17 Giu 2024
Redazione

Redazione

Non pronuncerò questo titolo spesso, mettendo alla prova la mia dizione, ma mi impegno a spiegarlo continuamente come missione della nostra Organizzazione Professionale.

Il relativismo delle caratterizzazioni geografiche è cresciuto in consapevolezza negli ultimi 35 anni, in particolare in quelli della globalizzazione.
La nostra Italia, che consideravamo in ogni lezione scolastica in fasce ambientali, oggi la scopriamo talmente relativamente piccola che abbiamo da definirla in una espressione unitaria: un'armonia di biodiversità in un unico e articolato "Water Front" Mediterraneo.
Nelle dimensioni mondiali, cioè quelle sulle quali ci misuriamo, la nostra larghezza media da mare a mare è piccolissima.
Quella massima è di soli 530 km, dal Monte Chardonnet al Monte Tarvisio, e quella minima addirittura di 35 km in Calabria.
Il comune più distante dalla costa è Madesimo, in provincia di Sondrio, a soli 290 km da Genova.
Affermo ciò perché oggi che l'Unione Europea e l'Onu pongono quale tema centrale la salvaguardia dei mari e degli Oceani, comprese le coste, noi abbiamo il dovere di essere un esempio di tutela e sviluppo integrale dei "Water Front".
Acli Terra nella nostra Penisola riconosce e sostiene l'integrazione di tre fenomeni attuali: lo sviluppo rurale, lo sviluppo urbano e lo sviluppo marittimo.
Non vi è più, quindi, la divisione tra le tre realtà, ma una inevitabile integrazione.
Ciò perché sono cambiati i parametri geografici, gli strumenti tecnologici nelle comunicazioni e nei trasporti e gli equilibri climatici.
l'Italia oggi è probabilmente il più importante esempio integrativo delle tre dimensioni, offrendoci l'opportunità straordinaria nel farlo funzionare, vincendo la sfida del cambiamento.
Attenzione, non è semplice, perché vi è un tradizionalismo o un conservatorismo culturale tipicamente italico che non riconosce tale processo fisico e antropologico
Infatti Acli Terra sente la responsabilità di una nuova pedagogia culturale ed ambientale per uscire da quell'Italia a fasce per abitare quella dell'integralità.
Una integralità che valorizza le diversità biologiche, vero patrimonio nazionale, che in quest' ottica addirittura aumenterebbero con i nuovi equilibri determinati con l'adattamento delle specie aliene.
Nell'ottica attuale e futura dell'architettura urbanistica non esiste più una demarcazione tra campagna e città, ma graduali e benefiche sfumature tra i quartieri e la ruralità orizzontale e verticale.
Già con l'Expo del 2015 abbiamo visto degli esempi e ora l'ingegneria edile ha, ancora di più, i materiali giusti per ristrutturare la dimensione dei quartieri periferici, facendo entrare la ruralità in città.
Pensiamo ad un paradosso, cioè che mai come ora nella storia moderna la presenza della fauna domestica e selvatica è ampiamente presente nei centri abitati intenzionalmente o accidentalmente.
La ruralità può essere integrata nell'urbanizzazione, così come l'ambiente marino.
Abbiamo portato noi di Acli Terra in evidenza le barriere coralline artificiali progettate e realizzare proprio da uno scienziato italiano: Enrico Dini.
I quartieri o le opere urbane della Boskalis sulle coste addirittura incrementano la flora e la fauna marina, oltre a offrire opportunità alle comunità.
Le aree rurali oggi vivono nel rapporto con il mare una rigenerazione ambientale dopo le campagne chimiche degli anni '60 e '70.
Noi in ACLI TERRA abbiamo appunto approvato nell'ultima riunione di Presidenza Nazionale la Commissione delle Lagune d'Italia per far emergere nelle realtà più complesse, appunto quelle lagunari, la capacità integrativa delle tre dimensioni.
Questa sfida politica, invitati dal Ciesm, la porteremo nella Conferenza Mondiale dei Mari e degli Oceani dell'Onu nel 2025 a Nizza.
L'affrontiamo nella dimensione sociale, in quella ambientale e in quella economica, ma soprattutto in quelle psicologica e culturale.
Le lagune sono il laboratorio naturale più complesso e noi proveremo a farne un esempio innovativo.
Anche la nostra recente adesione al Clusterbig - Blue Italian Growth rientra in quest' ottica.
ACLI TERRA è l'associazione delle tre integrazioni in un'Europa e in un Mediterraneo che entrano nel vivo del cambiamento climatico, non nel dramma, ma con un intelligente ed etico adeguamento.

Nicola Tavoletta
Presidente nazionale ACLI TERRA

Il progetto OroVerde- Oliva Ascolana del Piceno DOP nasce dalla sinergia tra diversi segmenti del settore  Agricolo, il settore dell’istruzione e quello della ricerca scientifica ; il tutto con la  collaborazione della regione Marche che, attraverso il  programma Sviluppo Rurale 2014-2022, progetto ID 41887,  ha sostenuto tutte  le attività progettuali che riguardavano la deamarizzazione dell’oliva tenera ascolana del piceno-DOP .

La compagine progettuale era molto variegata; infatti oltre  al Consorzio per la Tutela dell’Oliva ascolana del Piceno DOP,  erano presenti le aziende picene  del settore agroalimentare  “Cooperativa Agricola Case Rosse”, “Tenuta la Riserva” ed “Altagamma”,  l’Istituto agrario “Ulpiani” di Ascoli Piceno e  l’Università di Camerino attraverso il coinvolgimento della Scuola di Architettura e Design e della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria.

Il progetto ha visto la ha realizzazione di una serie di attività sperimentali finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale del processo di deamarizzazione; a tal scopo di  campioni di oliva tenera ascolana DOP, in quantità  gradualmente crescenti nel corso delle varie annualità, sono state deamarizzate utilizzando una soluzione di idrossido  di sodio, in linea con le prescrizioni del disciplinare di produzione.

Una volta completata questa fase di lavorazione si è proceduto alla progressiva riduzione dell’idrossido attraverso una serie di lavaggi con acqua fino a portare il pH della  soluzione in cui erano immerse le olive ad un valore compreso tra il 7/8 rispetto ai valori  iniziali di pH pari a 12/13  e creando così le condizioni ottimali per la successiva azione dei batteri che, attraverso un   processo di fermentazione, completavano la maturazione dell’oliva fino alla formazione di quel prodotto finale che tutti noi possiamoapprezzare sulle nostre tavole.

Il lavaggio con acqua è stata la fase su cui si è principalmente  incentrata l’attività progettuale; tipicamente questa operazione è caratterizzata da una variabilità nel numero dei lavaggi, nella loro durata e nei quantitativi di acqua utilizzata; mediamente un buon risultato si ottiene con 3 lavaggi spalmati in un arco temporale di circa 3 giorni ed utilizzando complessivamente una quantitativo di acqua pari a circa 3 litri per ogni  chilogrammo di oliva (1 litro in ognuno dei 3 lavaggi).

Nel progetto OroVerde la compagine progettuale ha messo a punto una nuova procedura di lavaggio che prevedeva l’immissione di anidride carbonica proveniente dalla fermentazione di mosti ottenuti da uve biologiche.

L’immissione di anidride carbonica è stata effettuata sia nei varistadi della fase di lavaggio con acqua, che nella soluzione di idrossido di sodio contenente le olive non appena  si fosse accertato il completamento della fase di deamarificazione e quindi saltando completamente la fase di lavaggio.

l’anidride carbonica in presenza di acqua forma una  soluzione di  bicarbonato che reagisce rapidamente con l’idrossido di sodio portando ad  rapido abbassamento del pH ; le attività sperimentali hanno consentito di mettere a punto un protocollo operativo facilmente replicabile  che ottiene questo risultato già a partire dal primo lavaggio o, addirittura, dalla soluzione iniziale idrossido di sodio-olive; riducendo notevolmente od addirittura eliminando in questo modo i lavaggi con acqua.

Le determinazioni organolettiche e sensoriali hanno dimostrato che tutti i campioni di olive trattati con anidride carbonica  hanno le stesse caratteristiche organolettiche delle olive deamarizzate senza l’aggiunta di anidride carbonica, ma possiedono migliori caratteristiche sensoriali  leggermente migliori, riscontrando quindi un maggior gradimento da parte del consumatore.

In questo modo di ottengono contemporaneamente molteplici risultati; innanzitutto si ha una riduzione dell’anidride carbonica proveniente dai mosti che viene immessa in atmosfera, unimportante risparmio idrico  poiché si possono evitare quasi tutti o addirittura tutti i lavaggi, una riduzione dei tempi che dai circa 3 giorni si riducono ad alcune ore con  ovvie ricadute sui costi di produzione.

Alberto Felici

Naturalmente presente nel nostro corpo, il collagene è responsabile dell'aspetto carnoso della nostra epidermide. È a questa proteina fibrosa che dobbiamo la compattezza e l’elasticità della nostra pelle. Nel corso degli anni, la percentuale di collagene nel nostro corpo diminuisce drasticamente. La pelle perde densità, l'ovale del viso cambia e compaiono le rughe. Per aiutare la pelle a invecchiare bene, il collagene marino è una delle forme di collagene più assimilabili per l’organismo.

Innanzitutto bisogna precisare che non esiste il collagene vegetale. Quando compare questa dicitura su un prodotto, significa che agisce per aumentare la sintesi del collagene naturalmente presente nel nostro corpo ma non fornisce collagene in senso stretto. Tutte le fonti di collagene sono animali. Possono essere di origine bovina o marina. Il collagene si trova anche nei brodi di ossa consigliati dai naturopati. Questi brodi possono essere preparati con ossa bovine o di pollo.

Il collagene marino, dal canto suo, deriva nella maggior parte dei casi da un processo virtuoso che consiste nell’“upcycling” o nel riutilizzo di “sottoprodotti” della pesca come squame, pelle, cartilagine di pesce e molluschi. Per facilitare l'assimilazione di questo collagene da parte del corpo, questo viene idrolizzato in peptidi di collagene. Questa forma di collagene idrolizzato favorisce la sua biodisponibilità per l'organismo grazie al suo basso peso molecolare.

Il collagene marino è molto concentrato in aminoacidi: prolina, glicina, idrossiprolina. È noto per rimpolpare, rassodare e levigare la pelle riducendo le rughe profonde. Ideale come principio attivo antietà, ritarda l'invecchiamento cutaneo. Il collagene marino esiste sotto forma di polvere o capsule. Per mascherare il suo gusto a volte iodato, viene spesso accompagnato da aromi naturali di frutta o verdura, per una più facile assunzione orale.

Il collagene è una proteina naturalmente presente nei nostri tessuti, che contiene 19 diversi aminoacidi. Per stimolare naturalmente la produzione di collagene e favorirne la sintesi bisogna associare una dieta ricca di vitamina C, zinco e zolfo, tutti e tre cofattori nella produzione di collagene. Per rafforzare i benefici di una dieta favorevole alla sintesi del collagene, è possibile effettuare un trattamento con un integratore alimentare di collagene marino.

L'integrazione con collagene marino, nell'ambito di uno stile di vita sano e di una dieta equilibrata, aiuta a compensare parzialmente la naturale perdita di collagene. Rallenta la sua riduzione, ne previene la degradazione e stimola la sintesi del collagene. Nessun integratore alimentare previene l'invecchiamento (che è un processo normale!) ma gli integratori alimentari di collagene aiutano a sostenere questi processi per invecchiare con grazia, migliorare l'elasticità della pelle, contribuire a capelli forti e articolazioni più flessibili (a seconda del tipo di collagene scelto).

Bevande al collagene, maschere per capelli, contorno occhi… sono tanti i modi per beneficiare dei benefici del collagene. A partire dai 25 anni, la produzione di collagene perde qualità e rallenta gradualmente. I segni dell'invecchiamento come rughe, linee sottili o rilassamento cutaneo compaiono e si intensificano con il passare degli anni. Da qui l'importanza delle creme viso che intervengono in due modi: il primo mira a colmare le lacune incorporando il collagene come ingrediente principale di una crema, il secondo prevede creme a base di precursori del collagene che stimolano il derma affinché sia ​​lui stesso a produrlo.

 

Francesca Bocchi - Medico

Acli Terra è tornata dall’incontro internazionale con il Ciesm – The Mediterranean Science Commission a cui aderiscono ben 23 Paesi e centinaia di istituti marini e altrettanti ricercatori non solo del Mediterraneo e del Mar Nero – estremamente soddisfatta. Nel Principato di Monaco abbiamo avuto e sviluppato un amplissimo confronto con gli scienziati dello stesso ente e con le altre organizzazioni italiane presenti, riaffermando alcuni nostri riferimenti strategici e riprendendo alcuni concetti espressi nel nostro importante convegno di Milano dello scorso 17 aprile sul cambiamento climatico”.

Così il Presidente nazionale Acli Terra, Nicola Tavoletta, l’Associazione professionale aclista che tutela, assiste e promuove lavoratori e operatori del mondo delle marinerie e rurale

Una esperienza importante con una comune visione d’intenti, come sottolineato da Annamaria Mele, Presidente di ANAPI Pesca

Tavoletta ha aggiunto: “Nel breve discorso, tenuto lo scorso venerdì 7 giugno davanti alle diverse delegazioni presenti, ho offerto il nostro contributo di idee e proposte.

Innanzitutto, l’interpretazione del cambiamento climatico con una nuova visione, nella quale le comunità si adattano e cercano di essere generatrici o sostenitrici di un rinnovato equilibrio. In secondo luogo, un impegno attivo e fattivo rispetto ad una commiserazione colpevolista, utile ormai solo a catturare attenzione mediatica o commerciale. Un messaggio, questo, che riprende anche quanto sostenuto dal Premio Nobel Riccardo Valentini, quando venne ospite alle Acli nazionalisu invito di Acli Terra, la scorsa primavera.

Inoltre, – prosegue Tavoletta – abbiamo richiamata la necessità di valutare ogni singolo fenomeno nella dimensione del tempo e non solo nello spazio: un concetto ripreso, durante la riunione monegasca, anche dal ricercatore Ernesto Azzurro del CNR-IRBIM, l’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine di Ancona. Questo tema pone ad Acli Terra anche l’obiettivo di offrire alle comunità la possibilità di istituire piani regolatori dei tempi’, oltre ad un metodo di approccio alle questioni.

In particolare sulle specie aliene, principale tema all’ordine del giorno dei lavori dell’incontro, abbiamo chiesto che le istituzioni non intervengano più con misure limitate alle singole specie o alla singola emergenza, ma affrontino la complessità del fenomeno con la comunità scientifica e le rappresentanze dei pescatori. E’ evidente che non vi è più l’alibi della sorpresa.

Anzi, evitando così la lievitazione della percezione del pericolo, abbiamo ribadito e sottolineato la funzione pedagogica di Acli Terra sulle specie aliene, offrendo, come abbiamo fatto e facciamo, nei territori del nostro Paese, molti momenti di incontro e confronto sulle potenzialità della pesca delle stesse: un’azione psicosociale per liberare le comunità dalle dimensioni della criticità e dell’ansia emergenziale per disegnare prospettive e nuovi percorsi formativi professionali”.

“In tutto questo – sottolinea il presidente Tavoletta – possiamo cogliere la questione delle specie aliene per riaffermare il valore dell’essere umano nella sua autenticità integrale nel contesto naturale. E Acli Terra, proprio in quest’ottica lavora alla integrazione dello sviluppo rurale, urbano e marittimo dei ‘water front’ con un impegno sperimentale sulle Lagune, l’ecosistema più caratteristico e complesso”.

“Un percorso associativo che ho confermato in questo incontro svolto nel Principato di Monaco nella prestigiosa sede del Ciesm: in particolare ho necessità di ringraziare la Direttrice del Ciesm, la Dottoressa Laura Giuliano (nella foto), una scienziata italiana, e lo staff internazionale da lei diretto per la generosità che ha riservato per la nostra ospitalità, soprattutto in termini di strumenti ed elementi di confronto.

Prezioso è stato il lavoro dell’Ambasciatore italiano nel Principato di MonacoGiulio Alaimo (nellafoto), che si è impegnato affinché ci fossero le condizioni per aprire tale percorso di confronto, orientato a pratiche soluzioni e non solo a valutazioni accademiche. La nostra delegazione ha potuto contare sulla competenza scientifica di due biologi di prestigio, Claudio Brinati e Monica Crociata. E’ stato entusiasmante poter affrontare questa esperienza a fianco delle rappresentanze di ColdirettiAgci ed Anapi, che ringrazio, oppure ascoltare le testimonianze delle esperienze economiche, come quelle delle Mariscadoras o di Imperium Group sulla trasformazione delle specie aliene”, ha concluso il Presidente nazionale Acli Terra, Nicola Tavoletta.

Oggi 27 maggio 2024 alle ore 17.00 presso le Serre ART-ER (Giardino Margherita), in Via Castiglione 136, si svolgerà il dibattito “Innovazione e Sostenibilità per un vantaggio competitivo per le Imprese”.

Tra i relatori il Presidente nazionale di Acli Terra, Nicola Tavoletta, che interverrà con una relazione sul tema “Sostenibilità e certificazione nel mondo della agricoltura”.

Il programma dell’evento prevede, dopo l’introduzione di Sara Monesi, responsabile unità Start-up, l’intervento di Nicola Tavoletta, Presidente nazionale Acli Terra, con la relazione su citata; Mauro Antonelli, Sustainability Manager Natù, che interverrà sul tema ‘Carbon Footprint’ con la presentazione di SuitYou!; Andrea Franceschelli, Vice Presidente One Express con ‘Giovani aziende verso la sostenibilità’ e Vincenzo Fusco, Founder e General manager Natù, che concluderà l’incontro illustrando il Progetto ‘Un albero per il futuro’.

A seguire, tavoli aperitivo e networking dalle ore 18.15.

Il Presidente Tavoletta ha affermato: “Come Acli Terra siamo lieti di contribuire a una discussione sul piano della concretezza ambientale e della reale sostenibilità con il nostro punto di vista, – operatori e aziende rurali -, sempre in favore dei territori, sottolineando come i costi della transizione non debbono gravare unicamente sugli agricoltori”.

Martedì 21 Maggio 2024 alle ore 11.00 si svolgerà “Ne facciamo di tutti i.. colori”, un evento organizzato da ACLI Terra Vercelli, presso l’Istituto Alberghiero ‘Sergio Ronco’, in via Vittime di Bologna, a Trino (VC), dove ACLI Terra di Vercelli si presenta come nuovo osservatorio delle eccellenze legate al mondo rurale del territorio.

L’Associazione professionale agricola di ispirazione cristiana che tutela e promuove il mondo rurale, è e sarà punto di riferimento delle eccellenze della produzione locale, in primis il riso, ma non solo, e presenta in questa occasione due realtà di altissimo livello: l’Istituto Alberghiero ‘Sergio Ronco’ e i produttori di riso Priora e Vasino.

Interverranno all'incontro: i giornalisti Giulia Toninelli e Marco Fantasia, insieme alla Presidente di ACLI Terra Vercelli, Donatella Maffei; Cesare Daneo, Presidente ACLI Vercelli e Nicola Tavoletta, Presidente nazionale ACLI Terra.

A chiusura dell’evento “Ne facciamo di tutti i.. colori”, vi sarà una degustazione con riso Verelè.

"Abbiamo organizzato questo evento, per presentare ufficialmente la nascita di Acli Terra Vercelli come osservatorio del territorio agricolo del Vercellese e dare risalto alle eccellenze che meritano di essere valorizzate. Iniziamo questo percorso da un istituto alberghiero che forma ragazzi attraverso la passione che i docenti stessi trasmettono loro, facendone dei professionisti con una marcia in più”, sottolinea Donatella Maffei, Presidente ACLI Terra Vercelli.
Maffei aggiunge: “Presenteremo i produttori del Verelè, una varietà di riso rosa aromatico, un incrocio naturale scoperto in campo: un riso bello da presentare in tavola ma anche ricco di antociani, quindi dalle benefiche proprietà. E questo è solo l'inizio!"

I cambiamenti climatici stanno alterando la distribuzione spaziale delle specie. Tutte le previsioni future indicano un continuo aumento della temperatura a livello globale e locale e, conseguentemente, una messa in pericolo della biodiversità vegetale, animale e dei prodotti agroalimentari nei prossimi decenni.
La biodiversità è minacciata dall'inquinamento, dall'eccesso di nutrienti, dal sovra-pascolo, dall'agricoltura intensiva, dal fuoco, dall'erosione del suolo, dalla desertificazione e dal cambiamento climatico. Fenomeni causati dall’antropizzazione del pianeta.
La crisi climatica in atto, suffragata dalla comunità scientifica e dal monito di Papa Francesco attraverso l’Enciclica “Laudato sì”, ci rende consapevoli che ha una radice umana. Il nostro paese, l’Italia, gode di una biodiversità agroalimentare unica al mondo. È una ricchezza da salvaguardare e valorizzare.

Per questi motivi Acli Terra Nazionale, Acli Terra Lombardia e Acli Terra Milano-MB, in collaborazione con le ACLI Milanesi, hanno organizzato l'importante convegno:

“Crisi climatica e biodiversità agricola”
tenuto Venerdì 17 Maggio 2024 alle ore 15.30
Auditorium L. Clerici – via della Signora, 3 – sede ACLI Milano

La presentazione è stata arricchita dai saluti di importanti personalità, tra cui Andrea Villa, Presidente provinciale delle Acli Milanesi, e Colombo Delfina, Vice Presidente regionale delle Acli Lombardia, insieme ad altri illustri ospiti, quali Stefano Frisoli, vice Presidente Bio-As e direttore Caritas Ticino, e Giuseppe Fumagalli, Presidente Terra Viva Lombardia.

Gli interventi sono stati svolti da Don Nazario Costante, responsabile del Servizio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Milano, e da molti esperti nel campo della climatologia, dell'agroecologia e dell'ecologia, che condivideranno le loro conoscenze e esperienze, come Mario Piuri, Fisico ed esperto in climatologia; Giuseppe De Santis, Agroecologo Rete Semi Rurali; Enrico Toja, Presidente Elafonisos Eco; Silvia Bernini, Coordinatrice nazionale agriturismi Terra Viva Cisl.
Le conclusioni saranno affidate al Presidente nazionale Acli Terra, Nicola Tavoletta.
Il dibattito è stato moderato da Francesco Prina delle Acli Milanesi e Vice Presidente Fondazione Achille Grandi.

Acli Terra in campo per promuovere le nuove colture in Italia.
È, infatti, al via la campagna di Acli Terra “Il menu sceglilo tu” per promuovere particolarmente mango e avocado ed approfondendo le tematiche legate a questi frutti di origine tropicale.

Preannunciato in anteprima a margine di un convegno al MacFrut 2024 a Rimini, Acli Terra porterà l’avocado e il mango coltivati nelle regioni meridionali in una vera e propria tournée la prossima estate tra gli chef italiani, e in particolare tra quelli dell’Italia settentrionale, promuovendone la scelta.

La coltura del mango e dell’avocado e la trasformazione di questi frutti esotici, oggi coltivati e molto apprezzati in Italia, è stata ed è oggetto di numerosi seminari dell’Associazione professionale agricola aclista, trovando nel mondo rurale e nei consumatori grande attenzione.

Il mango, in particolare, ha avuto un’impennata nella produzione, passando dai 500 ettari di terreno nel 2019 agli attuali 1.200. Nel 2004 erano appena 10. In un decennio si è guadagnato uno spazio importante all’interno della produzione nazionale: infatti, l’apprezzatissimo mango siciliano è dal 2018 tra i prodotti del paniere Istat, una classificazione che ne evidenzia la diffusione. Anche la produzione di avocado in Italia è in notevole crescita. Le colture di frutta esotica in Sicilia, Puglia e Calabria sono triplicate negli ultimi cinque anni, superando i 1.000 ettari.

Acli Terra sta sostenendo la diffusione di nuove colture in Italia, più volte approfondita in “Acli Terra Lab” - le periodiche giornate seminariali di dibattito tecnico e politico-istituzionale -, e ora attuata tramite l’azione di assistenza agli agricoltori del CAA ACLI srl, il Centro di Assistenza Agricolo aclista.

“Per Acli Terra le aziende agricole che investono sulle nuove colture vanno sostenute anche con campagne promozionali collettive come la nostra perché rappresentano la risposta pragmatica ai cambiamenti climatici che impattano sull’agricoltura”, sottolinea il Presidente nazionale Acli Terra, Nicola Tavoletta.

La campagna di Acli Terra ‘Il menu sceglilo tu’ è, quindi, dedicata a far apprezzare le nostre nuove coltivazioni, a partire da mango e avocado, nella grande cucina italiana, sperimentando e combinando creatività degli chef con il lavoro coraggioso degli agricoltori innovativi. E per far procedere insieme prodotti, arte culinaria e gusto.

È stata organizzata in questi giorni a Roma da Acli Terra, per la prima volta in Italia, una prima, ristretta presentazione e degustazione di alto livello del ‘Lion Fish’, il pesce leone, la specie aliena che sta diffondendosi dalle Americhe attraverso il canale di Suez fino al nostro Mar Mediterraneo.

Dopo l'invasione del granchio blu che già ha coinvolto il nostro Paese, ma anch'esso utilizzabile con gusto in chiave gastronomica, Acli Terra ha, infatti, da poco lanciato l’allarme sul Lion Fish con una campagna informativa e conoscitiva ad hoc diretta a operatori della pesca, associazioni di categoria e istituzioni sul prossimo arrivo nei nostri mari del nuovo pesce alieno, già arrivato in Grecia e Turchia, in piena collaborazione con l'associazione ambientalista internazionale Elafonisos Eco con la sua rappresentante Katerina Kokkinaki.

Nella Capitale, Acli Terra, per la prima volta nel nostro Paese, e grazie alle arti gastronomiche dello chef Emanuele Federici de ‘La Bocca di Roma’, in una serata informativa tecnico-scientifica e di degustazione del Pesce Leone, - che sarà replicata a Milano il 17 maggio -, ha indicato la strada per una via positiva verso la commercializzazione, l’uso nella ristorazione e la consumazione da parte delle famiglie.

Il promotore della campagna e dell’iniziativa, il presidente di Acli Terra, Nicola Tavoletta ha affermato: “Primi in Italia, con questa iniziativa intendiamo fornire una risposta positiva possibile, di fronte ai sicuri danni che saranno provocati ai pescatori e agli operatori del mondo ittico, dall’arrivo di questo vorace pesce, detto anche pesce scorpione, ma gustoso e simile allo scorfano, che però si riproduce rapidissimamente e che può divorare i piccoli pesci fino a oltre 7 volte il suo peso. Come Acli Terra ci impegniamo per prevenire i futuri danni con un’azione realistica per uno sbocco sostenibile ed economicamente positivo per gli operatori, la sensibilizzazione delle istituzioni e l’utilizzo gastronomico del Lion Fish. E anticipo già che il prossimo 17 maggio a Milano organizzeremo un nuovo evento sul Pesce Leone”.

Katerina Kokkinaki dell’associazione ambientalista internazionale Elafonisos Eco ha sottolineato come “Queste specie aliene, pur nel danno che provocano - e penso alla mia Grecia dove il pesce leone è già arrivato - possono però essere convertite in un beneficio economico per i nostri pescatori e i nostri mercati. Dobbiamo consumare il Lion Fish ed urge un contenimento della loro riproduzione. Essendo molto gustoso può essere consumato variamente, con le sue proprietà nutrizionali ed è utilizzabile persino anche in chiave estetica, contenendo Omega 3 e collagene. E la mia passione nasce dal desiderio di fare qualcosa di bello per il pianeta con la nostra associazione con un progetto dedicato alla salvaguardia dell'ecosistema, capitanata da un presidente italiano, Enrico Toja, che mi ha permesso di entrare in contatto con Acli Terra, che ringraziamo molto per questa iniziativa innovativa, la prima in Italia”.

“Arrivano dati allarmanti sulla questione cinghiali ed il sovrappopolamento di questi ungulati. 
Vigneti, uliveti, campi di mais e cereali, coltivazioni di girasole o ortaggi: è lunga la lista della razzia compiuta dalla fauna selvatica incontrollata nelle campagne, che vede al primo posto i cinghiali che hanno raggiunto i 2,3 milioni di esemplari sul territorio nazionale. Un'emergenza che provoca danni enormi all'agricoltura - un comparto riconosciuto come eccelso per il Made in Italy - che subisce una continua devastazione, ma anche per la più eclatante questione sicurezza dei cittadini nei centri urbani”. 
Così il Presidente nazionale di Acli Terra, Nicola Tavoletta. 

Duecento milioni di euro di danni solo nell'ultimo anno all'agricoltura italiana, che rappresenta un vanto nazionale, ma non protetta a sufficienza: la Puglia, con oltre 30 milioni di euro e 250 mila cinghiali, e la Toscana, con oltre 20 milioni di euro, di cui l'80% a causa dei 200 mila cinghiali, sono le regioni che hanno pagato di più per la presenza di questi ungulati. 
Nel Lazio, i danni stimati dai soli cinghiali superano i 10 milioni di euro e in alcuni casi riguardano anche l’80% del raccolto. Oltre 10 milioni di euro sono i danni stimati in Calabria, secondo i dati diffusi dai colleghi di Coldiretti. 

Un ulteriore elemento drammatico è che l’unico fenomeno che incide sulla limitazione della crescita esponenziale è la peste suina africana, che è pericolosissima per i nostri allevamenti dei suini, che vedono impegnati circa 100.000 lavoratori. 
Inoltre, nessun territorio regionale è immune dal problema e, purtroppo, le stesse Regioni sono in difficoltà con l’erogazione dei risarcimenti, che arrivano dopo anni e con valori inferiori ai danni reali. 

“Dinanzi a questa situazione emergenziale - sottolinea il Presidente dell’Associazione professionale agricola aclista, Tavoletta -, ci uniamo, quindi, agli appelli di Coldiretti e di Confagricoltura nell’auspicare piani straordinari di contenimento, chiedendo al Governo, e specificamente ai Ministeri dell’Agricoltura e dell’Ambiente, una strategia nazionale per incidere efficacemente. Oggi tanti agricoltori stanno usando risorse proprie per costruire barriere difensive e ciò incide ancora una volta sui costi della produzione agricola”.