hanno adottato misure concrete di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
operano nel rispetto della normativa nazionale ed europea in materia di aiuti di Stato.
Si tratta di un passaggio molto importante, che premia le aziende agricole virtuose e rafforza il ruolo della prevenzione come elemento qualificante dell’impresa.
Modalità di attuazione
Le modalità operative di accesso a tali risorse saranno definite con decreto del Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell’Agricoltura, su proposta INAIL, sentita la Conferenza Stato-Regioni e le principali organizzazioni datoriali e sindacali.
Il decreto attuativo sarà emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della norma.
Cosa consigliamo alle aziende agricole
Alla luce di questa novità, è fortemente consigliato:
verificare la correttezza e l’aggiornamento della documentazione in materia di salute e sicurezza;
valutare l’adozione di interventi migliorativi (organizzativi, tecnici e formativi);
considerare l’iscrizione o il mantenimento nella Rete del lavoro agricolo di qualità come elemento strategico anche in chiave di accesso ai finanziamenti.
Restiamo a disposizione per supportarvi nella verifica di conformità normativa, nella pianificazione degli interventi di miglioramento e nella preparazione ai futuri bandi INAIL dedicati al settore agricolo.
A dieci anni dall’approvazione della Legge 141/2015, che ha dato pieno riconoscimento normativo all’agricoltura sociale in Italia, Acli Terra promuove un momento di confronto e approfondimento per fare il punto sui risultati raggiunti, sulle buone pratiche sviluppate e sulle prospettive future del settore.
L’iniziativa si terrà giovedì 6 novembre 2025 presso Acli Lombardia (Via Luini 5, Milano). L’evento è organizzato da Acli Terra in collaborazione con l’Associazione Nazionale BioAgricoltura Sociale (BioAS) e con il sostegno di Acli Lombardia e AcliTerra Lombardia.
"La nostra Associazione ha sempre sottolineato l'importanza dell'agricoltura sociale per il nostro Paese - ha dichiarato il presidente nazionale di Acli Terra, Nicola Tavoletta - ed è altrettanto rilevante affermare che essa non deve competere con un'agricoltura a scopo economico. È infatti necessario che nelle Regioni l' A.S. venga preservata dalla convenzione sulla produttività."
I lavori si apriranno alle ore 10.30 con i saluti istituzionali di Martino Troncatti, Presidente Acli Lombardia, Gianluca Comazzi, Assessore regionale al Territorio e sistema verde, e dell’On. Maria Chiara Gadda, Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.
Seguirà, alle ore 11.00, la tavola rotonda “Un bilancio a dieci anni dall’approvazione della Legge 141/2015”, coordinata da Nicola Tavoletta, Presidente nazionale Acli Terra, e Salvatore Cacciola, Presidente nazionale BioAS. Interverranno Alessandra Pesce (CREA), Giulia Granai (Università di Pisa), Michele Zannini (Acli Terra Nazionale) e Stefano Frisoli (BioAS e Caritas Ticino).
La seconda sessione, alle ore 12.30, sarà dedicata alle “Esperienze di agricoltura sociale in Lombardia”, coordinata da Filippo Pinzone (AcliTerra Lombardia) e Marco Zanchi (Biodistretto Agricoltura Sociale di Bergamo). Porteranno la loro testimonianza Licia De Angelis (BioAS Lombardia e Cooperativa Biplano Bergamo), Cristina Micheloni (AIAB nazionale), Davide Cassina e Giannandrea Nicolai (Coop. Famiglia Ottolini di Suardi, Pavia), Edoardo Curioni e Vittorino Balzan (Terra Buona Impresa Sociale Agricola di Ierago).
Le conclusioni saranno affidate a Salvatore Cacciola e Nicola Tavoletta, con la chiusura dei lavori prevista per le ore 14.00.
L’incontro rappresenta un’importante occasione per valorizzare il ruolo dell’agricoltura sociale come strumento di inclusione, sostenibilità e sviluppo dei territori, riaffermando l’impegno delle Acli e delle realtà aderenti a costruire un modello agricolo sempre più solidale e partecipato.
Di Nicola Tavoletta
Litorale toscano, cena, un piatto di filetti di orata, pici alla bottarga di cefalo e ad accompagnarli una bottiglia di Viognier.
Una signora chiede la provenienza di quel vino; il figlio, un ragazzo gentile, molto giovane, replica affermando che l’azienda e il vino fossero del luogo, ormai tipicamente del luogo, ma che il vitigno fosse originario dell’Alta Valle del Rodano.
Proprio in quel territorio tra la Svizzera e la Francia nasce questo articolo, lì dove con Acli Terra abbiamo cercato di affermare una prospettiva di sviluppo al modello dell’azienda familiare, non più come soluzione prevalentemente sociale, ma come fattispecie economicamente efficace.
A Ginevra, uno dei centri mondiali più importanti della diplomazia internazionale, lì dove si discutono con un confronto continuo le prospettive sociali, ambientali ed economiche e molte volte si danno le direttive che modificano gli assetti delle comunità, abbiamo voluto offrire un contributo caratterizzato idealmente nella Dottrina Sociale della Chiesa, ma declinato nella grammatica economica.
Su sollecitazione della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche d’Europa che ci chiedeva come potessimo esplicare l’efficacia della famiglia quale motore aziendale efficace economicamente abbiamo intrapreso un percorso identitario e distintivo.
In Acli Terra da decenni è all’ordine del giorno un dibattito sulla tutela dell’azienda familiare o sul riscatto dei luoghi interni.
Confronto che ha avuto più risposte, anche diverse in relazione alle fattispecie e ai tempi, ma sempre molto importanti nella loro articolazione.
Ricordo i binari della multifunzionalità rurale scanditi dalla Presidenza “Zannini”, le pratiche aggreganti, fossero cooperative o consortili, proposte dalla “Cecere” o il profilo formativo del tema affrontato dalla “Ziglio”.
Oggi abbiamo voluto sviluppare il tema con l’elaborazione di un dossier puramente economico con risvolti psicosociali con l’impegno di tre intellettuali cattolici, che prendendo spunto dallo storico di Acli Terra ci hanno consegnato un vademecum adatto al confronto internazionale.
La scelta di affrontare il tema fuori dai confini nasce dall’idea che l’agricoltura, l’agroalimentare in generale o le politiche marittime sono oggettivamente raffigurabili in un quadro continentale o mondiale e non più nazionale.
Ringrazio tre uomini di cultura e di scienza che volontariamente hanno offerto il proprio contributo ideale e che accompagneranno noi ed altre organizzazioni in questo percorso.
Ringraziamo l’economista Attilio Celant, l’agronomo Carlo Hausmann e l’antropologo Raffaele Bracalenti.
Il dibattito interno, inoltre, è stato arricchito dai contributi del docente di economia agraria Angelo Frascarelli, dall’agronomo Paolo Gramiccia e dal biologo marino Giampaolo Buonfiglio.
Abbiamo sinteticamente sviscerato le family farms per ricomporle come strutture economicamente organizzate.
Attenzione, mai anteponendo il solo criterio della produttività alla complessità della personalità dell’agente economico.
A Ginevra abbiamo avuto nella diplomazia vaticana, con Mons Ettore Balestrero, Nunzio Apostolico all’ONU e per le altre Organizzazioni internazionali, l’interlocutore per costruire un percorso e un’agenda attraverso la quale inserire i riferimenti del dossier nei futuri atti ufficiali o regolamenti.
Lo ringraziamo per l’attenzione e la fiducia, oltre che per l’impegno propositivo dimostrato nel lungo confronto.
Nostri compagni di viaggio sono stati i dirigenti dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane, attualmente nostri soci nel Centro di Assistenza Agricolo, che affianca oltre 22.000 aziende agricole della Penisola.
Il dossier circolerà su tutto il territorio italiano come elemento di dibattito e proposta perché arricchisca e possa essere arricchito.
Già oggi è stato richiesto da numerosi Enti Internazionali, solo a sentire il prestigio degli autori.
Venerdì, inoltre, abbiamo affrontato gli stessi sulla Laguna di Orbetello, con i colleghi di Coldiretti.
Il Rodano, come sapete, sfocia nel Mediterraneo sulla costa francese e anche lì abbiamo fatto tappa per raccogliere i frutti di un lavoro portato avanti nell’ultimo anno e mezzo.
In una alleanza internazionale abbiamo collaborato a far emergere il lavoro scientificamente efficace portato avanti dalla Ciesm, Commissione per gli Studi e le Esplorazioni del Mediterraneo e nel Mar Nero, riportando la Repubblica Italiana ad essere rappresentata nel Board ristretto dopo 12 anni.
Una notizia importantissima nelle politiche mediterranee in questa organizzazione di scienza e pace.
Pace perché si confrontano liberamente 23 Paesi e tra questi anche alcuni in guerra.
Ricordiamo che Acli Terra con la Ciesm ha costruito un percorso importante che ha visto il sottoscritto essere relatore allo scorso Congresso di Palermo.
Insomma, il Viognier era solo della valle del Rodano e oggi è anche toscano: una metafora per raccontare un viaggio che porta a un luogo che il 6 e 7 ottobre ospiterà quei pescatori che verranno da Marsiglia proprio in Maremma per capire come stiamo affrontando il granchio blu.
Viognier, il vino ha radici, ma anche ramificazioni articolate, senza confini: questa è Acli Terra, senza confini, frutti e sapori per tutti.
Acli Terra e AGCI (Associazione Generale delle Cooperative Italiane) sono state ricevute oggi a Ginevra per un'audizione con l’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, mons. Ettore Balestrero. L'incontro, volto a presentare un'analisi e proposte sul ruolo dell'azienda familiare come motore dello sviluppo sostenibile, ha riscosso il pieno appoggio del diplomatico.
Durante l'audizione è stato illustrato un documento, elaborato da un team di esperti coordinato dal Professor Attilio Celant, che propone soluzioni concrete per il settore.
ra le proposte chiave del documento figurano:
La promozione di percorsi formativi specializzati per i giovani, come gli ITS, per favorire il ricambio generazionale.
L'incentivo alla digitalizzazione per colmare il "digital divide" e migliorare la competitività delle imprese.
La creazione di "hub sociali" per rompere l'isolamento dei territori rurali e renderli più attrattivi.
Nicola Tavoletta, Presidente Nazionale di Acli Terra, ha sottolineato l'importanza della missione:
"Questa trasferta a Ginevra è stata fondamentale per tracciare una 'road map' che valorizzi la forza economica e sociale del modello dell'impresa familiare nell'agroalimentare. Il nostro obiettivo è rafforzarlo in Italia e in Europa ed esportarlo anche nei Paesi in via di sviluppo. È un modello che ha bisogno di maggiori diritti per i suoi componenti, in particolare sul welfare, ma anche di investimenti in formazione, tecnologia e infrastrutture. Dobbiamo rendere desiderabile l'idea di essere dirigenti in un'impresa familiare, dimostrando che non si tratta di un percorso di serie B rispetto ad altre realtà".
Una impresa epocale come confermato da Antonello Capua, Presidente di AGCI Agroalimentare
"Le Family Farm non sono soltanto unità produttive: sono presidi sociali, culturali e ambientali. Hanno garantito per decenni la coesione territoriale, la solidarietà intergenerazionale e la resilienza delle comunità rurali. Ma oggi, la crisi demografica, la mancanza di ricambio generazionale, la carenza di innovazione, la frammentazione politica e le nuove barriere economiche imposte da attori globali ci impongono di agire con urgenza. Serve una strategia europea che riconosca il valore identitario delle imprese agricole familiari e le sostenga con strumenti concreti: investimenti in formazione, digitalizzazione, accesso al credito, semplificazione burocratica e valorizzazione ambientale. Non possiamo permetterci di perdere questo patrimonio. È necessario supportare le 'Family Farm' per garantire la loro competitività e il futuro del settore rurale. Proponiamo la cooperativa agricola come soluzione concreta per superare le fragilità dell'impresa individuale, come il ricambio generazionale, e per accedere più facilmente a finanziamenti. L'obiettivo è promuovere un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità, l'inclusione e la comunità, che riporti il mondo rurale al centro della nostra società".
Le due associazioni hanno inoltre concordato un'agenda di lavoro comune per ampliare le relazioni internazionali e promuovere il tema a livello globale.