14 Ott 2026
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ACLI Terra condivide e rilancia la riflessione del Segretario Generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, sulla necessità di riportare la questione idrica al centro dell’agenda politica nazionale, superando una logica emergenziale che rischia di riaccendere l’attenzione soltanto nei momenti di maggiore criticità.

«Plaudo alla riflessione intelligente e pragmatica di Gesmundo – dichiara il presidente nazionale di ACLI Terra, Nicola Tavoletta – perché l’acqua rappresenta una delle grandi questioni strategiche del nostro Paese. Non possiamo continuare ad affrontarla come un’emergenza stagionale: deve diventare una priorità stabile nei programmi della politica e nelle scelte di investimento».

Il tema riguarda direttamente l’agricoltura, la sicurezza alimentare, la tutela dei territori, le famiglie e la capacità dell'Italia di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.

«La politica e il Governo – prosegue Tavoletta – dovrebbero dedicare maggiore attenzione anche a questioni forse meno “televisive”, ma molto più vicine alle esigenze reali dei cittadini e delle imprese. L’acqua è certamente una di queste. Non può diventare, a seconda delle stagioni, una sirena d’allarme utile ad alimentare per qualche giorno il dibattito dei telegiornali, per poi scomparire dall’agenda pubblica».

ACLI Terra richiama, inoltre, la necessità di valorizzare le risorse disponibili e programmare nuove infrastrutture. La recente individuazione di importanti risorse idriche sotterranee nel territorio veneziano, così come il tema degli invasi potenzialmente cantierabili sul territorio nazionale, dimostrano quanto sia necessario passare dalla gestione dell’emergenza a una vera politica dell’acqua.

«Occorre studiare, progettare e investire – conclude Tavoletta –. Gli invasi, il recupero delle acque, la manutenzione delle reti e la conoscenza delle risorse idriche disponibili devono entrare in un unico disegno nazionale. L’Italia ha bisogno di una strategia che guardi ai prossimi venti o trent’anni, non alla prossima estate. L’acqua non è un tema da affrontare quando manca: è un patrimonio da governare».

 

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L‘olivicoltura mediterranea sta attraversando una delle fasi più delicate della sua storia recente. L’aumento delle temperature, la crescente frequenza di periodi siccitosi, gli eventi meteorologici estremi e la diffusione di nuove avversità fitosanitarie stanno modificando profondamente gli equilibri produttivi di una coltura che da secoli rappresenta un elemento identitario del paesaggio e dell’economia del Mezzogiorno.

In questo contesto nasce Olivo & Clima, il nuovo volume di Thomas Vatrano, Agronomo, PhD calabrese specializzato in olivicoltura e agricoltura di precisione, dedicato agli effetti dei cambiamenti climatici sull’olivo e alle possibili strategie di adattamento per il comparto.

L’opera raccoglie evidenze scientifiche, esperienze di campo e casi studio maturati nel corso degli anni, con particolare attenzione alle realtà produttive del Mediterraneo e della Calabria, regione che custodisce un patrimonio olivicolo di straordinario valore agronomico, economico e paesaggistico.

«L’olivo è tradizionalmente considerato una specie rustica e resistente – spiega Vatrano – ma oggi anche questa coltura è chiamata a confrontarsi con condizioni climatiche sempre più estreme. Comprendere i cambiamenti in atto e adottare strategie di gestione adeguate rappresenta una priorità per garantire la sostenibilità delle aziende agricole».

Il volume affronta temi quali la gestione della risorsa idrica, la fertilità del suolo, l’agricoltura rigenerativa, il carbon farming, l’impiego di sistemi di supporto alle decisioni (DSS), la sensoristica avanzata, i droni multispettrali e le tecniche di monitoraggio che consentono di intervenire in modo sempre più preciso ed efficiente.

Particolare attenzione è dedicata al ruolo dell’innovazione tecnologica nel supportare gli agricoltori nell’adattamento ai cambiamenti climatici, attraverso strumenti capaci di monitorare in tempo reale lo stato delle colture e ottimizzare gli interventi agronomici.

Negli ultimi anni la Calabria si è distinta per la crescente diffusione di pratiche innovative applicate all’olivicoltura, confermando il proprio ruolo di laboratorio naturale per la sperimentazione di modelli produttivi sostenibili e resilienti.

L’obiettivo del libro è quello di offrire a tecnici, agricoltori, studenti e operatori del settore una visione aggiornata delle sfide che attendono il comparto olivicolo nei prossimi decenni, favorendo una maggiore consapevolezza sull’importanza della ricerca e dell’innovazione per la tutela di una delle colture simbolo del Mediterraneo.

«La tutela dell’olivicoltura calabrese e del suo patrimonio varietale rappresenta una delle principali sfide dei prossimi decenni. Innovazione, ricerca e sostenibilità dovranno procedere di pari passo con la valorizzazione delle cultivar autoctone e della biodiversità regionale», conclude Vatrano. «Il germoplasma olivicolo calabrese costituisce una ricchezza unica nel panorama mediterraneo e la sua conservazione rappresenta non solo un’opportunità per il settore, ma anche un dovere nei confronti delle future generazioni.»

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