14 Mar 2026
Redazione

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In occasione della partecipazione alla Fiera Didacta, il più importante appuntamento dedicato all’innovazione nel mondo dell’istruzione, Nicola Tavoletta, presidente nazionale di  Acli Terra interviene per sottolineare il legame indissolubile tra il mondo rurale, paesaggi ambientali e il percorso educativo degli studenti italiani. L'intervento ufficiale è previsto per venerdì 13 marzo presso lo Stand N04 padiglione nord ovest*per promuovere il Convegno e il Concorso su Giacomo Leopardi e i Paesaggi previsto il 9-10 maggio presso il Teatro Annibal Caro di Civitanova Marche in occasione del Festival “Edunova” organizzato dall'Istituto Comprensivo S. Agostino Civitanova Marche Montecosaro.

Il tema centrale portato dall'organizzazione è la capacità dei settori primari — ambiente, agricoltura, pesca, zootecnia — di farsi "cornice" di un nuovo modello educativo, capace di coniugare la tutela dell'ambiente con la crescita civile dei giovani.

“L’agricoltura, la pesca, la zootecnia e l’ambiente non sono solo comparti economici - ha dichiarato Nicola Tavoletta - ma un insieme di elementi che formano una vera e propria pedagogia. Partecipiamo alla fiera della scuola proprio per far emergere questo strumento pedagogico complesso e articolato, già presente nelle aule italiane, che favorisce la crescita dei ragazzi mettendoli in relazione anche con i grandi autori della nostra letteratura, i quali hanno sempre trovato nell'ambiente un’ispirazione fondamentale.

Come Acli Terra, sosteniamo con forza la pedagogia ambientale, rurale e del lavoro attraverso le scuole, segni tangibili di crescita per i giovani. Siamo al fianco degli istituti con il patrimonio culturale di chi lavora la terra, alleva gli animali e accudisce il mare. In questo contesto, la nostra campagna ‘Colture e Culture’ resta il punto di riferimento imprescindibile per trasmettere questi valori.”

La partecipazione a Didacta 2026 conferma l’impegno dell’organizzazione nel promuovere un’educazione che non sia solo nozionistica, ma radicata nell'esperienza del lavoro e del rispetto degli ecosistemi. Attraverso il dialogo tra mondo del lavoro e istruzione, l’obiettivo è fornire alle nuove generazioni gli strumenti per interpretare le sfide della sostenibilità con consapevolezza e radici solide.

Si è tenuto nella serata di ieri, venerdì 6 marzo 2026, presso la sede regionale delle Acli delle Marche ad Ancona, un vertice istituzionale decisivo per il futuro del comparto agricolo e ittico associativo.

L’incontro ha segnato un passo fondamentale per il consolidamento di Acli Terra su tutto il territorio regionale.

Al tavolo erano presenti il professor Alberto Felici, Presidente regionale di Acli Terra Marche, e Venanzio Pennesi, membro della Presidenza Nazionale di Acli Terra.
Ad accoglierli, i vertici del sistema Acli: il Presidente regionale Luigi Biagetti, il Presidente provinciale di Pesaro Urbino Alberto Alesi e il Presidente di Ancona Marco Zagaglia, accompagnato da Francesco Gambella.

Un progetto unitario: da tre a cinque province
L'incontro conoscitivo ha avviato una riflessione concreta sulla nascita di Acli Terra anche nelle province di Ancona e Pesaro Urbino. Questa espansione rappresenterebbe il tassello finale per una copertura integrale della regione: le nuove realtà andrebbero infatti a unirsi alle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, già costituenti di Acli Terra Marche.

Venanzio Pennesi, portando i saluti del Presidente Nazionale Nicola Tavoletta, ha evidenziato come questo percorso sia la naturale evoluzione di un lavoro capillare svolto negli ultimi mesi:
"I tempi sono maturi per un discorso unitario regionale. Stiamo maturando la giusta consapevolezza grazie alle figure storiche e professionali legate alle Acli presenti nel territorio marchigiano. L'obiettivo è una rete che non lasci scoperto alcun chilometro, dalla costa alla montagna."

Sostenibilità e Identità: la nuova casa di Acli Terra
Il Presidente Alberto Felici ha espresso profonda gratitudine al Presidente Biagetti per aver concesso ad Acli Terra Marche di stabilire la propria sede all'interno della struttura regionale delle Acli:
"È un segno di unità e sinergia che non deve essere trascurato. Acli Terra nelle Marche può portare speranza attraverso la sostenibilità, sostenendo quelle realtà che vogliono fare agricoltura e pesca nel rispetto della salute e dell'ambiente. Unire le competenze di Ascoli, Fermo e Macerata a quelle di Ancona e Pesaro significa creare un fronte comune per il settore primario."
Azione e Valori: il futuro del territorio

I partecipanti hanno concordato all'unanimità che, nonostante le sfide del mercato attuale, i valori fondanti delle Acli permettano di mettere in campo azioni di alto in chiusura, di tre ingredienti fondamentali: passione, competenza e pazienza.

Partire dall’analisi di contesto diventa una sosta necessaria per ragionare su quanto sta avvenendo in Italia rispetto alle politiche migratorie e di integrazione. L’incontro organizzato da INAPP, Ministero del lavoro e Welfare e OCSE ci consegna un rapporto di straordinario approfondimento e rigore scientifico. Il lavoro di ricerca merita una lettura su tre specifici ambiti: immigrazione, inclusione e integrazione lavorativa. Un lavoro costruito non solo sulle statistiche, benché necessarie, ma sulle politiche delle migrazioni e del lavoro, delle opportunità di creare nuova impresa e nuove competenze, possibilmente certificate. Tutte politiche che sono collegate all’integrazione, per una nuova dinamica che sia inclusiva e produttiva. Nel senso che in chi immigrato va vista non solo l’opportunità di credere in una nuova generazione che cercano sicuramente una vita dignitosa migliore, motivazione che accomuna tutte le emigrazioni di ogni tempo. In questo rapporto Ocse che l’Inapp ha voluto discutere e comparare, bisogna guardare ad un orizzonte possibile di una immigrazione capace di produrre bene e benessere di <<integrazione collettiva>>, considerato che in Italia la presenza di immigrati risulta essere oggi di 6,4 milioni, una delle più grandi popolazioni immigrate dell’Unione Europea. Il presidente Inapp, Natale Forlani, pone dentro il dibattito, alcuni punti:<< …la nostra capacità di attrarre risorse umane qualificate non è elevatissima e tenderà, se non si interviene, a peggiorare, in più con l’affermarsi dell’IA avremo un mercato che richiede figure specialistiche e la domanda di lavoro sarà superiore all’offerta disponibile. Bisogna valutare lo stato delle nostre politiche, sia dal punto di vista dei flussi migratori degli ingressi, sia della capacità di integrare, attraverso un processo di mobilità economica e sociale delle persone che arrivano. Nei prossimi dieci anni perdiamo, per pensionamento, 6 milioni di persone e l’occupazione migratoria, in termini di contributi alla crescita dei tassi di occupazione è una componente decisiva. Il saldo pensionamenti-immigrati non lo fa la demografia ma la domanda-offerta>>. Stefano Scarpetta, Direttore occupazione, lavoro e affari sociali dell’OCSE, sostiene che l’immigrazione è un tema di estrema importanza per l’oggi e per il domani per il nostro Paese, presentando due rapporti sullo stato degli immigrati in Italia, che non è solo un problema di flussi ma di opportunità di lavoro e di competenze. La percentuale di immigrati nel periodo 2014.2024 nei paesi OCSE è aumentata dal 9% al 12%. Inoltre molte imprese hanno difficoltà strutturali a trovare lavoratori e in alcuni settori sono sotto pressione: servizi alla persona, l’agricoltura e la ristorazione. Ma vi è anche un altro Rapporto OCSE-demografia laddove viene messo in risalto che << in media nei Paesi Ocse la popolazione in età lavorativa si ridurrà dell’8% nel 2060. In Italia la riduzione sarà del 34% e per un’economia che vuole mantenere se non continuare a crescere il suo reddito pro-capite, con un terzo in meno della potenziale forza lavoro. Alcuni dati ci confermano che gli immigrati sono un importante contrappeso demografico per l’Italia. Sei milioni di immigrati, numero tra i più alti dell’UE; più di 300.000 persone nate in Italia hanno due genitori immigrati e 9 immigrati su 10 sono in età lavorativa. Rispetto poi al settore lavorativo abbiamo il 31% di occupati nella cura della persona; il 20% in agricoltura e il 19% nell’ospitalità e ristorazione. In futuro anche nella manifattura sorgerà la problematica poiché ci sarà carenza di personale. Altro punto venuto fuori durante il confronto è sul livello di istruzione degli immigrati in Italia che tende ad essere basso. Infatti siamo un paese che attira immigrati con basso livello di istruzione. Secondo il Direttore Stefano Scarpetta, è che in Italia vi sia un problema generale per l’accesso alla formazione professionale e poi siamo uno dei Paesi in cui la formazione professionale degli adulti è tra i più bassi. In ogni caso vi è un numero di immigrati che arrivano da noi con competenze più elevate rispetto al passato, rimanendo il fatto che gli immigrati sono coloro che ricevono meno formazione e bisognerebbe riconoscere le loro competenze. Secondo L’OCSE abbiamo: il tasso di occupazione degli immigrati in Italia è più alto delle persone nate in Italia; nel Sud Italia il tasso di occupazione è 52 % per gli immigrati, sopra il 48 % dei nati in Italia; Nel Nord, il tasso di occupazione degli immigrati è molto elevato (68 %), ma sotto quello dei nati in Italia ( 70 % ) . Emerge anche un dato importante: il 14% degli immigrati lavora in occupazione ad alta qualifica. Vi è anche un dato che deve far riflettere e che il Rapporto OCSE sottolinea:<< Elevati livelli di povertà, sovraffollamento abitativo e bassi tassi di acquisizione della cittadinanza riflettono persistenti barriere strutturali all’integrazione sociale. Un immigrato su tre in Italia vive in condizioni di povertà. La povertà lavorativa è tra le più elevate nell’OCSE (22%): sebbene gli immigrati rappresentino il 15% degli occupati, essi costituiscono il 31% delle persone in condizione di povertà pur lavorando. I costi abitativi appaiono moderati, ma ciò riflette un diffuso sovraffollamento e condizioni abitative spesso inadeguate. L’acquisizione della cittadinanza rimane difficile e solo il 40% degli immigrati con almeno dieci anni di residenza ha ottenuto la cittadinanza italiana >>. Interessante l’intervento di Massimo Temussi, Direttore Generale delle Politiche attive del lavoro - MLPS , il quale sostiene che la prima leva per essere attrattivi e per essere inclusivi è sicuramente la dignità del lavoro. Bisogna pensare anche ad utilizzare di più la formazione professionale come la prima politica attiva. Siamo gli ultimi in Europa per capacità di attrarre talenti. Senza nascondere che nonostante il 63% delle imprese italiane continuano a cercare profili Stem che sappiamo rappresentano le figure specializzate in materie scientifiche e tecnologiche, noi raggiungiamo solo il 18%. Interessante nella disamina dei vari ambiti del convegno INAPP e OCSE è l’aumento degli imprenditori immigrati che allo stato raggiungono quota 787 mila nel 2024 ( 10,6% del totale). In dieci anni (2014-2024) gli immigrati sono cresciuti più del 24%, mentre gli italiani sono diminuiti del ( - 5% ).

All’importante incontro nazionale hanno partecipato: Corrado Polli – ricercatore Inapp; Gianni Rosas – Direttore dell’Ufficio per l’Italia e San Marino ILO; Riccardo Cuomo – Dirigente area politiche del lavoro Unioncamere; Agostino Di Maio -Direttore generale Assolavoro; Antonio Di Franco – Segretario generale FILLEA CGIL ; Cinzia Contti – Ricercatrice Istat ; P. Camillo Ripamonti – Presidente Centro Astalli; Simohamed Kaabour – Direttore Pontos Euromediterraneo in dialogo; Conclusioni: Alessandro Lombardi – Capo Dipartimento politiche sociali, terzo settore e migratorie, Ministero del lavoro. Ha moderato l’incontro – Bianca Lucia Mazzei – giornalista Il Sole 24 Ore.

Pino Campisi

Presidente Acli Terra Provinciali Catanzaro

Esperto politiche del lavoro

*Oggi, 4 marzo, a bordo della Barca Aragostiera al Porto Antico, esperti e istituzioni a confronto sulle nuove leve di crescita per il territorio. L’evento sarà trasmesso in diretta social da Acli Terra*.
 
Si terrà oggi, mercoledì 4 marzo alle ore 15:30, nella suggestiva cornice del Porto Antico di Genova, a bordo della Barca Aragostiera, l’incontro dal titolo "*La logistica per lo sviluppo della piccola impresa agroalimentare*".
 
L’evento, promosso da *Acli Terra*, nasce con l’obiettivo di approfondire il legame strategico tra filiere produttive, territorio e logistica, identificando quest'ultima non solo come un servizio di trasporto, ma come una vera e propria leva di crescita competitiva per le piccole e medie realtà del settore agroalimentare ligure e nazionale.
 
Il programma dei lavori si aprirà con i saluti istituzionali di *Giulia Bagnasco*, Presidente provinciale Acli Terra di Genova. A seguire, il dibattito entrerà nel vivo con i contributi tecnici di *Alessandra Luti*, ingegnere gestionale, e *Serena Urbano*, esperta in protezione dati e referente territoriale Asso Dpo, che analizzeranno l'efficienza dei processi e la sicurezza delle informazioni nelle filiere. Di particolare rilievo sarà l’intervento di *Massimo De Simoni*, membro del CdA del Centro Agroalimentare Romano, che porterà la propria esperienza nella gestione dei grandi snodi distributivi.
 
Il cuore del confronto sarà affidato alle relazioni del sociologo *Pippo Russo* e di *Davide Falteri*, Presidente di Federlogistica, che analizzeranno le sfide future della movimentazione merci in un’ottica di sostenibilità e sviluppo locale. L'incontro sarà moderato da *Davide Lottero*, Presidente provinciale Acli Genova.
 
"Guardando ai relatori coinvolti, dalla cybersicurezza alla sociologia fino al diritto, la sfida di domani sarà dimostrare come competenze così diverse possano convergere per sostenere concretamente chi gestisce una piccola impresa agroalimentare, spesso a conduzione familiare," dichiara *Davide Lottero, Presidente Provinciale ACLI Genova*.
 
"Appena ho immaginato questo evento, ho coinvolto l'amico Davide Falteri, Presidente di Federlogistica, convinto che la materia fosse pane per i suoi denti. Non vedo l’ora che il confronto inizi per scoprire come queste diverse visioni possano tradursi in vantaggi reali per i nostri produttori. Organizzare questo appuntamento proprio qui, sulla ex Aragostiera nel cuore del Porto Antico, è un segnale forte: per Acli Terra Genova questo incontro rappresenta l'inizio di un percorso che vuole unire le tradizioni agricole dell'entroterra alle eccellenze del nostro settore ittico e della pesca."
 
"La logistica non è solo un asset infrastrutturale, ma un elemento determinante per la qualità e il prezzo finale dei prodotti agroalimentari," afferma *Nicola Tavoletta, Presidente Nazionale di Acli Terra*.
 
"Il nostro impegno deve essere quello di sviluppare e ottimizzare costantemente ogni processo della filiera. In Italia scontiamo ancora ritardi significativi sul fronte degli investimenti, in particolare per quanto riguarda la rete ferroviaria e i collegamenti internazionali. Questa carenza colpisce duramente soprattutto le province del Mezzogiorno, isolandole dai mercati esteri. È fondamentale investire ora per garantire competitività alle nostre eccellenze e permettere anche alle piccole realtà di crescere ed esportare con efficienza."
 
Al termine dei lavori, i partecipanti potranno proseguire il confronto durante un "*Agriaperitivo in barca*", occasione per degustare i prodotti del territorio in un contesto informale. Per chi non potrà essere presente fisicamente, l’intero evento sarà trasmesso in *diretta streaming* su tutti i canali social di Acli Terra.
 
*INFO E CONTATTI*
*Data*: 4 marzo 2026, ore 15:30
*Luogo*: Genova – Porto Antico, Barca Aragostiera
*Social*: Diretta streaming sui canali Acli Terra

Pensavamo ad una Calabria impegnata a risolvere le varie emergenze a partire dalla sanità, del lavoro, della denatalità, alle scelte malinconiche dei nostri giovani che anticipano, già con l’iscrizione alle Università del centro-nord, il loro definitivo passo migratorio. In questi giorni la nostra regione viene travolta anche da una crisi, quella climatico-alluvionale tra le più devastanti per l’agricoltura, la zootecnia, le strutture agricole, intere zone costiere, centinaia di strutture turistiche. Compromesse le produzioni di diverse eccellenze agricole che, dopo tante modernizzazioni, avevano conquistato mercati nazionali ed europei di una certa importanza. Migliaia di ettari, pezzi di Calabria che non hanno più la bellezza morfologica di terreni coltivabili. Somigliano a distese di pantani e che riportano alla memoria la vista delle terre paludose di inizio del secolo scorso, quelle che poi hanno richiesto bonifiche decennali ed infine riportate alla produzione delle qualità orto-frutticole, che poche regioni italiane ed europee possono vantare. E adesso? Dopo che i tre cicloni Harry, Ulrike e Nils hanno devastato tanta bellezza produttiva e della biodiversità, turistica e culturale della nostra terra. In questa punta di penisola immersa nel Mediterraneo, cantata e dipinta da Leonida Repaci nel suo bel testo “Quando fu il giorno della Calabria”, come mai nessuno scrittore aveva fatto prima. Da calabresi dobbiamo parlarci, metterci d’accordo su cosa fare, come elaborare un progetto di tutela, sviluppato con una nuova formula sussidiaria a livello istituzionale. Farlo come operatori civici e civili, pensando a tutte quelle misure che spezzino la maledizione che quasi ogni anno mette in ginocchio la forza creatrice ed imprenditoriale dei nostri agricoltori, dei nostri innovatori imprenditori agricoli e zootecnici. Nella maturata consapevolezza che sin dall’avvio della prima forma di regionalismo non è mai stata pensata una politica per la tutela dell’ambiente e di manutenzione dei territori. Il presente e il futuro sono sottoposti a rischi di ogni genere, perché il legislatore si è fermato e le istituzioni ritardano nel decidere. Oggi le scelte e gli investimenti vanno fatti su << interventi di prevenzione e tutela >>. Continuare con azioni e finanziamenti emergenziali, laddove ci sono devastazioni e rischi idrogeologici, rischiamo di riportare indietro la nostra economia, in particolare quella del settore primario, e poi tutto quanto faticosamente è stato ricostruito nell’infrastrutturazione dagli anni sessanta ad oggi da quella classe dirigente che veniva collocata tra i “nuovi o vecchi meridionalisti” a partire da Pasquale Saraceno e Giorgio Sebregondi. Rischiamo di essere confinati nella sfera di chi vorrebbe che si pensasse che investire e tutelare qui è tutto perduto. No, niente è perduto nella terra della Magna Grecia e di Repaci, ci serve solo un nuovo impulso della classe politico-dirigente affinché si pensi ai Piani Locali per il clima, attraverso cui mettere in sicurezza tutte le ricchezze del nostro patrimonio agricolo, boschivo, del mare e delle coste, dei beni culturali e archeologici, delle colline ammantate dal giallo vivo delle ginestre come in nessun’altra regione o dalle montagne delle Serre e della Sila grande e piccola. Però bisogna intervenire ed è per questo che abbiamo mutuato l’idea della prof.ssa Elena Granata: << Il Piano Clima dovrebbe diventare il piano che viene prima di tutti gli altri piani. Ogni scelta pubblica dovrebbe passare sotto la lente del cambiamento climatico…la crisi non può più essere delegata solo agli esperti e ai summit internazionali ma sollecita una mobilitazione collettiva, di cittadini e imprese>>. In buona sostanza si tratta di una scelta decisiva di prossimità per arrestare la “crisi climatica” che, tra l’altro, per le conseguenze di degrado socio economico e territoriale, non solo ci mette in coda nella sana competizione dello sviluppo sostenibile ma ci porta disuguaglianza e ulteriore povertà. D’altra parte anche il Rapporto ASVIS << evidenzia come l’Italia rappresenti un hotspot climatico, esposto a un aumento significativo di ondate di calore, siccità, incendi, alluvioni e innalzamento del livello del mare. Tali fenomeni agiscono come moltiplicatori delle vulnerabilità socioeconomiche esistenti, con impatti rilevanti su salute, agricoltura, infrastrutture ed ecosistemi >>. In questo contesto drammatico la Calabria ha bisogno di cure e tutele, avviare interventi di utilità sociale attraverso l’utilizzo dei fondi PNRR ( M2C4 – Tutela del territorio e della risorsa idrica) e Fesr + 2021-2027 (Azione 2.4.1 Interventi di difesa del suolo e messa in sicurezza delle infrastrutture nei territori più esposti a rischio idrogeologico ed erosione costiera).

 

Alessandro Astorino - Presidente Acli Provinciali Catanzaro

Pino Campisi - Presidente Acli Terra Provinciali Catanzaro

La Costituzione, all’art. 3, pone tra i suoi principi fondamentali la dignità e l’uguaglianza dei cittadini: << È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana … >>. La realtà ci dice che le istituzioni preposte alla soluzione del più grave problema di questo primo quarto di secolo, quale è la povertà, faticano a garantire gli elementi essenziali per fermare questa forma spaventosa di discriminazione. L’Istat ha stimato che nel 2024 nel nostro Paese vi erano oltre 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta, l’8,4% delle famiglie residenti, per un totale di 5,7 milioni di persone, il 9,8% della popolazione residente. A questo si aggiunge la crescita della povertà relativa pari a 2,8 milioni di famiglie. In Calabria, la povertà si alimenta e cresce soprattutto per la mancanza di lavoro stabile e duraturo, l’alto tasso di disoccupati e inoccupati. Ma l’attenzione andrebbe posta anche sulle altre diverse forme di privazioni in dimensioni non monetarie, come l’istruzione, la formazione, la carenza di nuove competenze, la dispersione scolastica, la povertà abitativa, la povertà minorile, della sanità e cura e, da ultimo, povertà della risorsa umana-universitaria con un esodo nel 2026 di 238mila studenti (il 64%) emigrati dal Sud, la Calabria con 23mila studenti. E’ di questi giorni l’altro dato Istat che allarma il sistema welfare del nostro Paese: il 9,9% delle persone ha rinunciato alle cure e si tratta di 5,8 milioni di individui. Nel 2023 erano circa 4,5 milioni. La causa della rinuncia alle cure sono le lunghe liste di attesa. Abbiamo una famiglia su due che sosta in condizione di fragilità e il 48%, quasi la metà dei residenti calabresi, è a rischio. I dati Eurostat ci dicono poi che << l’Italia si conferma il Paese con la maggior diseguaglianza territoriale d’Europa, con alcune regioni tra le più povere del territorio dell’Unione Europea >>. Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà infatti ne sottolinea la drammaticità: “Se non si porrà al più presto rimedio, innanzitutto con misure straordinarie e poi con politiche strutturali, in cui ci sia il ripristino del principio fondamentale dell’universalismo selettivo, il nostro Paese è destinato a precipitare in un’emergenza socio-economica che trova precedenti simili solo negli immediati dopoguerra” ( https://alleanzacontrolapoverta.it/wp-content/uploads/2025/09/ACP-Documento-analisi-poverta-settembre-2025.pdf ). Una nota positiva nasce in Calabria con la Delibera n. 307 di Giugno 2025, con cui la Regione ha istituito l’Osservatorio dei servizi sociali e delle condizioni di povertà e del disagio sociale. L’obiettivo è raccogliere, monitorare e valutare le dinamiche e gli impatti delle politiche di welfare, attraverso l’analisi nei seguenti ambiti: povertà, dispersione scolastica, disagio sociale, mercato del lavoro e demografia. In più l’Osservatorio ha fatto da facilitatore al Piano regionale degli interventi e dei servizi di contrasto alla povertà della Regione Calabria 2024–2026 che finanzia e porta una dotazione pari a 79.076.318,85 di euro del Fondo povertà. Le risorse previste nei bandi del Dipartimento lavoro, Imprese e Aree Produttive, pur essendo di impatto positivo, in futuro bisogna che attraverso nuove azioni si vada a rafforzare il sostegno alle fragilità strutturali. Gli interventi nel loro complesso sono una prima significativa risposta ai problemi di fragilità economica ed ai nuovi fenomeni di marginalità sociale. Il dramma povertà colpisce forte anche a livello europeo dove vi è il 21% (oltre 93 milioni di persone, più di un europeo su cinque della popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale). In questo contesto, un tratto di pensiero nuovo, rispetto alla localizzazione del fenomeno, lo aggiunge l’economista spagnolo Andrés Rodriguez-Pose: << il 70% della diseguaglianza si trova dentro le città europee, solo il 15% riguarda il divario tra Paesi e un altro 15% quello tra regioni all’interno dello stesso Stato >>. Intanto l’Osservatorio conferma che per quanto riguarda la Calabria la vulnerabilità ha carattere strutturale. Se così stanno le condizioni sul dramma povertà, che ormai perdura da diversi anni, pur apprezzando il Piano della Giunta regionale, bisognerà individuare un nuovo modello per affrontare il problema “strutturale” che dal nostro punto di vista andrebbe legato prevalentemente alla opportunità della creazione di occasioni di lavoro da dedicare almeno ad un componente dei nuclei familiari fragili. Il nuovo paradigma politico-istituzionale dovrebbe essere orientato, dunque, alla nascita di nuove imprese, prevalentemente cooperative di servizi ed investimenti mirati per il superamento della “vulnerabilità formativa e lavorativa”. Finanziamenti anche per la creazione di Cooperative di Comunità finalizzate all’erogazione di servizi di prossimità promuovendo, in particolare, l'integrazione e la valorizzazione dei soggetti fragili e delle aree interne e periferiche. Da non sottovalutare la pesante e diffusa problematica del lavoro povero ( working poor ) che interessa oltre due milioni e quattrocentomila lavoratori. Come dire, intervenire attraverso politiche moderne ed integrate di welfare, lavoro, formazione, servizi di prossimità, competenze digitali, vantaggi fiscali alle famiglie con redditi bassi e sul capitale sociale-umano, altrimenti l’azione di recupero e di superamento di importanti sacche di povertà diventa quasi impossibile. In buona sostanza serve un’inversione di rotta, una visione e una nuova generazione di innovatori sociali. Il sistema socio-economico, in presenza di così vaste fasce di esclusione sociale e di così numerosi luoghi di disuguaglianze territoriali e aree marginali, non potrà rendere la nostra regione competitiva e attrattiva. Si mette a rischio la coesione sociale che è il valore su cui fondare qualsiasi politica di sviluppo locale.

Pino Campisi

Segretario regionale UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti)

Presidente Acli Terra Provinciali Catanzaro

Il mercato dei crediti di carbonio resta ancora un cantiere aperto e l’Italia rischia di accumulare un ritardo strategico che penalizza le imprese agricole. Questo il monito lanciato dall’on. Maria Chiara Gadda, a margine della discussione in Commissione Agricoltura della sua interrogazione sul tema del carbon farming.

Nonostante il Registro pubblico dei crediti di carbonio sia stato istituito per legge nel 2023, la sua piena operatività appare ancora lontana. «Il governo deve fare un cambio di passo — ha dichiarato l’on. Gadda —. Senza una piena operatività e indirizzi chiari, il rischio è che il nostro sistema agricolo perda l’opportunità di ricevere una equa remunerazione per il contributo che il settore è in grado di dare alla transizione sostenibile».

Registro forestale: operatività solo a marzo 2026

Sebbene le linee guida per la sezione forestale siano state approvate il 15 ottobre 2025 , il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha confermato che il Registro non è ancora attivo.

Secondo quanto esposto dal Governo, l’avvio è subordinato al completamento della piattaforma informatica nell’ambito del SIAN e alla definizione dello schema di certificazione con Accredia. La nuova scadenza è fissata per marzo 2026. «Non si registrano sostanziali progressi — contesta Gadda — il registro non è operativo nemmeno per la parte forestale e chiedo al Masaf una maggiore determinazione».

Incognite sulla sezione agricola

Ancora più complessa appare la situazione per il comparto agricolo. Al momento, questa sezione è ferma alla fase di “approfondimento tecnico-amministrativo”. L’obiettivo del Ministero è quello di integrare il Registro con strumenti già esistenti, come il “quaderno di campagna” gestito da AGEA, per evitare nuovi oneri burocratici agli agricoltori.

Tuttavia, l’on. Gadda sottolinea la distanza tra le promesse e la realtà: «Sulla componente agricola siamo lontani anni luce dall’individuare criteri condivisi di misurazione e rendicontazione. Il mondo agricolo italiano non può permettersi di mancare questo appuntamento».

Il coordinamento europeo

Il Ministero ha precisato che il percorso di attuazione è pienamente coerente con il quadro normativo dell’Unione Europea , in particolare con il regolamento (UE) 2025/2358 adottato a fine novembre 2025, che definisce le norme tecniche sui sistemi di certificazione e audit.

Per il Governo, lo sviluppo di un mercato nazionale solido resta un obiettivo strategico per valorizzare la mitigazione climatica e generare nuove opportunità di reddito. Una visione condivisa dall’opposizione, che però preme per una accelerazione immediata: «Le imprese hanno bisogno di strumenti accessibili in modo ordinato per diventare protagoniste del mercato — conclude Gadda — non possiamo più aspettare».

(Francesco Vitale)

Formazione e lavoro per non lasciare indietro nessuno”

Il presidente UCID e presidente Acli Terra Provinciale Vibo Valentia: “Usciamo dall’emergenza per entrare nella logica della cura: ricostruire non significa solo rimettere le pietre al loro posto”. Dalla Fondazione Augurusa nuove borse di studio e percorsi formativi con Virtus Lab per sostenere la ripartenza

 

A tre settimane dal passaggio del ciclone Harry, mentre il fango inizia ad asciugarsi lasciando scoperte le ferite del territorio, cittadini, commercianti e piccoli imprenditori rimangono alle prese con la conta dei danni e con le difficoltà legate alla ripartenza. Con attività distrutte, negozi e lidi balneari impossibilitati a riaprire, la stima provvisoria dei danni per il Meridione si aggira attorno ai 2 miliardi di euro; la conta è tuttavia ancora in corso e la cifra appare destinata a salire drasticamente a causa dell’inevitabile calo delle attività produttive. Un Sud piegato da una catastrofe che ha superato ogni previsione, drammatica testimonianza di una crisi climatica che non concede più rinvii e impone misure efficaci e urgenti. Nel pesante silenzio generale a lanciare una voce di speranza è il mondo dell’imprenditoria etica e del Terzo Settore. «Sento il dovere di intervenire non solo per esprimere vicinanza, ma per tracciare una rotta». A parlare è Francesco Augurusa, presidente dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID) Calabria e della Fondazione Antonio Emanuele Augurusa, nonché Presidente di Acli Terra Provinciali di Vivo Valentia . «Parlo con la doppia veste di chi rappresenta l’etica d’impresa e di chi, attraverso la propria Fondazione, tocca con mano le fragilità sociali di questa terra. Guai se permettiamo che questo disastro diventi l’ennesimo alibi per la rassegnazione». Secondo il presidente di UCID Calabria, la devastazione che ha colpito la costa ionica sta portando alla luce la resilienza e l’operosità di chi vive quei territori, ma sta anche mettendo in evidenza ritardi e carenze nelle risposte istituzionali. «Questa non è solo una catastrofe meteorologica; è un test per la nostra tenuta civile. Mi hanno riferito di giovani che si mobilitano per proteggere i luoghi della comunità, di volontari impegnati a portare aiuti materiali, supporto psicologico e umano alle persone e ai territori più colpiti. Questa è la Calabria: una terra che possiede una “dignità operosa” che spesso la narrazione nazionale ignora». Tuttavia, ammonisce Augurusa, la dignità da sola non basta. I cittadini non possono e non devono essere lasciati soli a fare i conti con le conseguenze di una catastrofe per cui non hanno alcuna responsabilità: «Come corpo intermedio tra Stato e cittadini, chiediamo che la ricostruzione non sia un mero ripristino dell'esistente. Non possiamo limitarci a rimettere le pietre dove erano: dobbiamo ripensare il modello di sviluppo e sicurezza del territorio». Augurusa si rivolge poi direttamente alle istituzioni, esortando a fare di più per la ripresa del Mezzogiorno: «Non chiediamo assistenzialismo, ma sussidiarietà». Augurusa rilancia l’impegno concreto del mondo associazionistico, imprenditoriale e del Terzo settore. «Come Fondazione, come UCID e Acli Terra faremo la nostra parte, uscendo dalla logica dell’emergenza per entrare in quella della cura. Perché se le imprese sono il motore, le persone sono il carburante. Non lasceremo indietro nessuno: né l’imprenditore che deve rialzare la serranda, né la famiglia che ha perso i punti di riferimento». Proprio in quest’ottica, la Fondazione Augurusa annuncia nuove iniziative di supporto sociale e occupazionale. «Continueremo il nostro impegno per portare formazione gratuita e accessibile nelle zone più colpite. Offriremo, per tutto l'anno, nuove borse di studio dedicate ai giovani colpiti dal ciclone, con un’attenzione particolare alla Calabria, all’interno dei nostri percorsi gratuiti di inserimento lavorativo Virtus Lab e dei corsi di Alta Formazione Social Impact Manager e Green Social Impact Manager». Attraverso l’assistenza di Acli Terra VV saranno promosse azioni mirate per i Green Manager: iniziative riguardanti la sostenibilità delle aziende, la riduzione di impatto ambientale e la promozione di pratiche ecologicamente responsabili. Un impegno che vuole rappresentare un segnale di ripartenza e una risposta concreta al bisogno di certezze, di opportunità nuove e di percorsi capaci di restituire fiducia alle comunità colpite. «Oggi più che mai il Sud ha bisogno di sapere che esistono nuove opportunità, nuove strade da percorrere, che un futuro migliore è possibile. A chi ha perso tutto va la nostra vicinanza, il nostro sostegno e la nostra promessa: insieme ricostruiremo un Sud più forte».

Francesco Augurusa Presidente regionale UCID Calabria

Presidente Acli Terra Provinciale Vibo Valentia

Eletta la nuova governance presso la sede del CREA a Roma. Tavoletta: «Un onore guidare l’associazione per altri quattro anni coniugando fede e scienza nell'agroalimentare»
Al termine dei lavori del Comitato Nazionale, Nicola Tavoletta è stato rieletto all'unanimità alla guida di Acli Terra, l’associazione professionale agricola delle ACLI. La conferma è avvenuta in una cornice di alto valore simbolico e scientifico: la sede della Direzione Generale del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), in via della Navicella a Roma.
Insieme alla riconferma del Presidente Nazionale, è stata eletta la nuova squadra che comporrà il Comitato di Presidenza per il prossimo quadriennio:
Arianna Zizzo: Vice Presidente Vicario;
Nico Ruiu e Ignazio Maugeri: Vice Presidenti;
Michele Zannini, Giuseppe Cecere e Matteo Trentinaglia: Componenti;
Venanzio Pennesi e Tommaso Pupa: Invitati permanenti.
Nel ringraziare il Comitato per la fiducia accordata, il riconfermato Presidente Nicola Tavoletta ha sottolineato l'importanza storica del luogo scelto per l'elezione:
"Siamo nella sede della Direzione Generale del Crea, un luogo straordinario che racchiude in sé l'essenza stessa della nostra missione. In questo spazio sorgeva la prima chiesa edificata a Roma e qui ha vissuto San Francesco. Al contempo, da circa un secolo, questo è un incubatore di scienziati che hanno dato lustro all'agroalimentare italiano, basti pensare al lavoro di Nazareno Strampelli."
Proiettandosi verso le sfide future, Tavoletta ha aggiunto:
"Qui abbiamo riunito il primo comitato Acli Terra per eleggere la nuova governance e disegnare l'organico per il prossimo quadriennio. Siamo orgogliosi di poter coniugare fede e scienza proprio in questo luogo simbolico, ripartendo con slancio per sostenere il settore agricolo e le comunità rurali nei prossimi quattro anni."
Il nuovo assetto di Acli Terra si prepara dunque a lavorare su un programma che metterà al centro la sostenibilità, l’innovazione scientifica e la tutela del lavoro agricolo, mantenendo salde le radici nei valori sociali e spirituali che caratterizzano l'associazione.
 
 

Parlare di olio extravergine di oliva made in Italy significa parlare di molto più di un semplice alimento. L’olio è storia, cultura, paesaggio e salute, ma anche economia agricola e presidio del territorio. È uno dei simboli più profondi dell’agricoltura italiana, capace di tenere insieme tradizione e innovazione, qualità e sostenibilità.

L’Italia possiede un primato spesso sottovalutato: è il Paese con la più alta biodiversità olivicola al mondo, con oltre 737 cultivar autoctone. Ogni varietà nasce da un equilibrio delicato tra suolo, clima e saperi locali, dando vita a oli profondamente diversi per profumo, gusto e composizione nutrizionale. Questa ricchezza non è solo un valore culturale, ma anche una risorsa strategica per affrontare cambiamenti climatici, malattie e crisi ambientali. Dove c’è olivicoltura, spesso ci sono colline curate, dissesto idrogeologico ridotto e comunità rurali ancora vive.

Dal punto di vista nutrizionale, l’olio extravergine di oliva è tutt’altro che un semplice “grasso vegetale”. È un alimento funzionale, cuore della dieta mediterranea, ricco di acidi grassi monoinsaturi e composti antiossidanti naturali come i polifenoli. La scienza lo considera un alleato della salute cardiovascolare e metabolica, soprattutto quando sostituisce grassi di qualità inferiore. Ridurlo a una categoria generica, senza distinguerne la qualità e l’origine, significa ignorarne il ruolo unico nell’alimentazione.

Eppure, oggi l’olio italiano si trova al centro di nuove tensioni globali. Un esempio emblematico è l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur, sostenuto politicamente anche dal governo guidato da Giorgia Meloni. L’intesa punta a rafforzare gli scambi tra l’UE e i Paesi sudamericani (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay), aprendo i mercati e riducendo progressivamente dazi e barriere.

Dal punto di vista teorico, l’accordo offre opportunità per l’export europeo. Nella pratica, però, per settori delicati come l’olivicoltura italiana emergono rischi concreti. I produttori italiani operano con costi elevati, regole ambientali stringenti e standard qualitativi molto alti. L’ingresso in un mercato sempre più competitivo, dove contano soprattutto i volumi e il prezzo, può comprimere i margini e rendere meno visibile il valore della qualità. Anche quando l’olio italiano non viene direttamente sostituito, la pressione sui prezzi e la confusione per il consumatore finale possono danneggiare l’intera filiera.

A complicare il quadro interviene il tema dell’informazione al consumatore, in particolare il Nutri-Score, sistema di etichettatura nutrizionale semplificata adottato o sostenuto in diversi Paesi europei. Pensato per aiutare a orientarsi rapidamente tra i prodotti, il Nutri-Score diventa però un’arma a doppio taglio proprio per alimenti come l’olio extravergine di oliva. Basandosi su algoritmi che penalizzano il contenuto di grassi senza distinguere adeguatamente tra grassi “buoni” e “cattivi”, il sistema rischia di trasmettere l’idea che l’olio d’oliva sia un alimento da limitare o evitare, mettendolo sullo stesso piano di grassi raffinati o industriali.

Il paradosso è evidente: mentre la scienza e la tradizione alimentare riconoscono all’olio extravergine di oliva un ruolo centrale in una dieta sana, un’etichetta troppo semplificata può spingere il consumatore verso prodotti ultra-processati che ottengono un punteggio migliore solo perché “aggiustati” a livello industriale.

In questo scenario, la difesa dell’olio made in Italy non può limitarsi alla retorica. Serve una strategia culturale, politica ed economica: tutela della biodiversità, controlli rigorosi sulle importazioni, valorizzazione dell’origine e della qualità, ma anche un modello di informazione nutrizionale che non penalizzi gli alimenti simbolo di una dieta sana e sostenibile.

Difendere l’olio extravergine di oliva italiano significa, in fondo, difendere un’idea di cibo che non è solo merce, ma espressione di territorio, salute e identità.

L’olio extravergine d’oliva di qualità è un alimento che anche l’EFSA ha codificato mediante un CLAIM (quello dei lipidi ematici), composto da molecole bioattive che oltre ad apportare tutti i benefici che la scienza gli ha attribuito, riescono a proteggere i lipidi ematici dallo stress ossidativo. Direi proprio che non è poco. Ma i nostri politici lo sapranno? O fanno parte di quella stragrande maggioranza di persone che considera l’”oro verde” un semplice condimento?

Ildo Diamanti sostiene che “la cultura rende liberi”, probabilmente sull’olio d’oliva le conoscenze sono tali da renderci soggiogati all’ignoranza altrui.

Thomas Vatrano – dottore agronomo

Vice Pres. Provinciale Acli Terra Catanzaro