

Il Presidente Nazionale dell’associazione professionale agricola condivide le proposte per contrastare il crollo dei prezzi, fermare le speculazioni da importazioni extra-UE e garantire il Made in Italy.
«Condividiamo e sosteniamo con convinzione la posizione espressa dai colleghi di Coldiretti sulla drammatica crisi che sta colpendo la risicoltura italiana. Un settore simbolo del Made in Italy, che da solo rappresenta oltre il 50% dell'intera produzione europea, non può essere lasciato alla deriva».
A dichiararlo in una nota è Nicola Tavoletta, Presidente Nazionale di Acli Terra, che interviene a margine del crollo delle quotazioni del risone, spinto da un aumento delle importazioni del 20% che sta soffocando le aziende agricole italiane, già stremate dai costi di produzione e dagli effetti della siccità.
«È urgente fare fronte comune per proteggere la nostra eccellenza e la dignità dei produttori – prosegue Tavoletta – per questo rilanciamo e facciamo nostre le proposte avanzate al Governo per un piano straordinario di salvaguardia del settore».
Nello specifico, Acli Terra richiede un'azione congiunta su più punti cardine:
Aiuti alle famiglie e sostegno alla produzione locale: l'attivazione immediata di un bando da 12 milioni di euro per destinare riso 100% italiano alle fasce di popolazione indigenti.
Tutela del mercato e tracciabilità: il rafforzamento dei controlli e l’uso di strumenti innovativi per certificare l'origine del prodotto e fermare le truffe a danno dei consumatori.
Risorse e contratti di filiera: l'istituzione di un fondo dedicato ai contratti di filiera nell'ambito del Fondo Sovranità Alimentare, affiancato da risorse regionali per il sostegno diretto alle imprese.
Equità commerciale e sostenibilità: la rigorosa applicazione del principio di reciprocità negli accordi con i Paesi extra-UE per evitare concorrenza sleale, unitamente al rafforzamento del sostegno al riso nella futura PAC.
Infrastrutture e innovazione: un Piano Nazionale degli Invasi per contrastare le emergenze idriche e investimenti strategici nella ricerca e nelle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA).
«Chiediamo a tutto il mondo agricolo e alle istituzioni di muoversi in modo compatto – conclude il Presidente Tavoletta –. Serve unità immediata per difendere chi produce qualità, tutela l'ambiente e investe sul futuro del nostro Paese».
Appena rientrato in Italia dall'accordo di Marsiglia sulla logistica integrata e immediatamente l'impegno si espande su come declinare lo stesso a vantaggio delle piccole imprese dell'agroalimentare.
La prima cosa è non dimenticare il dossier sulle imprese familiari presentato da Acli Terra a Ginevra lo scorso settembre.
Un documento redatto da prestigiosi esperti e che rappresenta un riferimento strategico per l'Associazione, scritto dall'economista Attilio Celant, l'esperto in Politiche agroalimentari Carlo Hausman, lo psicanalista Raffaele Bracalenti, il biologo Claudio Brinati e con la collaborazione del docente di economia agraria Angelo Frascarelli.
Lo adottammo in Presidenza e in Comitato.
Un testo chiarissimo offerto alla Nunziatura Apostolica presso l'ONU, considerando la Chiesa l'agente internazionale piu attento all'argomento.
Non nella dimensione caritatevole, ma proprio in quella della efficacia economica.
Su questo aspetto, dopo la stagione estiva, faremo un approfondimento con la dirigenza nazionale accompagnati dalla Docente di Antropologia filosofica della Università Lateranense Flavia Silli, oggi anche nel nostro Comitato Scientifico, prendendo a riferimento l'Enciclica del Santo Padre.
Oggi rappresentiamo ciò per riassumere e rilanciare, in poche righe, la strategia politica di Acli Terra elaborata nel Congresso di Bologna, così da averla viva nei nostri tanti incontri d'agosto.
Primo punto: l'impresa come espressione efficiente delle relazioni personali per un adeguato benessere sociale e un efficace risultato economico nella continuità generazionale.
Secondo punto: adeguamento al cambiamento climatico con misure che pongono al centro la dignità della persona, sviluppando innovazione e tecnologia, quindi formazione e pedagogia ambientale.
Sviluppare progetti di rigenerazione spaziale e temporale con la realizzazione di nuovi piani regolatori integrati.
Terzo punto: Politiche alimentari naturali, contro i prodotti ultra processati
Quarto punto: pubblicizzazione della gestione delle risorse naturali indispensabili.
Quinto punto: sviluppo di una mobilità culturale e materiale libera, veloce e sicura.
Questi cinque punti, ovviamente, contengono tanti altri obiettivi, ma sono nel corpo di tutte le iniziative che abbiamo messo in campo.
Sono nello spirito delle tante alleanze alle quali stiamo dando vita.
Sono nella nuova grande ristrutturazione del Caa Acli srl, oggi partecipata da 22 soggetti dell' agroalimentare nazionale.
Questo lavoro è a tutela dei nostri iscritti, ma è anche un impegno propositivo per la politica con la quale dialoghiamo, mantenendo come riferimenti valoriali la nostra fede alla Chiesa, alla Democrazia e ai Lavoratori.
Acli Terra oggi lavora con gli agricoltori, i pescatori, gli allevatori e ogni operatrice ed operatore dell'agroalimentare per migliorare il benessere spirituale e materiale, una missione nata nel 1946 e che svolgiamo sempre con l'idea di una generazione avanti.
Oggi abbiamo anche un magazine, un sistema di rete radiofonica e un prestigioso Comitato Scientifico per essere compiutamente efficaci.
Tra gli appuntamenti di agosto due tavole rotonde il prossimo 25 agosto al meeting dell' Amicizia a Rimini.
Forza Acli Terra
Buona Estate
*Emergenza caldo e aree interne, Acli Terra lancia la proposta: «Un grande piano edilizio rurale e costiero. Bisogna abbattere e ricostruire senza consumo di suolo»*
*L’associazione propone la creazione di consorzi locali per rigenerare il patrimonio edilizio vetusto del dopoguerra, integrando nuove tecnologie, riuso delle acque, verde verticale e architettura multifunzionale*.
Le straordinarie ondate di calore e le misure d’emergenza adottate in queste settimane in Francia, Spagna e Italia rimettono al centro del dibattito politico e sociale la qualità dei nostri edifici e la sicurezza dei cittadini. Di fronte a questa crisi climatica, *Acli Terra* rilancia con forza una proposta d’impatto per il futuro del territorio: un piano strategico fondato sul principio dell'”*abbattere e ricostruire*”.
L’edilizia rurale e marittima realizzata in Italia dal secondo Dopoguerra fino agli anni Ottanta versa oggi in condizioni critiche: è vetusta, insicura, energeticamente inefficiente e fortemente inquinante. Una situazione che diventa ancora più evidente e pericolosa nelle aree interne e costiere del Paese, dove le strutture non sono più in grado di garantire il benessere termico e abitativo.
«Oggi i confini tradizionali sono superati: le aree residenziali e quelle rurali sono ormai integrate in tutta Europa – spiega il presidente nazionale di Acli Terra *Nicola Tavoletta* –. Lo richiedono la multifunzionalità agricola e il bisogno di alloggi e centri servizi aperti alla natura e alle coltivazioni, dal florovivaismo all’orticoltura. L’emergenza caldo di questi giorni non fa che confermare la totale urgenza della nostra tesi».
La proposta di Acli Terra mira a promuovere la nascita di consorzi locali che uniscano cittadini, aziende e costruttori con l’obiettivo di rigenerare gli edifici esistenti attraverso l’uso delle moderne tecnologie green. I capisaldi del nuovo modello architettonico prevedono:
*Sviluppo verticale sostenibile*: Nuovi edifici dotati di giardini e orti verticali.
*Economia circolare della risorsa idrica*: Sistemi avanzati per il riuso delle acque.
*Integrazione del verde*: Nuove alberature diffuse, comprese quelle fruttifere, sul modello delle migliori pratiche europee (come il progetto pionieristico Cartuja Qanat di Siviglia, che sfrutta i canali sotterranei di acqua fresca).
Questa transizione non comporterà alcun consumo di nuovo suolo, concentrandosi esclusivamente sull’efficientamento e sulla bonifica dello spazio già occupato. Al contempo, il piano si tradurrebbe in una *grande alleanza del lavoro*, capace di generare valore economico per tutti i soggetti coinvolti, anche attraverso lo strumento delle permute per le imprese costruttrici.
Acli Terra si appella alle istituzioni affinché sostengano questa svolta non più rimandabile, capace di coniugare la tutela della salute pubblica, la salvaguardia dell’ambiente e il rilancio dell’economia locale.
Solitamente il momento piu’ alto per il confronto della classe dirigente di un’Organizzazione è costituito dalle fasi congressuali.
Molto intense le nostre, dagli appuntamenti provinciali e regionali all’Assemblea Nazionale di Bologna, fino all’ elezione della Presidenza nel Comitato dello scorso 2 febbraio a Roma.
Mesi di confronti tra colleghi e con agenti esterni.
Un percorso seriamente approfondito con l’ambizione di riformare l’Associazione nelle missioni e nella struttura.
Così è avvenuto, infatti, con le notevoli modifiche statutarie e con una fiera selezione della classe dirigente, pesando i contenuti e contando le preferenze.
Così Acli Terra è cambiata, l’abbiamo ridisegnata con la memoria dei protagonisti del passato e con la creatività della nuova dirigenza.
Un’Associazione che è rappresentativa di tutto il comparto agroalimentare e non solo piu’ di quello agricolo, che è sfidante sulla questione ambientale, che diviene internazionalmente autorevole sui mari e gli Oceani e che si concentra sulle nuove questioni del lavoro e dell’abitare i territori con lo sviluppo tecnologico e quello antropologico.
Un’Acli Terra che comunica perché sente la responsabilità della funzione pedagogica e di quella informativa.
Una comunità che vuole guidare il riscatto del lavoro in benessere.
Che si riconosce nella volontà di diffondere il gusto e la soddisfazione, tramite la passione.
Un sindacato che invita gli agricoltori a scendere dal trattore e interpretare il Mondo con cultura , trasformandosi da produttori in stilisti.
Di non fermarsi alla presunzione della eccellenza del made in Italy, ma di puntare alla distintività del talento e della formazione della propria professione.
Insomma un’ Associazione che accompagna Papa Leone e il Presidente Mattarella nel Principato di Monaco, perché oltre ogni pregiudizio e ogni stereotipo.
Siamo un’organizzazione che promuove l’ impresa familiare a Ginevra tra la diplomazia internazionale.
Non piu’ la famiglia nell’impresa per collocare chi non ce l’ ha fatta, non piu’ prevalentemente strumento sociale, ma modello economico e di sperimentazione ambientale.
Non piu’ agricoltura contadina, ma imprenditoria agricola, così come ha evocato il Prof Angelo Frascarelli in un recente incontro a Pontinia.
Acli Terra oggi, dopo tutto questo lavoro, sente ancora il bisogno e la sfida del confronto.
Non fosse altro perché abbiamo deciso di gestire la nostra società di assistenza agli agricoltori in una grande alleanza di 22 organizzazioni , tra soggetti nazionali e territoriali.
Un esercizio gestionale sofisticato, ma sempre piu’ completo.
Questa voglia di confronto ha trovato meraviglia nel lavoro di integrazione del Comitato Scientifico Nazionale.
Una delle innovazioni dello Statuto approvato a Bologna.
Una squadra interdisciplinare che si è messa in marcia per assistere gli organismi elettivi .
Il primo confronto ci ha fatto capire che possiamo contare su un’equipe importante.
In questi giorni, poi, abbiamo deciso di partecipare al confronto con la politica sulle strategie Agroalimentari.
Fin’ora abbiamo avuto aperte porte di dialogo con le formazioni politiche, ma in questo inizio d’estate abbiamo voluto approfondire le valutazioni.
Il 18 e il 22 giugno con il Partito Democratico. Il 23 giugno con Casa Riformista e la Lega, mentre il giorno 8 luglio con Forza Italia.
Tutto ciò sempre su temi precisi, come, ad esempio sulla logistica integrata.
Non lasciamo il confronto perché non vogliamo peccare di autoreferenzialità.
Un confronto politico che nasce , però, tra le stalle e i banchi dei mercati.
Un confronto testimoniale, ma non di testimonianza.
Un confronto con scienza e fede, elaborando Politiche del lavoro e ambientali.
Scrivo questo editoriale perché l’attenzione non sia mai bassa e tutti insieme ci troviamo a muoverci nell’armonia di una squadra che è in campo per offrire autorevolezza a ogni donna e uomo che vuole lavorare.
Un impegno di fede, oltre che per disciplina professionale. Noi siamo Acli Terra!
Nicola Tavoletta
Presidente Nazionale Acli Terra
EQUILIBRIO, ECONOMIA ED EUROPA, LE NOSTRE IDEE PER L’ITALIA: IL FORUM DI CEPI, AGROCEPI E ACLI TERRA SI APRE A NUOVE SINERGIE. ANCHE FENAPI GROUP PARTECIPA AL CONFRONTO
Martedì 23 giugno 2026, dalle ore 10:00 alle 14:00, il Centro Congressi Cavour di Roma (via Cavour n. 50/A) ospiterà il forum pubblico “Le nostre idee per l’Italia”. L’evento, promosso congiuntamente da CEPI (Confederazione Europea Piccole Imprese), Agrocepi (Federazione nazionale agroalimentare) e Acli Terra (Associazione Professionale Agricola), nasce con l'obiettivo di mettere a confronto istituzioni, parti sociali e mondo produttivo per costruire una visione concreta e pragmatica sul futuro del Paese.
Ad arricchire la rete di collaborazioni di questo importante appuntamento si annuncia oggi la partecipazione ufficiale di Fenapi Group. La presenza del Gruppo contribuirà ad ampliare ulteriormente il dialogo tra le organizzazioni di rappresentanza e il sistema produttivo italiano, rafforzando lo scambio di idee e proposte per la crescita nazionale e delle imprese.
Il dibattito si articolerà attorno a tre parole chiave, fortemente simboliche e centrali per il sistema-Paese: Equilibrio, Economia ed Europa, con un focus programmatico rivolto a un'agricoltura e a un tessuto produttivo competitivi, sostenibili e innovativi.
Corrado Martinangelo, Presidente nazionale di Agrocepi, ha sottolineato il valore strategico dell'iniziativa:
“Il Forum pubblico del 23 giugno ha una rilevanza strategica in quanto esprime al meglio il valore di rete. Rete tra due organizzazioni, rete tra Parlamento e Governo e rete di idee per l’Italia. In tale contesto il nostro progetto 'Italia per il sistema produttivo' si articolerà in tre parole chiave: Equilibrio, Economia, Europa. Una rete di opportunità per una nuova visione di crescita per il nostro Paese”.
Nicola Tavoletta, Presidente nazionale di Acli Terra, ha posto l'accento sulla necessità di un ritorno alla politica dei valori:
“Acli Terra ha la convinzione che il confronto politico sia necessario per quanto riguarda le costruzioni degli sviluppi futuri, ma deve essere assolutamente un confronto dove il pragmatismo sia centrale. Non rispetto alle ideologie e alle idealità che sono ispiratrici, nonostante quanto ne dica la politica attuale, ma rispetto agli interessi di parte che sono diventati i riferimenti dei partiti post 1992. Ritorniamo alla politica dei valori, delle idealità e anche delle ideologie, perché sono gli unici sistemi che favoriscono il pragmatismo”.
Il Programma dell'evento
I lavori si apriranno alle ore 10:00 con la registrazione dei presenti e un caffè di benvenuto, per poi entrare nel vivo della tavola rotonda moderata da Lorenzo Pirrotta, Responsabile delle relazioni istituzionali di Agrocepi.
L'introduzione e i saluti saranno affidati a Rolando Marciano, Presidente Nazionale CEPI. A seguire, i Presidenti nazionali Corrado Martinangelo (Agrocepi) e Nicola Tavoletta (Acli Terra) guideranno il confronto che vedrà la partecipazione di autorevoli rappresentanti del mondo politico, economico e istituzionale, tra cui:
On. Luigi D’Eramo, Sottosegretario di Stato al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf);
Sen. Raffaella Paita, Capogruppo Italia Viva (Casa Riformista);
On. Maria Elena Boschi, Capogruppo Italia Viva (Casa Riformista);
Dott. Gabriele Fabbri, Responsabile Ufficio Sales Agri Centro Bper Banca.
All'incontro sono state invitate a partecipare le forze sociali, le associazioni professionali agricole e tutte le principali associazioni di categoria.
Il Presidente Nazionale di *Acli Terra*, *Nicola Tavoletta*, ha partecipato all’Assemblea Nazionale di *AGCI Agroittico*, un importante momento di confronto focalizzato sul futuro dell’agroalimentare italiano tra innovazione, qualità e sostenibilità delle filiere.
Nel corso del suo intervento, il Presidente Tavoletta ha espresso grande soddisfazione per il solido legame e la collaborazione che unisce le due realtà associative, ricordando come entrambe siano socie del *CAA ACLI*. Un'alleanza strategica che si riflette nella condivisione di obiettivi comuni per lo sviluppo del settore primario e ittico del Paese.
Il cuore della riflessione di Acli Terra è stato dedicato a una sfida strategica fondamentale per il rilancio del lavoro, della sicurezza e della competitività delle comunità agricole e marittime italiane: la necessità di una nuova edilizia rurale e marittima, moderna, sostenibile e adeguata alle esigenze del nostro tempo, capace di sostituire le strutture ormai inadeguate realizzate nei decenni passati.
"Dobbiamo agire - ha dichiarato il presidente nazionale di Acli Terra *Nicola Tavoletta* - per garantire un minore impatto ambientale sul territorio, case più sicure, rimettere in moto l'edilizia e dare servizi migliori a tutti coloro che lavorano nell'agricoltura, nelle marinerie e nel turismo. Dobbiamo lavorare insieme a una proposta di ricostruzione edilizia di tutte quelle aree di residenza rurale o costiera costruite negli anni '50, '60 e '70, che oggi risultano ormai pericolose ed eccessivamente energivore. Serve una grande alleanza con l'associazione nazionale costruttori italiani per un piano di abbattimento e ricostruzione. Gli agricoltori e i marittimi hanno il pieno diritto di vivere in case moderne e comode, oltre che antisismiche. Lavoriamo insieme per un'Italia moderna".
Partire dall’analisi di contesto diventa una sosta necessaria per ragionare su quanto sta avvenendo in Italia rispetto alle politiche migratorie e di integrazione. L’incontro organizzato da INAPP, Ministero del lavoro e Welfare e OCSE ci consegna un rapporto di straordinario approfondimento e rigore scientifico. Il lavoro di ricerca merita una lettura su tre specifici ambiti: immigrazione, inclusione e integrazione lavorativa. Un lavoro costruito non solo sulle statistiche, benché necessarie, ma sulle politiche delle migrazioni e del lavoro, delle opportunità di creare nuova impresa e nuove competenze, possibilmente certificate. Tutte politiche che sono collegate all’integrazione, per una nuova dinamica che sia inclusiva e produttiva. Nel senso che in chi immigrato va vista non solo l’opportunità di credere in una nuova generazione che cercano sicuramente una vita dignitosa migliore, motivazione che accomuna tutte le emigrazioni di ogni tempo. In questo rapporto Ocse che l’Inapp ha voluto discutere e comparare, bisogna guardare ad un orizzonte possibile di una immigrazione capace di produrre bene e benessere di <<integrazione collettiva>>, considerato che in Italia la presenza di immigrati risulta essere oggi di 6,4 milioni, una delle più grandi popolazioni immigrate dell’Unione Europea. Il presidente Inapp, Natale Forlani, pone dentro il dibattito, alcuni punti:<< …la nostra capacità di attrarre risorse umane qualificate non è elevatissima e tenderà, se non si interviene, a peggiorare, in più con l’affermarsi dell’IA avremo un mercato che richiede figure specialistiche e la domanda di lavoro sarà superiore all’offerta disponibile. Bisogna valutare lo stato delle nostre politiche, sia dal punto di vista dei flussi migratori degli ingressi, sia della capacità di integrare, attraverso un processo di mobilità economica e sociale delle persone che arrivano. Nei prossimi dieci anni perdiamo, per pensionamento, 6 milioni di persone e l’occupazione migratoria, in termini di contributi alla crescita dei tassi di occupazione è una componente decisiva. Il saldo pensionamenti-immigrati non lo fa la demografia ma la domanda-offerta>>. Stefano Scarpetta, Direttore occupazione, lavoro e affari sociali dell’OCSE, sostiene che l’immigrazione è un tema di estrema importanza per l’oggi e per il domani per il nostro Paese, presentando due rapporti sullo stato degli immigrati in Italia, che non è solo un problema di flussi ma di opportunità di lavoro e di competenze. La percentuale di immigrati nel periodo 2014.2024 nei paesi OCSE è aumentata dal 9% al 12%. Inoltre molte imprese hanno difficoltà strutturali a trovare lavoratori e in alcuni settori sono sotto pressione: servizi alla persona, l’agricoltura e la ristorazione. Ma vi è anche un altro Rapporto OCSE-demografia laddove viene messo in risalto che << in media nei Paesi Ocse la popolazione in età lavorativa si ridurrà dell’8% nel 2060. In Italia la riduzione sarà del 34% e per un’economia che vuole mantenere se non continuare a crescere il suo reddito pro-capite, con un terzo in meno della potenziale forza lavoro. Alcuni dati ci confermano che gli immigrati sono un importante contrappeso demografico per l’Italia. Sei milioni di immigrati, numero tra i più alti dell’UE; più di 300.000 persone nate in Italia hanno due genitori immigrati e 9 immigrati su 10 sono in età lavorativa. Rispetto poi al settore lavorativo abbiamo il 31% di occupati nella cura della persona; il 20% in agricoltura e il 19% nell’ospitalità e ristorazione. In futuro anche nella manifattura sorgerà la problematica poiché ci sarà carenza di personale. Altro punto venuto fuori durante il confronto è sul livello di istruzione degli immigrati in Italia che tende ad essere basso. Infatti siamo un paese che attira immigrati con basso livello di istruzione. Secondo il Direttore Stefano Scarpetta, è che in Italia vi sia un problema generale per l’accesso alla formazione professionale e poi siamo uno dei Paesi in cui la formazione professionale degli adulti è tra i più bassi. In ogni caso vi è un numero di immigrati che arrivano da noi con competenze più elevate rispetto al passato, rimanendo il fatto che gli immigrati sono coloro che ricevono meno formazione e bisognerebbe riconoscere le loro competenze. Secondo L’OCSE abbiamo: il tasso di occupazione degli immigrati in Italia è più alto delle persone nate in Italia; nel Sud Italia il tasso di occupazione è 52 % per gli immigrati, sopra il 48 % dei nati in Italia; Nel Nord, il tasso di occupazione degli immigrati è molto elevato (68 %), ma sotto quello dei nati in Italia ( 70 % ) . Emerge anche un dato importante: il 14% degli immigrati lavora in occupazione ad alta qualifica. Vi è anche un dato che deve far riflettere e che il Rapporto OCSE sottolinea:<< Elevati livelli di povertà, sovraffollamento abitativo e bassi tassi di acquisizione della cittadinanza riflettono persistenti barriere strutturali all’integrazione sociale. Un immigrato su tre in Italia vive in condizioni di povertà. La povertà lavorativa è tra le più elevate nell’OCSE (22%): sebbene gli immigrati rappresentino il 15% degli occupati, essi costituiscono il 31% delle persone in condizione di povertà pur lavorando. I costi abitativi appaiono moderati, ma ciò riflette un diffuso sovraffollamento e condizioni abitative spesso inadeguate. L’acquisizione della cittadinanza rimane difficile e solo il 40% degli immigrati con almeno dieci anni di residenza ha ottenuto la cittadinanza italiana >>. Interessante l’intervento di Massimo Temussi, Direttore Generale delle Politiche attive del lavoro - MLPS , il quale sostiene che la prima leva per essere attrattivi e per essere inclusivi è sicuramente la dignità del lavoro. Bisogna pensare anche ad utilizzare di più la formazione professionale come la prima politica attiva. Siamo gli ultimi in Europa per capacità di attrarre talenti. Senza nascondere che nonostante il 63% delle imprese italiane continuano a cercare profili Stem che sappiamo rappresentano le figure specializzate in materie scientifiche e tecnologiche, noi raggiungiamo solo il 18%. Interessante nella disamina dei vari ambiti del convegno INAPP e OCSE è l’aumento degli imprenditori immigrati che allo stato raggiungono quota 787 mila nel 2024 ( 10,6% del totale). In dieci anni (2014-2024) gli immigrati sono cresciuti più del 24%, mentre gli italiani sono diminuiti del ( - 5% ).
All’importante incontro nazionale hanno partecipato: Corrado Polli – ricercatore Inapp; Gianni Rosas – Direttore dell’Ufficio per l’Italia e San Marino ILO; Riccardo Cuomo – Dirigente area politiche del lavoro Unioncamere; Agostino Di Maio -Direttore generale Assolavoro; Antonio Di Franco – Segretario generale FILLEA CGIL ; Cinzia Contti – Ricercatrice Istat ; P. Camillo Ripamonti – Presidente Centro Astalli; Simohamed Kaabour – Direttore Pontos Euromediterraneo in dialogo; Conclusioni: Alessandro Lombardi – Capo Dipartimento politiche sociali, terzo settore e migratorie, Ministero del lavoro. Ha moderato l’incontro – Bianca Lucia Mazzei – giornalista Il Sole 24 Ore.
Pino Campisi
Presidente Acli Terra Provinciali Catanzaro
Esperto politiche del lavoro
Pensavamo ad una Calabria impegnata a risolvere le varie emergenze a partire dalla sanità, del lavoro, della denatalità, alle scelte malinconiche dei nostri giovani che anticipano, già con l’iscrizione alle Università del centro-nord, il loro definitivo passo migratorio. In questi giorni la nostra regione viene travolta anche da una crisi, quella climatico-alluvionale tra le più devastanti per l’agricoltura, la zootecnia, le strutture agricole, intere zone costiere, centinaia di strutture turistiche. Compromesse le produzioni di diverse eccellenze agricole che, dopo tante modernizzazioni, avevano conquistato mercati nazionali ed europei di una certa importanza. Migliaia di ettari, pezzi di Calabria che non hanno più la bellezza morfologica di terreni coltivabili. Somigliano a distese di pantani e che riportano alla memoria la vista delle terre paludose di inizio del secolo scorso, quelle che poi hanno richiesto bonifiche decennali ed infine riportate alla produzione delle qualità orto-frutticole, che poche regioni italiane ed europee possono vantare. E adesso? Dopo che i tre cicloni Harry, Ulrike e Nils hanno devastato tanta bellezza produttiva e della biodiversità, turistica e culturale della nostra terra. In questa punta di penisola immersa nel Mediterraneo, cantata e dipinta da Leonida Repaci nel suo bel testo “Quando fu il giorno della Calabria”, come mai nessuno scrittore aveva fatto prima. Da calabresi dobbiamo parlarci, metterci d’accordo su cosa fare, come elaborare un progetto di tutela, sviluppato con una nuova formula sussidiaria a livello istituzionale. Farlo come operatori civici e civili, pensando a tutte quelle misure che spezzino la maledizione che quasi ogni anno mette in ginocchio la forza creatrice ed imprenditoriale dei nostri agricoltori, dei nostri innovatori imprenditori agricoli e zootecnici. Nella maturata consapevolezza che sin dall’avvio della prima forma di regionalismo non è mai stata pensata una politica per la tutela dell’ambiente e di manutenzione dei territori. Il presente e il futuro sono sottoposti a rischi di ogni genere, perché il legislatore si è fermato e le istituzioni ritardano nel decidere. Oggi le scelte e gli investimenti vanno fatti su << interventi di prevenzione e tutela >>. Continuare con azioni e finanziamenti emergenziali, laddove ci sono devastazioni e rischi idrogeologici, rischiamo di riportare indietro la nostra economia, in particolare quella del settore primario, e poi tutto quanto faticosamente è stato ricostruito nell’infrastrutturazione dagli anni sessanta ad oggi da quella classe dirigente che veniva collocata tra i “nuovi o vecchi meridionalisti” a partire da Pasquale Saraceno e Giorgio Sebregondi. Rischiamo di essere confinati nella sfera di chi vorrebbe che si pensasse che investire e tutelare qui è tutto perduto. No, niente è perduto nella terra della Magna Grecia e di Repaci, ci serve solo un nuovo impulso della classe politico-dirigente affinché si pensi ai Piani Locali per il clima, attraverso cui mettere in sicurezza tutte le ricchezze del nostro patrimonio agricolo, boschivo, del mare e delle coste, dei beni culturali e archeologici, delle colline ammantate dal giallo vivo delle ginestre come in nessun’altra regione o dalle montagne delle Serre e della Sila grande e piccola. Però bisogna intervenire ed è per questo che abbiamo mutuato l’idea della prof.ssa Elena Granata: << Il Piano Clima dovrebbe diventare il piano che viene prima di tutti gli altri piani. Ogni scelta pubblica dovrebbe passare sotto la lente del cambiamento climatico…la crisi non può più essere delegata solo agli esperti e ai summit internazionali ma sollecita una mobilitazione collettiva, di cittadini e imprese>>. In buona sostanza si tratta di una scelta decisiva di prossimità per arrestare la “crisi climatica” che, tra l’altro, per le conseguenze di degrado socio economico e territoriale, non solo ci mette in coda nella sana competizione dello sviluppo sostenibile ma ci porta disuguaglianza e ulteriore povertà. D’altra parte anche il Rapporto ASVIS << evidenzia come l’Italia rappresenti un hotspot climatico, esposto a un aumento significativo di ondate di calore, siccità, incendi, alluvioni e innalzamento del livello del mare. Tali fenomeni agiscono come moltiplicatori delle vulnerabilità socioeconomiche esistenti, con impatti rilevanti su salute, agricoltura, infrastrutture ed ecosistemi >>. In questo contesto drammatico la Calabria ha bisogno di cure e tutele, avviare interventi di utilità sociale attraverso l’utilizzo dei fondi PNRR ( M2C4 – Tutela del territorio e della risorsa idrica) e Fesr + 2021-2027 (Azione 2.4.1 Interventi di difesa del suolo e messa in sicurezza delle infrastrutture nei territori più esposti a rischio idrogeologico ed erosione costiera).
Alessandro Astorino - Presidente Acli Provinciali Catanzaro
Pino Campisi - Presidente Acli Terra Provinciali Catanzaro
La Costituzione, all’art. 3, pone tra i suoi principi fondamentali la dignità e l’uguaglianza dei cittadini: << È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana … >>. La realtà ci dice che le istituzioni preposte alla soluzione del più grave problema di questo primo quarto di secolo, quale è la povertà, faticano a garantire gli elementi essenziali per fermare questa forma spaventosa di discriminazione. L’Istat ha stimato che nel 2024 nel nostro Paese vi erano oltre 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta, l’8,4% delle famiglie residenti, per un totale di 5,7 milioni di persone, il 9,8% della popolazione residente. A questo si aggiunge la crescita della povertà relativa pari a 2,8 milioni di famiglie. In Calabria, la povertà si alimenta e cresce soprattutto per la mancanza di lavoro stabile e duraturo, l’alto tasso di disoccupati e inoccupati. Ma l’attenzione andrebbe posta anche sulle altre diverse forme di privazioni in dimensioni non monetarie, come l’istruzione, la formazione, la carenza di nuove competenze, la dispersione scolastica, la povertà abitativa, la povertà minorile, della sanità e cura e, da ultimo, povertà della risorsa umana-universitaria con un esodo nel 2026 di 238mila studenti (il 64%) emigrati dal Sud, la Calabria con 23mila studenti. E’ di questi giorni l’altro dato Istat che allarma il sistema welfare del nostro Paese: il 9,9% delle persone ha rinunciato alle cure e si tratta di 5,8 milioni di individui. Nel 2023 erano circa 4,5 milioni. La causa della rinuncia alle cure sono le lunghe liste di attesa. Abbiamo una famiglia su due che sosta in condizione di fragilità e il 48%, quasi la metà dei residenti calabresi, è a rischio. I dati Eurostat ci dicono poi che << l’Italia si conferma il Paese con la maggior diseguaglianza territoriale d’Europa, con alcune regioni tra le più povere del territorio dell’Unione Europea >>. Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà infatti ne sottolinea la drammaticità: “Se non si porrà al più presto rimedio, innanzitutto con misure straordinarie e poi con politiche strutturali, in cui ci sia il ripristino del principio fondamentale dell’universalismo selettivo, il nostro Paese è destinato a precipitare in un’emergenza socio-economica che trova precedenti simili solo negli immediati dopoguerra” ( https://alleanzacontrolapoverta.it/wp-content/uploads/2025/09/ACP-Documento-analisi-poverta-settembre-2025.pdf ). Una nota positiva nasce in Calabria con la Delibera n. 307 di Giugno 2025, con cui la Regione ha istituito l’Osservatorio dei servizi sociali e delle condizioni di povertà e del disagio sociale. L’obiettivo è raccogliere, monitorare e valutare le dinamiche e gli impatti delle politiche di welfare, attraverso l’analisi nei seguenti ambiti: povertà, dispersione scolastica, disagio sociale, mercato del lavoro e demografia. In più l’Osservatorio ha fatto da facilitatore al Piano regionale degli interventi e dei servizi di contrasto alla povertà della Regione Calabria 2024–2026 che finanzia e porta una dotazione pari a 79.076.318,85 di euro del Fondo povertà. Le risorse previste nei bandi del Dipartimento lavoro, Imprese e Aree Produttive, pur essendo di impatto positivo, in futuro bisogna che attraverso nuove azioni si vada a rafforzare il sostegno alle fragilità strutturali. Gli interventi nel loro complesso sono una prima significativa risposta ai problemi di fragilità economica ed ai nuovi fenomeni di marginalità sociale. Il dramma povertà colpisce forte anche a livello europeo dove vi è il 21% (oltre 93 milioni di persone, più di un europeo su cinque della popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale). In questo contesto, un tratto di pensiero nuovo, rispetto alla localizzazione del fenomeno, lo aggiunge l’economista spagnolo Andrés Rodriguez-Pose: << il 70% della diseguaglianza si trova dentro le città europee, solo il 15% riguarda il divario tra Paesi e un altro 15% quello tra regioni all’interno dello stesso Stato >>. Intanto l’Osservatorio conferma che per quanto riguarda la Calabria la vulnerabilità ha carattere strutturale. Se così stanno le condizioni sul dramma povertà, che ormai perdura da diversi anni, pur apprezzando il Piano della Giunta regionale, bisognerà individuare un nuovo modello per affrontare il problema “strutturale” che dal nostro punto di vista andrebbe legato prevalentemente alla opportunità della creazione di occasioni di lavoro da dedicare almeno ad un componente dei nuclei familiari fragili. Il nuovo paradigma politico-istituzionale dovrebbe essere orientato, dunque, alla nascita di nuove imprese, prevalentemente cooperative di servizi ed investimenti mirati per il superamento della “vulnerabilità formativa e lavorativa”. Finanziamenti anche per la creazione di Cooperative di Comunità finalizzate all’erogazione di servizi di prossimità promuovendo, in particolare, l'integrazione e la valorizzazione dei soggetti fragili e delle aree interne e periferiche. Da non sottovalutare la pesante e diffusa problematica del lavoro povero ( working poor ) che interessa oltre due milioni e quattrocentomila lavoratori. Come dire, intervenire attraverso politiche moderne ed integrate di welfare, lavoro, formazione, servizi di prossimità, competenze digitali, vantaggi fiscali alle famiglie con redditi bassi e sul capitale sociale-umano, altrimenti l’azione di recupero e di superamento di importanti sacche di povertà diventa quasi impossibile. In buona sostanza serve un’inversione di rotta, una visione e una nuova generazione di innovatori sociali. Il sistema socio-economico, in presenza di così vaste fasce di esclusione sociale e di così numerosi luoghi di disuguaglianze territoriali e aree marginali, non potrà rendere la nostra regione competitiva e attrattiva. Si mette a rischio la coesione sociale che è il valore su cui fondare qualsiasi politica di sviluppo locale.
Pino Campisi
Segretario regionale UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti)
Presidente Acli Terra Provinciali Catanzaro
Il mercato dei crediti di carbonio resta ancora un cantiere aperto e l’Italia rischia di accumulare un ritardo strategico che penalizza le imprese agricole. Questo il monito lanciato dall’on. Maria Chiara Gadda, a margine della discussione in Commissione Agricoltura della sua interrogazione sul tema del carbon farming.
Nonostante il Registro pubblico dei crediti di carbonio sia stato istituito per legge nel 2023, la sua piena operatività appare ancora lontana. «Il governo deve fare un cambio di passo — ha dichiarato l’on. Gadda —. Senza una piena operatività e indirizzi chiari, il rischio è che il nostro sistema agricolo perda l’opportunità di ricevere una equa remunerazione per il contributo che il settore è in grado di dare alla transizione sostenibile».
Registro forestale: operatività solo a marzo 2026
Sebbene le linee guida per la sezione forestale siano state approvate il 15 ottobre 2025 , il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha confermato che il Registro non è ancora attivo.
Secondo quanto esposto dal Governo, l’avvio è subordinato al completamento della piattaforma informatica nell’ambito del SIAN e alla definizione dello schema di certificazione con Accredia. La nuova scadenza è fissata per marzo 2026. «Non si registrano sostanziali progressi — contesta Gadda — il registro non è operativo nemmeno per la parte forestale e chiedo al Masaf una maggiore determinazione».
Incognite sulla sezione agricola
Ancora più complessa appare la situazione per il comparto agricolo. Al momento, questa sezione è ferma alla fase di “approfondimento tecnico-amministrativo”. L’obiettivo del Ministero è quello di integrare il Registro con strumenti già esistenti, come il “quaderno di campagna” gestito da AGEA, per evitare nuovi oneri burocratici agli agricoltori.
Tuttavia, l’on. Gadda sottolinea la distanza tra le promesse e la realtà: «Sulla componente agricola siamo lontani anni luce dall’individuare criteri condivisi di misurazione e rendicontazione. Il mondo agricolo italiano non può permettersi di mancare questo appuntamento».
Il coordinamento europeo
Il Ministero ha precisato che il percorso di attuazione è pienamente coerente con il quadro normativo dell’Unione Europea , in particolare con il regolamento (UE) 2025/2358 adottato a fine novembre 2025, che definisce le norme tecniche sui sistemi di certificazione e audit.
Per il Governo, lo sviluppo di un mercato nazionale solido resta un obiettivo strategico per valorizzare la mitigazione climatica e generare nuove opportunità di reddito. Una visione condivisa dall’opposizione, che però preme per una accelerazione immediata: «Le imprese hanno bisogno di strumenti accessibili in modo ordinato per diventare protagoniste del mercato — conclude Gadda — non possiamo più aspettare».
(Francesco Vitale)
Formazione e lavoro per non lasciare indietro nessuno”
Il presidente UCID e presidente Acli Terra Provinciale Vibo Valentia: “Usciamo dall’emergenza per entrare nella logica della cura: ricostruire non significa solo rimettere le pietre al loro posto”. Dalla Fondazione Augurusa nuove borse di studio e percorsi formativi con Virtus Lab per sostenere la ripartenza
A tre settimane dal passaggio del ciclone Harry, mentre il fango inizia ad asciugarsi lasciando scoperte le ferite del territorio, cittadini, commercianti e piccoli imprenditori rimangono alle prese con la conta dei danni e con le difficoltà legate alla ripartenza. Con attività distrutte, negozi e lidi balneari impossibilitati a riaprire, la stima provvisoria dei danni per il Meridione si aggira attorno ai 2 miliardi di euro; la conta è tuttavia ancora in corso e la cifra appare destinata a salire drasticamente a causa dell’inevitabile calo delle attività produttive. Un Sud piegato da una catastrofe che ha superato ogni previsione, drammatica testimonianza di una crisi climatica che non concede più rinvii e impone misure efficaci e urgenti. Nel pesante silenzio generale a lanciare una voce di speranza è il mondo dell’imprenditoria etica e del Terzo Settore. «Sento il dovere di intervenire non solo per esprimere vicinanza, ma per tracciare una rotta». A parlare è Francesco Augurusa, presidente dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID) Calabria e della Fondazione Antonio Emanuele Augurusa, nonché Presidente di Acli Terra Provinciali di Vivo Valentia . «Parlo con la doppia veste di chi rappresenta l’etica d’impresa e di chi, attraverso la propria Fondazione, tocca con mano le fragilità sociali di questa terra. Guai se permettiamo che questo disastro diventi l’ennesimo alibi per la rassegnazione». Secondo il presidente di UCID Calabria, la devastazione che ha colpito la costa ionica sta portando alla luce la resilienza e l’operosità di chi vive quei territori, ma sta anche mettendo in evidenza ritardi e carenze nelle risposte istituzionali. «Questa non è solo una catastrofe meteorologica; è un test per la nostra tenuta civile. Mi hanno riferito di giovani che si mobilitano per proteggere i luoghi della comunità, di volontari impegnati a portare aiuti materiali, supporto psicologico e umano alle persone e ai territori più colpiti. Questa è la Calabria: una terra che possiede una “dignità operosa” che spesso la narrazione nazionale ignora». Tuttavia, ammonisce Augurusa, la dignità da sola non basta. I cittadini non possono e non devono essere lasciati soli a fare i conti con le conseguenze di una catastrofe per cui non hanno alcuna responsabilità: «Come corpo intermedio tra Stato e cittadini, chiediamo che la ricostruzione non sia un mero ripristino dell'esistente. Non possiamo limitarci a rimettere le pietre dove erano: dobbiamo ripensare il modello di sviluppo e sicurezza del territorio». Augurusa si rivolge poi direttamente alle istituzioni, esortando a fare di più per la ripresa del Mezzogiorno: «Non chiediamo assistenzialismo, ma sussidiarietà». Augurusa rilancia l’impegno concreto del mondo associazionistico, imprenditoriale e del Terzo settore. «Come Fondazione, come UCID e Acli Terra faremo la nostra parte, uscendo dalla logica dell’emergenza per entrare in quella della cura. Perché se le imprese sono il motore, le persone sono il carburante. Non lasceremo indietro nessuno: né l’imprenditore che deve rialzare la serranda, né la famiglia che ha perso i punti di riferimento». Proprio in quest’ottica, la Fondazione Augurusa annuncia nuove iniziative di supporto sociale e occupazionale. «Continueremo il nostro impegno per portare formazione gratuita e accessibile nelle zone più colpite. Offriremo, per tutto l'anno, nuove borse di studio dedicate ai giovani colpiti dal ciclone, con un’attenzione particolare alla Calabria, all’interno dei nostri percorsi gratuiti di inserimento lavorativo Virtus Lab e dei corsi di Alta Formazione Social Impact Manager e Green Social Impact Manager». Attraverso l’assistenza di Acli Terra VV saranno promosse azioni mirate per i Green Manager: iniziative riguardanti la sostenibilità delle aziende, la riduzione di impatto ambientale e la promozione di pratiche ecologicamente responsabili. Un impegno che vuole rappresentare un segnale di ripartenza e una risposta concreta al bisogno di certezze, di opportunità nuove e di percorsi capaci di restituire fiducia alle comunità colpite. «Oggi più che mai il Sud ha bisogno di sapere che esistono nuove opportunità, nuove strade da percorrere, che un futuro migliore è possibile. A chi ha perso tutto va la nostra vicinanza, il nostro sostegno e la nostra promessa: insieme ricostruiremo un Sud più forte».
Francesco Augurusa Presidente regionale UCID Calabria
Presidente Acli Terra Provinciale Vibo Valentia
Domenica 21 dicembre a Lamezia Terme Francesco Augurusa, imprenditore vibonese, è stato rieletto all’unanimità per i prossimi quattro anni a Presidente regionale dell’UCID Calabria. L’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (UCID è l’associazione che riunisce imprenditori e liberi professionisti cristiani, che operano secondo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa, attenti alla dimensione etica e sociale del fare impresa. La rielezione premia il suo percorso di rilancio dell’UCID in Calabria, che ha riportato l’associazione in una fase di straordinaria vitalità, attraendo sul territorio investimenti e competenze e stabilendo una presenza consolidata della Regione nel dibattito imprenditoriale nazionale e internazionale.
Augurusa è un imprenditore specialista affermato nello stakeholder engagement e nei government affairs a livello internazionale, capace di affrontare le sfide della modernità e valorizzare il ruolo dell’Associazione nel contesto socio-economico contemporaneo. E’ anche Presidente della Fondazione Antonio E. Augurusa, capace di coniugare visione imprenditoriale e impegno per il bene comune, contrastando povertà e diseguaglianze. La sua opera testimonia la capacità di tradurre le dinamiche economiche in un concreto e misurabile impatto sociale, incarnando i principi di un’economia posta al servizio della persona. Il suo impegno costante verso la crescita economica e l'inclusione sociale è riconosciuto come un modello virtuoso di sussidiarietà e innovazione.
La guida di Augurusa ha portato, decine di imprenditori da tutto il mondo a investire nel territorio calabrese nei settori delle energie rinnovabili e dell’agroalimentare, facendo anche rifiorire, in alcuni casi, l’economia locale dei piccoli borghi impattati dallo spopolamento. Negli ultimi quattro anni Augurusa ha saputo promuovere fattivamente i valori della dignità e centralità della persona con la creazione di più di 600 posti di lavoro tra Calabria, Sicilia, Puglia, Lazio e Emilia Romagna. Una presidenza, insomma, all’insegna dello sviluppo e della co-creazione economica e sociale, attraverso grandi momenti di confronto, come l’evento nazionale UCID (2023) “Tras-Formare il Capitale Umano per sbloccare il potenziale del Paese”, con cui ha riunito a Lamezia Terme centinaia di imprenditori provenienti da tutta Italia, e mediante Corsi di Alta Formazione Social Impact Manager, sviluppati in partnership tra Fondazione Augurusa e Università, enti di ricerca, imprese, associazioni di categoria e le istituzioni.
Un ulteriore impegno sarà quello di lanciare la Calabria verso orizzonti internazionali, possibile con la nomina a delegato al 28° Congresso Mondiale UNIAPAC di Manila (2024), dove ha rappresentato l’Associazione in un confronto globale tra imprenditori, promuovendo la prima cellula per la costruzione di un gruppo di giovani imprenditori cattolici a livello globale, l’UNIAPAC Global Youth Group”. L’impegno del prossimo quadriennio consiste nel rafforzare il ruolo dell’associazione nella Regione, con l’apertura, nel primo quadrimestre del 2026, di due nuove sezioni territoriali, tra cui la sezione di “Area Vasta Lamezia -Catanzaro”, per rilanciare la presenza dell’associazione nel cuore produttivo della regione.
Nelle prime settimane del nuovo mandato saranno ufficializzate deleghe speciali per trasformare i valori UCID in azioni concrete, con priorità per le principali sfide sociali del territorio, come la povertà educativa, lo spopolamento delle aree interne e il rafforzamento del dialogo con le istituzioni. Accanto a queste, saranno attivate deleghe tematiche su sanità – con l’obiettivo di attivare servizi che mettano al centro la persona – e cultura – intesa come leva di identità e crescita del territorio. Il nuovo mandato punta anche alla creazione di un’alleanza strutturata con istituzioni e realtà chiave del territorio, dalle Prefetture e Procure, alle Camere di Commercio, Regioni, Province e Comuni, fino alle Università, scuole, enti ecclesiastici e istituzioni culturali. L’obiettivo è promuovere un’azione coordinata e condivisa che possa generare fiducia nelle istituzioni, cambio culturale e sviluppo economico. Confermato nel ruolo di Segretario Generale Pino Campisi e Umberto Salatino nominato V. Presidente regionale.
Presso il Parco archeologico di Scolacium - Roccelletta di Borgia , un interessante incontro promosso da Acli e Acli Terra Calabria per rilanciare l’economia e lo sviluppo dell’area dell’Istmo, territorio che parte dal Golfo di Sant’Eufemia Lamezia e tocca il Golfo di Squillace. Hanno preso parte al confronto Pino Campisi, presidente regionale Acli Terra Calabria, Danilo Franco ecomuseologo ed esperto di archeologia industriale, Thomas Vatrano dottore agronomo e la docente universitaria archeologa Stefania Mancuso. Ha partecipato al dibattito anche l’ex consigliere regionale on. Pierino Amato, portavoce del Movimento Area urbana Catanzaro-Lamezia. Secondo Pino Campisi l’Istmo può rappresentare un nuovo processo di crescita attraverso la visione dello sviluppo come integrazione. Un territorio ricco di straordinarie potenzialità archeologiche,storiche e culturali ( i Musei archeologici di Lamezia Terme, Parco Scolacium e di Tiriolo con reperti di epoca brettia - IV-III sec. a.C.; la presenza degli Enotri, la ricchezza dell’area archeologia di Terina del V sec- a.C. ; le Terme Romane di Curinga; l’area archeologica dell’Abbazia di Sant’Eufemia, il Castello Normanno Svevo di Nicastro, il Bastione di Malta ( Metà del sec. XVI , la valorizzazione delle ceramiche di Squillace, l’istituzione del Museo dell’arte della seta a Catanzaro, infine il Museo delle Terme di Caronte, le risorse dell’archeologia industriale. Thomas Vatrano considera l’area dell’Istmo un unicum paesaggistico e culturale dell’olivicoltura calabrese. E’ territorio a vocazione olivicola, patrimonio di pregio non solo agricolo, ma anche culturale e identitario. Ricchezza poco conosciuta, ma fondamentale per la diversificazione produttiva, ambientale e oleoturistica, attento alle specificità locali. Il Parco archeologico di Scolacium, incastonato in 35 ettari di uliveto ultrasecolare, possiamo dire ch’è capofila del progetto. Qui archeologia e olivicoltura dialogano, intrecciandosi tra storia e paesaggio e identità del territorio. L’oleoturismo è lo strumento per la tutela e la valorizzazione di questi uliveti monumentali e non si limita a un atto di conservazione, ma si traduce in una visione progettuale che unisce ricerca scientifica, promozione culturale e sviluppo sostenibile, promuovendo anche accoglienza nell'ambito di un'offerta turistica di tipo integrato. Acli Terra Calabria presenterà una proposta progettuale di sviluppo integrato che attraverserà cultura-agricoltura-olivicoltura, archeologia e archeologia industriale, storia antica dell’Istmo che risale a Re Italo e agli Enotri per arrivare oggi ai percorsi dell’arte contemporanea. Danilo Franco, ecomuseologo, ha tracciato un pezzo di storia dell’archeologia industriale della Calabria che per oltre duemila anni è stata teatro di un vasto movimento minerario e siderurgico le cui origini sono protratte nei secoli sino a giungere alla metà del 1900. Per stare ad un esempio, sul territorio delle Serre-Stilaro (culla della prima industrializzazione meridionale) e con moltissimi resti degli antichi opifici ora è patrimonio archeologico industriale della Calabria. L’ACAI ha predisposto negli anni ‘80 del secolo scorso, un progetto denominato “Ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria” che ha lanciato in Calabria quale nuovo soggetto culturale: l’ecomuseo. Una nuova “agenzia” di promozione culturale e di sviluppo del territorio, accostando all’archeologia industriale il patrimonio culturale “classico” e l’ambiente naturale del territorio regionale ricco di incomparabili bellezze paesaggistiche. Le conclusioni della prof.ssa Stefania Mancuso hanno tracciato l’importanza del territorio per le sue peculiarità in ambito regionale anche in un’ottica d’area mediterranea. L’Istmo è stato un luogo strategico nell’antico a partire dalla preistoria, ora andrebbe riportato in una dimensione globale dove siamo inseriti. Ci dobbiamo presentare al mondo come peculiari e con la forza della nostra specificità, con il compito che la storia ci ha consegnato. La bellezza del patrimonio è anche l’adattabilità e la fruibilità. L’oleoturismo e il paesaggio dell’olio sono punti di forza dell’Istmo, attraverso cui possiamo già iniziare a definire processi di sviluppo. Il Parco culturale è un’area in cui si riescono a percepire le stratificazioni storiche succedute nel corso del tempo e le modalità con cui l’uomo si è relazionato nel tempo e con i territori. Quanto insiste nel Parco è la chiave di lettura delle varie fasi di vita di questo territorio e si lega anche alla storia di questo Parco. L’area di Scolacium è un punto di eccellenza, ma vi sono altri punti come Tiriolo, l’area di Terina, le Terme di Acconia, le Ville romane di Pian delle Vigne. Tutto questo ci porta a dire che sin da subito si potrebbe lavorare al progetto perché sono aree già visitabili o manca poco per avere la piena fruizione. In buona sostanza, secondo l’archeologa Stefania Mancuso, questo territorio potrà avere una funzione straordinariamente importante in ambito archeologico, archeologico industriale, del Parco olivicolo e dello sviluppo come integrazione e cultura.
(Pino Campisi)