
Una delegazione nazionale di Acli Terra ha visitato oggi la Fattoria Sociale Melagrana di Dugenta, nel Beneventano, realtà che coniuga attività agricola, inclusione e servizi alla persona, guidata dallo psicologo Roberto Malinconico.
La visita ha rappresentato l’occasione per approfondire le prospettive dell’agricoltura sociale, settore che svolge un ruolo importante nei percorsi di inclusione e assistenza ma che risente delle difficoltà che attraversano il comparto agricolo e della progressiva contrazione delle risorse destinate al welfare.
«Investire nell’agricoltura sociale significa offrire risposte concrete anche alle famiglie e ai caregiver – afferma Nicola Tavoletta, Presidente nazionale di Acli Terra e del CAA ACLI Srl –. Queste aziende possono rappresentare un sostegno sia per le persone assistite sia per chi se ne prende cura, offrendo spazi di accoglienza e inclusione più vicini a una dimensione familiare».
Per Acli Terra, le aziende agricole sociali non possono però essere valutate esclusivamente attraverso i tradizionali parametri della produttività agricola.
«Accanto alla produzione agricola – prosegue Tavoletta – generano benessere, inclusione e servizi per le comunità. Per questo devono trovare spazio non soltanto nella PAC, ma anche nella programmazione e negli investimenti sociosanitari».
Un percorso che trova un riferimento importante nella normativa della Regione Campania sull’agricoltura sociale, che punta a integrare attività agricole, servizi alla persona, inclusione socio-lavorativa e sviluppo delle comunità rurali.
«La normativa campana riconosce il valore dell’agricoltura sociale come parte del sistema di welfare territoriale – sottolinea Michele Zannini, già presidente nazionale di Acli Terra e oggi delegato nazionale all’Agricoltura Sociale –. Ora occorre trasformare questi principi in strumenti concreti, costruendo una collaborazione stabile tra imprese agricole, servizi sociosanitari, enti locali e Terzo settore».
Acli Terra ribadisce quindi la necessità di politiche e risorse capaci di riconoscere pienamente la duplice funzione, produttiva e sociale, di queste realtà, valorizzandone il contributo all’inclusione, all’assistenza e alla qualità della vita nelle comunità.





