11 Set 2026

Politica e istituzioni

Presso il Parco archeologico di Scolacium - Roccelletta di Borgia , un interessante incontro promosso da Acli e Acli Terra Calabria per rilanciare l’economia e lo sviluppo dell’area dell’Istmo, territorio che parte dal Golfo di Sant’Eufemia Lamezia e tocca il Golfo di Squillace. Hanno preso parte al confronto Pino Campisi, presidente regionale Acli Terra Calabria, Danilo Franco ecomuseologo ed esperto di archeologia industriale, Thomas Vatrano dottore agronomo e la docente universitaria archeologa Stefania Mancuso. Ha partecipato al dibattito anche l’ex consigliere regionale on. Pierino Amato, portavoce del Movimento Area urbana Catanzaro-Lamezia. Secondo Pino Campisi l’Istmo può rappresentare un nuovo processo di crescita attraverso la visione dello sviluppo come integrazione. Un territorio ricco di straordinarie potenzialità archeologiche,storiche e culturali ( i Musei archeologici di Lamezia Terme, Parco Scolacium e di Tiriolo con reperti di epoca brettia - IV-III sec. a.C.; la presenza degli Enotri, la ricchezza dell’area archeologia di Terina del V sec- a.C. ; le Terme Romane di Curinga; l’area archeologica dell’Abbazia di Sant’Eufemia, il Castello Normanno Svevo di Nicastro, il Bastione di Malta ( Metà del sec. XVI , la valorizzazione delle ceramiche di Squillace, l’istituzione del Museo dell’arte della seta a Catanzaro, infine il Museo delle Terme di Caronte, le risorse dell’archeologia industriale. Thomas Vatrano considera l’area dell’Istmo un unicum paesaggistico e culturale dell’olivicoltura calabrese. E’ territorio a vocazione olivicola, patrimonio di pregio non solo agricolo, ma anche culturale e identitario. Ricchezza poco conosciuta, ma fondamentale per la diversificazione produttiva, ambientale e oleoturistica, attento alle specificità locali. Il Parco archeologico di Scolacium, incastonato in 35 ettari di uliveto ultrasecolare, possiamo dire ch’è capofila del progetto. Qui archeologia e olivicoltura dialogano, intrecciandosi tra storia e paesaggio e identità del territorio. L’oleoturismo è lo strumento per la tutela e la valorizzazione di questi uliveti monumentali e non si limita a un atto di conservazione, ma si traduce in una visione progettuale che unisce ricerca scientifica, promozione culturale e sviluppo sostenibile, promuovendo anche accoglienza nell'ambito di un'offerta turistica di tipo integrato. Acli Terra Calabria presenterà una proposta progettuale di sviluppo integrato che attraverserà cultura-agricoltura-olivicoltura, archeologia e archeologia industriale, storia antica dell’Istmo che risale a Re Italo e agli Enotri per arrivare oggi ai percorsi dell’arte contemporanea. Danilo Franco, ecomuseologo, ha tracciato un pezzo di storia dell’archeologia industriale della Calabria che per oltre duemila anni è stata teatro di un vasto movimento minerario e siderurgico le cui origini sono protratte nei secoli sino a giungere alla metà del 1900. Per stare ad un esempio, sul territorio delle Serre-Stilaro (culla della prima industrializzazione meridionale) e con moltissimi resti degli antichi opifici ora è patrimonio archeologico industriale della Calabria. L’ACAI ha predisposto negli anni ‘80 del secolo scorso, un progetto denominato “Ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria” che ha lanciato in Calabria quale nuovo soggetto culturale: l’ecomuseo. Una nuova “agenzia” di promozione culturale e di sviluppo del territorio, accostando all’archeologia industriale il patrimonio culturale “classico” e l’ambiente naturale del territorio regionale ricco di incomparabili bellezze paesaggistiche. Le conclusioni della prof.ssa Stefania Mancuso hanno tracciato l’importanza del territorio per le sue peculiarità in ambito regionale anche in un’ottica d’area mediterranea. L’Istmo è stato un luogo strategico nell’antico a partire dalla preistoria, ora andrebbe riportato in una dimensione globale dove siamo inseriti. Ci dobbiamo presentare al mondo come peculiari e con la forza della nostra specificità, con il compito che la storia ci ha consegnato. La bellezza del patrimonio è anche l’adattabilità e la fruibilità. L’oleoturismo e il paesaggio dell’olio sono punti di forza dell’Istmo, attraverso cui possiamo già iniziare a definire processi di sviluppo. Il Parco culturale è un’area in cui si riescono a percepire le stratificazioni storiche succedute nel corso del tempo e le modalità con cui l’uomo si è relazionato nel tempo e con i territori. Quanto insiste nel Parco è la chiave di lettura delle varie fasi di vita di questo territorio e si lega anche alla storia di questo Parco. L’area di Scolacium è un punto di eccellenza, ma vi sono altri punti come Tiriolo, l’area di Terina, le Terme di Acconia, le Ville romane di Pian delle Vigne. Tutto questo ci porta a dire che sin da subito si potrebbe lavorare al progetto perché sono aree già visitabili o manca poco per avere la piena fruizione. In buona sostanza, secondo l’archeologa Stefania Mancuso, questo territorio potrà avere una funzione straordinariamente importante in ambito archeologico, archeologico industriale, del Parco olivicolo e dello sviluppo come integrazione e cultura.

(Pino Campisi)

Acli Terra e AGCI (Associazione Generale delle Cooperative Italiane) sono state ricevute oggi a Ginevra per un'audizione con l’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, mons. Ettore Balestrero. L'incontro, volto a presentare un'analisi e proposte sul ruolo dell'azienda familiare come motore dello sviluppo sostenibile, ha riscosso il pieno appoggio del diplomatico.

Durante l'audizione è stato illustrato un documento, elaborato da un team di esperti coordinato dal Professor Attilio Celant, che propone soluzioni concrete per il settore.

ra le proposte chiave del documento figurano:

La promozione di percorsi formativi specializzati per i giovani, come gli ITS, per favorire il ricambio generazionale.

L'incentivo alla digitalizzazione per colmare il "digital divide" e migliorare la competitività delle imprese.

La creazione di "hub sociali" per rompere l'isolamento dei territori rurali e renderli più attrattivi.

Nicola Tavoletta, Presidente Nazionale di Acli Terra, ha sottolineato l'importanza della missione:
"Questa trasferta a Ginevra è stata fondamentale per tracciare una 'road map' che valorizzi la forza economica e sociale del modello dell'impresa familiare nell'agroalimentare. Il nostro obiettivo è rafforzarlo in Italia e in Europa ed esportarlo anche nei Paesi in via di sviluppo. È un modello che ha bisogno di maggiori diritti per i suoi componenti, in particolare sul welfare, ma anche di investimenti in formazione, tecnologia e infrastrutture. Dobbiamo rendere desiderabile l'idea di essere dirigenti in un'impresa familiare, dimostrando che non si tratta di un percorso di serie B rispetto ad altre realtà".

Una impresa epocale come confermato da Antonello Capua, Presidente di AGCI Agroalimentare

"Le Family Farm non sono soltanto unità produttive: sono presidi sociali, culturali e ambientali. Hanno garantito per decenni la coesione territoriale, la solidarietà intergenerazionale e la resilienza delle comunità rurali. Ma oggi, la crisi demografica, la mancanza di ricambio generazionale, la carenza di innovazione, la frammentazione politica e le nuove barriere economiche imposte da attori globali ci impongono di agire con urgenza. Serve una strategia europea che riconosca il valore identitario delle imprese agricole familiari e le sostenga con strumenti concreti: investimenti in formazione, digitalizzazione, accesso al credito, semplificazione burocratica e valorizzazione ambientale. Non possiamo permetterci di perdere questo patrimonio. È necessario supportare le 'Family Farm' per garantire la loro competitività e il futuro del settore rurale. Proponiamo la cooperativa agricola come soluzione concreta per superare le fragilità dell'impresa individuale, come il ricambio generazionale, e per accedere più facilmente a finanziamenti. L'obiettivo è promuovere un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità, l'inclusione e la comunità, che riporti il mondo rurale al centro della nostra società".

Le due associazioni hanno inoltre concordato un'agenda di lavoro comune per ampliare le relazioni internazionali e promuovere il tema a livello globale.

L’Italia, paese fondatore nel 1910 della Commissione Internazionale per l’Esplorazione Scientifica del Mar Mediterraneo e del Mar Nero (CIESM), torna oggi a far parte a pieno titolo del suo Consiglio Esecutivo. Fin dalla nascita della Commissione, l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano nella ricerca marina, distinguendosi per tecnologie all’avanguardia, infrastrutture scientifiche e missioni oceanografiche che fecero dell’Italia un faro internazionale in questo settore. Oggi, con 23 Stati membri, la CIESM continua a raccogliere e condividere dati scientifici di grande valore: dall’aumento delle temperature delle acque profonde, all’arrivo di specie aliene, fino ai rischi crescenti legati al cambiamento climatico. Il ritorno dell’Italia alla guida della CIESM segna la ripresa di una lunga tradizione di collaborazione scientifica internazionale, al di là delle frontiere geopolitiche. La Commissione esprime la sua profonda gratitudine all’Onorevole Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, all’Onorevole Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca della Repubblica Italiana, nonché a Sua Eccellenza Manuela Ruosi, Ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco, per il prezioso impegno che ha reso possibile questo risultato.

*Il Presidente nazionale di Acli Terra, Nicola Tavoletta*, esprime piena condivisione in merito alle *dichiarazioni in una recente nota, tra gli altri, dell'on. Silvio Lai, sulla gestione dell'epidemia di dermatite nodulare bovina (Lumpy Skin Disease) in Sardegna*.

"È fondamentale che il Governo fornisca risposte immediate e chiare sulle ragioni che hanno portato alla trasformazione dell'intera Sardegna in zona rossa, con un blocco totale della movimentazione dei bovini, senza alcuna distinzione territoriale o proporzionalità rispetto ai focolai," dichiara Tavoletta. "La scelta di estendere la zona soggetta a restrizione (Zur) all'intera isola appare sproporzionata, includendo anche territori indenni e lontani dal nucleo iniziale dell'epidemia, bloccando di fatto il commercio dei vitelli da ristallo."

*Acli Terra si unisce alla richiesta di chiarimenti, proposta tra gli altri, dall'on. Silvio Lai, sui criteri per l'istituzione delle Zone di Vaccinazione*, sulle condizioni per il recupero dello status di indennità sanitaria dell'isola e sulla possibilità di deroghe immediate per sbloccare le movimentazioni. Diventa urgente la convocazione di un tavolo tecnico con la Regione Sardegna, la Commissione europea, le autorità veterinarie e le organizzazioni agricole, verificando le misure adottate in altri Stati europei colpiti.

"Non possiamo accettare che la Sardegna debba pagare da sola il prezzo di scelte non coordinate e non proporzionate, che rischiano di mettere in ginocchio l'intera zootecnia isolana," conclude il Presidente Tavoletta, nel ribadire la necessità di un *intervento mirato per salvaguardare il settore agricolo e zootecnico sardo*.

Una delegazione nazionale di Acli Terra, guidata dal *presidente nazionale Nicola Tavoletta* e dal *direttore del CAA Acli Paolo Bartoli*, ha incontrato nella giornata di lunedì 14 luglio l'amministrazione comunale di Monte Urano per avviare una programmazione congiunta su temi cruciali per il territorio.

All'incontro, che ha visto la partecipazione anche di *Venanzio Pennesi*, Presidente di Acli Terra Macerata e *Stefano Del Sordo^, Presidente di Acli Terra Teramo, erano presenti *il sindaco di Monte Urano Andrea Leoni e il vice sindaco Marco Marziali*.

L'obiettivo dell'incontro è stato quello di definire strategie e azioni concrete in materia di *ambiente, sviluppo rurale e lavoro*, con un focus specifico sul contesto locale e sulle prospettive legate all'evoluzione dei rapporti internazionali. L'iniziativa sottolinea l'impegno congiunto delle parti per promuovere uno sviluppo sostenibile e opportunità occupazionali nella comunità di Monte Urano.

Promosso da Agrocepi in concertazione con Acli terra e Fenapi si è svolto, in video call, un confronto con l’ On. Sandro Gozi segretario, generale del Partito Democratico Europeo, e con l’ On. Teresa Bellanova, Vice Presidente del Partito democratico europeo.
I Presidenti di Agrocepi Corrado Martinangelo, di Fenapi Carmelo Satta e di Acli terra Nicola Tavoletta, hanno espresso la preoccupazione di migliaia di aziende del settore agroalimentare per i dazi minacciati dal presidente degli USA Donald Trump dal prossimo primo Agosto.
L’impatto sulle aziende europee ed italiane, in particolare su quelle del comparto sarebbe pesante ed estremamente oneroso.
“Il 30 per cento è un numero arbitrario e irragionevole non motivato in alcun modo, solo un’Europa Unita può contrastare quella che di fatto è la minaccia di una guerra commerciale che non farebbe bene a nessuno.” Ha dichiarato Corrado Martinangelo Presidente di #Agrocepi
Nella discussione è emersa l’ esigenza di rilanciare la campagna europea “Alimentiamo gli Stati Uniti d’Europa” contro ogni barriera avviata nella fiera internazionale di Mac frut a Rimini e l’ opportunità che l’ Europa assuma unitariamente tutte le iniziative necessarie a salvaguardare le nostre produzioni.

Il made in Europe per tutte le produzioni dell’UE
I Presidenti Martinangelo, Satta e Tavoletta hanno altresì richiamato l’attenzione sull’ obiettivo di costruire un modello Made in Europe in grado di integrare e promuovere tutte le produzioni nazionali.
Abbiamo bisogno, hanno dichiarato i tre Presidenti, di avere una sorta di ERASMUS per l’ Agroalimentare che faccia leva sulle qualità sovralimentari e che riassuma e promuova un “Gusto europeo”.
Negli interventi conclusivi sia l’ On. Bellanova che l’ On. Gozi hanno condiviso l’ innovazione di sistema e di processo promosso da Agrocepi, Acli Terra e Fenapi per il settore e con l’ impegno di tenere subito dopo la pausa estiva un seminario pubblico a Bruxelles sui temi richiamati con i Democratici europei e il gruppo parlamentare europeo di riferimento.

Nella suggestiva e storica Sala Concerti del Comune di Catanzaro, si è svolto il Congresso provinciale della FAPAcli ( Federazione Anziani e Pensionati delle Acli ), che superano, dopo oltre un decennio di commissariamento, la fase di immobilismo e si proiettano nell’impegno verso le molteplici sfide degli anziani, gli ambiti delle politiche sociali, in un Paese che ha la seconda età media più alta al mondo dopo il Giappone. A presiedere i lavori congressuali il Presidente regionale Acli, Davide Pitasi che ha portato il saluto di tutti gli aclisti calabresi. Nell’impegno aclista fatto di ottant’anni di esperienza i bisogni dell’economia della longevità vanno intercettati, studiati e indirizzati dentro un confronto condiviso di interventi per trovare soluzioni propositive e coerenti. Intanto occorre dare merito al Segretario regionale della FapAcli Saverio Sergi che nella relazione di base ha messo in evidenza le tematiche emergenziali degli anziani quali sanità, il dramma solitudine-relazionale, l’invecchiamento attivo, soffermandosi sul percorso positivo che  ha accompagnato la FAPAcli provinciale di Catanzaro verso la celebrazione del Congresso, riconoscendo anche al giovane Presidente delle Acli provinciali di Catanzaro. Infatti Alessandro Astorino ha dato un cambio di passo per aver lavorato in modo sinergico, mirato e costante a dare il ruolo che una grande Associazione deve svolgere in ambito territoriale, istituzionale, del laicato cattolico e del Terzo Settore e più in generale nelle relazioni sostanziali di solidarietà e sussidiarietà nell’area centrale della Calabria. La FAPAcli nelle sue finalità statutarie ha la promozione dei diritti degli anziani e dei pensionati, portatori di valori sociali etici e spirituali, organizzando anche attività culturali e sociali; valorizzando anche competenze ed esperienze, acquisite attraverso l’attività professionale e l’impegno sociale. Nel dibattito congressuale FAPAcli oltre alle tematiche sulle linee congressuali sono stati portati all’attenzione della numerosa platea nuovi e strategici punti di programma a cui la FapAcli del 2025 deve prepararsi, primo fra tutti stare sul punto di discussione che oggi gli anziani sono 14,6 milioni e nel 2045 saranno 19 milioni, un cittadino su tre. Pino Campisi, Presidente regionale Acli Terra Calabria, ha anticipato una delle sue proposte per istituire i Circoli Acli di Comunità per dare una risposta alla forte domanda di solidarietà e sussidiarietà proveniente dai quartieri delle periferie urbane e dai comuni delle aree marginali ed aree interne. Tanto più che il messaggio dell’accompagnatore spirituale don Salvino Cognetti, ha posto l’urgenza di ritornare su quei territori abbandonati, sofferenti e bisognosi di servizi di prossimità. Dal confronto è venuto fuori che bisogna approntare anche in Calabria una piattaforma sociale FAPAcli da condividere con le Associazioni che fanno parte del Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza ( https://www.pattononautosufficienza.it/ ). Infatti il Patto, a livello nazionale, raggruppa ben 61 organizzazioni, molte della società civile coinvolte nell’assistenza e nella tutela degli anziani non autosufficienti nel nostro Paese: rappresentano gli anziani, i loro familiari, i pensionati, gli ordini professionali e i soggetti che offrono servizi. Nella consapevolezza che persino i processi di digitalizzazione che dovevano superare distanze e fragilità rispetto alle problematiche socio-assistenziali e della segregazione oggi invece siamo in presenza di una forte accentuazione dei divari che penalizzano le periferie, i “non luoghi” e quindi le fragilità e le solitudini di anziani ma anche di tanti giovani che soffrono la mancanza di lavoro, la povertà educativa, la mancanza di abitazioni dignitose. Come Acli abbiamo il compito di interrogarci e orientare persone e istituzioni per convergere sulle cose da fare, condividendo con altre realtà associative la problematica dell’invecchiamento che già anticipa un’emergenza sociale di enorme disagio e povertà. Dopo la riforma del Terzo Settore è in essere un cambio di paradigma, una nuova antropologia della questione sociale. La stessa Corte costituzionale attraverso la sentenza n. 131 del 2020 ha sintetizzato il ruolo degli ETS per quanto riguarda la co-progettazione :<< "Gli enti del terzo settore, per il loro fondamento e la loro proiezione costituzionale, concorrono a definire il patrimonio costituzionale nazionale, specialmente per ciò che attiene alle modalità in cui si invera il principio di solidarietà>> E ancora: << È naturale che siano favorite e si instaurino dinamiche di condivisione tra sfera pubblica e sfera privata rispetto alle quali il diritto pubblico è chiamato a individuare forme giuridiche adeguate”[ …] “In questa fase di crisi, ma anche di trasformazione globale, per il mondo del terzo settore si apre l’opportunità di assumere un ruolo guida del cambiamento… L’alleanza fra amministrazioni, cittadini ed enti del terzo settore potrà contribuire alla tenuta psicologica del Paese, perché quando questi soggetti collaborano fanno comunità >>. Ai lavori congressuali erano presenti oltre al Presidente regionale Davide Pitasi i dirigenti aclisti: Giamaica Pontillo, Pino Campisi, Salvatore Conforto, Maria Donato, Filippo Moscato, Claudio Romanò, Giuseppe Basile, Santina Bruno, Antonello di Cello, Carmelo Campolo. Nasce da questo spirito sociale della solidarietà e della sussidiarietà la nuova fase della FAPAcli di Catanzaro. Segretario FAP Acli provinciale è stato eletto Luigi Basile, a cui il Comitato ha affidato le tante e complesse linee programmatiche da realizzare.

La Redazione

La Presidenza Nazionale di Acli Terra con tristezza annuncia la scomparsa dell'amica e collega Teresa Coppola, Presidente regionale dell'Associazione.

Il Presidente Nicola Tavoletta, la Vice Presidente Vicaria Arianna Zizzo, sua conterranea, e tutti i componenti della Presidenza e della comunità di Acli Terra si stringono intorno al marito Ernesto e a tutta la famiglia.

La Presidenza Nazionale di Acli Terra è lieta di annunciare la nomina di Massimo De Simoni, attuale Presidente regionale di Acli Terra del Lazio, a Consigliere di Amministrazione del Centro Agroalimentare Roma (CAR).

La nomina, firmata nella giornata di lunedì 23 giugno dal Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, è stata accolta con gratitudine da tutta l'Associazione Professionale Agricola delle ACLI, che ringrazia il Sindaco per l'attenzione dimostrata nei confronti di un proprio stimato dirigente.

Acli Terra porge i migliori auguri di buon lavoro al collega De Simoni, certa di trovare in lui un punto di riferimento autorevole e competente. L'Associazione confida che il nuovo incarico si tradurrà in un'efficace tutela del lavoro e della sua sicurezza, sia sotto il profilo economico che tecnico, all'interno di una realtà strategica come il Centro Agroalimentare Roma.

Per la Consulta la sanzione deve essere proporzionata alla gravità delle singole condotte.

 

 

Come noto, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 40 del 2023 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 comma 1, primo periodo, del d.lgs. n. 297/2004, recante “Disposizioni sanzionatorie in applicazione del regolamento (CEE) n. 2081/92, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari” nella parte in cui prevede la sanzione amministrativa unica di € 50.000,00 e ciò per la violazione dei principi di cui all’art. 3 della Carta, in combinato disposto con gli artt. 42 e 117, quest’ultimo in relazione all’art. 1 Prot. addiz. CEDU, che postulano, nell’ordinamento, il principio di di proporzionalità tra l’illecito e la sanzione.

Tale principio ricalca quello posto alla base della analoga decisione della Consulta, con la quale è stata dichiarata illegittima la norma (art. 7, comma 6, secondo periodo, del d.l. n. 158/2012 convertito nella legge n. 189/2012) che prevedeva una sanzione di 50.000,00 per l’inosservanza di taluni obblighi informativi sui rischi connessi al gioco d’azzardo.

LaCorteCostituzionaleritiene,infatti,chel’art.4deld.lgs.297/2004presentiimedesimiprofilidiillegittimità della norma sopracitata, proprio perché “una sanzione fissa può superare il dubbio di legittimità costituzionale solo ove le infrazioni ad essa riconducibili siano tanto gravi da non renderla manifestamente sproporzionata”, ciò in quanto la fissità della sanzione non permette di tener conto della diversa portata e gravità delle singole violazioni.

Nel caso della norma sul DOP, poi, “l’entità della sanzione sarebbe di notevole rilievo, anche a volerla rapportare a capacità economica non modesta, e il ventaglio delle condotte sanzionate sarebbe vasto, punendo la previsione l’inadempimento alle prescrizioni o agli obblighi, impartiti dalle competenti autorità pubbliche, comprensivi delle disposizioni del piano di controllo e del relativo tariffario concernenti una denominazione protetta”.

Ma veniamo al merito della vicenda anche per poter cogliere la portata pratica della decisione in commento.

Il giudizio di legittimità trae origine dal procedimento di impugnazione della sanzione de qua ad opera di un istituto di controllo di un famoso marchio DOP del nord Italia che aveva subito l’applicazione di tre sanzioni amministrative in relazione ad altrettante violazioni della normativa sui controlli DOP.

In particolare veniva contestato all’ente di: 1) avere omesso di rilevare che un’azienda agricola aveva rettificato un’annotazione sulla certificazione unitaria di conformità, utilizzando modalità diverse da quelle prescritte dal “manuale 1”; 2) avere omesso di rilevare l’errore del produttore che mancava di riconoscere un alimento introdotto per la lavorazione, violando regole del “manuale 2”; 3) non avere debitamente sottoscritto per presa visione il registro di un produttore, contravvenendo, ancora, a una regola del “manuale 2”.

L’opposizione avverso le sanzioni veniva rigettate sia in primo che in secondo grado e, in particolare la il giudice di appello pronunciava la manifesta infondatezza della sollevata questione di legittimità costituzionale della norma applicata.

L’ente sanzionato ricorreva, pertanto, in cassazione, senza però insistere sulla questione di costituzionalità, che veniva però, promossa d’ufficio dai giudici di legittimità rimettendo la questione alla consulta, ritenendola pregiudiziale alla decisione della controversia.

Come detto, infatti, era chiara la percezione della corte di legittimità della antigiuridicità di una norma che mette sullo stesso piano violazioni relative ad inadempienze di diversa entità e gravità, palesando un evidente difetto di proporzionalità.

AntigiuridicitàcuilaConsultariconoscedirangocostituzionaleritenendolanormaincontrastoconiprefati principidellanostraCarta,ciòpostoesancitosiponevailproblemadifornireun’alternativachenonponesse nelnullalaportatadellanorma,privandodisanzionicomportamentiritenutilesividallalegislazioneeuropea di settore (regolamento UE n. 1151/12) che: “richiede di controllare i produttori, vigilare sull’attività dei soggetti che certificano la qualità dei prodotti e di prevedere sanzioni nei confronti di tutti gli operatori del sistema”. (cfr. sent. cit.)

Esclusa dall’ordinamento la norma ritenuta anticostituzionale rimaneva quindi il problema di attuare le suddette norme sovranazionali; questione risolta attingendo al “sistema parallelo” previsto per le produzioni da agricoltura biologica (regolamento UE n. 848/2018).

La soluzione è stata infatti rinvenuta sostituendo la sanzione censurata con altra in linea con i principi costituzionali di proporzionalità, che sia modulabile in base all’entità e gravità delle violazioni commesse.

IntaleotticalaConsultastatuisce,infatti,che:“si deve, perciò, ritenere ragionevole che le violazioni più gravi siano punite con la sanzione pecuniaria di 50.000,00 euro nel rispetto della scelta legislativa originaria, dovendosi, al contempo, individuare la forbice edittale entro cui commisurare la sanzione.” (Cfr. sent. Corte Cost. cit.).

La norma di cui all’art. 8 comma 1 del d.lgs. n. 20 del 2018 adotta, infatti, un criterio secondo il quale le condotte rilevanti vengono prima indicate e poi ripartite sul piano sanzionatorio in ragione della loro decrescente gravità.

In conclusione, tale...”piena omogeneità finalistica consente di assumere la disposizione in questione come “punto di riferimento” per l’individuazione della soglia minima della sanzione da applicarsi alla struttura di controllo di produzioni DOP e IGP” (Cfr. sent. cit.).

In applicazione di siffatto principio, pertanto, nei casi regolamentati dalla disposizione dichiarata incostituzionale, sarà applicabile una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 10 mila euro ad un massimo di 50 mila euro.

Avv. Emanuele Del Duca

Cultore delle materia diritto commerciale Università della Calabria Commissione legislativa nazionale Acli Terra