14 Ott 2026

LE REALI FABBRICHE DEL FERRO IN CALABRIA - Tra storia e archeologia industriale

02 Ott 2026 71

Le reali fabbriche del ferro in Calabria, questo è il titolo del libro di Danilo FRANCO, ecomuseologo e studioso di archeologia industriale calabrese, che ci racconta, nel suo ultimo lavoro, la storia di quando la Calabria era industriale e si inseriva a pieno titolo e con forza nel vasto complesso industriale del Regno Delle Due Sicilie. Con il libro l’autore cerca di dare completezza al suo precedente lavoro “Il ferro in Calabria” e di ricollocare nel grande libro della nostra regione e del Meridione alcune, a dire il vero tante, pagine mancanti, strappate dalla storiografia “ufficiale”. Il testo è un ulteriore tassello che arricchisce la conoscenza della laboriosità dei calabresi in un passato non molto lontano da noi. Leggendolo, si riscoprono vicende e storie sconosciute e viene posto l’accento su ciò che “possedeva”, il comprensorio industriale calabrese delle Serre Calabre-Vallata dello Stilaro, attivo, dall’epoca pre magna-grecia, sino al finire del secolo scorso. Miniere, ferriere, fabbriche d’armi, villaggi operai, e una tecnologia che lo poneva alla pari di altri poli industriali europei. Questo patrimonio industriale, materiale e immateriale, fa sì che la vallata della fiumara Stilaro, e il suo comprensorio, sia oggi considerata: la “culla” della prima industrializzazione meridionale. L’industria calabrese non fu un capriccio del governante di turno, ma fu fortemente voluta per la ricaduta economica che essa produceva, innescata soprattutto dalla presenza, nei dintorni di Pazzano, Bivongi e Stilo di ricche mineralizzazioni di limonite, pirite, calcopirite, galena e tanti altri minerali. A fianco delle miniere, l’indispensabile presenza di vasti boschi, utili per ottenere il carbone vegetale e delle acque delle fiumare per ricavare l’energia motrice costituivano il sistema fabbrica e consentivano una attività a ciclo continuo. L’apparato industriale, quello calabrese che fu ritenuto utile e vantaggioso mantenere in vita da tutte le dinastie che si sono alternate alla guida politica del Meridione, tranne che da quella Sabauda, che dopo l’unificazione d’Italia la depotenziò e in breve la dismise. Le evidenze archeologiche industriali emergono da ricerche ultra-trentennali, effettuate sul territorio, che hanno consentito di scoprire che in passato il comprensorio Stilaro-Serre Calabre, recitava un ruolo determinante nell’economia del regno a cui apparteneva, tanto da consentire alla Calabria di essere una tra le regioni, se non la più industrializzata, della penisola italiana, nella quale non vi era disoccupazione, e che attirava maestranze da altre parti d’Italia e dell’Europa. Già la copertina introduce su ciò che verrà messo inevidenza nel corpo del libro.

Essa mostra un paesaggio minerario e siderurgico attivo nel 1600 nei pressi di Pazzano. È una interpretazione artistica di un pittore fiammingo Luca Van Valckenborg che “racconta “con la sua arte e con estremo dettaglio una giornata di lavoro del polo siderurgico-minerario di Pazzano. Ci mostra come avveniva attuata la “trasformazione“ del minerale, la limonite, in ferro attraverso un ciclo, che dalla estrazione dalle miniere e dalla frantumazione giungeva alla ferriera che realizzava il ferro e i manufatti, passando dalla fusione del minerale e alla sua trasformazione in ghisa negli altoforni. Nel testo si individuano i maggiori centri siderurgici della Calabria che furono in passato e in epoche diverse: Bivongi, Cardinale, Guardavalle, Mongiana, Pazzano, Reggio Calabria e Stilo.

 Lo studio ci fa conoscere reperti di archeologia industriale e soprattutto la storia, che essi ci tramandano. Vari sono i di “temi”, contenuti nelle pagine, tutti collegati tra essi da un unico comun denominatore: la storia della siderurgia calabrese nel corso dei secoli. Temi e opifici che tracciano un percorso tematico, una vera e propria “Via del ferro” che si inerpica, partendo dal “Greco Mar”, sino a raggiungere gli altopiani delle Serre Calabre. Il percorso ha inizio dal territorio magno-greco di Kaulonia, per giungere sino alla fine del 1800 agli opifici Borbonici delle Serre. L’economia locale, traeva un notevole beneficio, se si pensa che intorno al polo siderurgico-armiero-minerario di Mongiana, Stilo, Pazzano, negli ultimi secoli della sua attività trovavano lavoro circa 1500, addetti in modo diretto, con un indotto quantificabile ad altri circa 4000. La ricerca si sofferma su aspetti sociali, economici, storici e tecnologici che, hanno caratterizzato questa attività e condizionato in positivo l’intero comprensorio e che hanno trasformato nel corso dei millenni un paesaggio rurale in uno industriale. L’unico paesaggio industriale presente in Calabria che ancora oggi ci ricorda il suo trascorso.Molti i siti archeo-industriali in Calabria che ancora oggi, se pur dimessi, caratterizzano il territorio: le fonderie di Mongiana e Ferdinandea con le numerose ferriere, la fabbrica d’armi di Mongiana, le miniere di Pazzano, la ferriera di Pazzano e Bivongi, ecc. Ma nel testo, si rimarca anche l’incidenza sociale che queste attività hanno avuto e che cosa furono capaci di fornire al resto del meridione. Opere importanti del Regno di Napoli, furono realizzate in Calabria. I tubi dell’acquedotto Carolino, della Regia di Caserta, oltre 40 km, furono realizzati dal Vanvitelli nelle Ferriere della fiumara Assi,  I primi ponti in ferro d’Italia furono realizzati a Mongiana e nelle ferriere di Carlo Filangieri a Cardinale e i binari della prima ferrovia italiana, la Napoli-portici furono realizzati con la ghisa di Mongiana. La ghisa prodotta a Mongiana consentiva le produzioni dell’industria metalmeccanica di Pietrarsa, fornendo un notevole aiuto all’intera industria metalmeccanica del Regno. Dalle pagine, emergono anche nuove risultanze provenienti da archivi, che hanno consentito di avere a disposizione interessanti atti notarili secenteschi e settecenteschi e alcune rare cartografie. Atti che, consentono di riempire alcuni "vuoti" temporali e di avere maggiore chiarezza sulla reale consistenza del polo industriale siderurgico esistente nelle montagne delle Serre Calabre. Patrimonio archeo-industriale che cresce sempre di più a mano a mano che si approfondisce la ricerca negli archivi e nel più grande archivio della storia che è il territorio.  Non solo storia e archeologia industriale, ma anche un excursus sulla evoluzione dei forni fusori, partendo dai primi forni per il ferro primordiali, per giungere ai moderni altoforni, passando da quelli a “suola”, a “camino”, alla “catalana”, allo” stuckoffen” a quello a “manica” al “cannecchio”. In appendice è “presentato” un approfondito studio del villaggio siderurgico settecentesco, di “Chiesa Vecchia”, sito nel “Bosco di Stilo”, sopravvissuto miracolosamente alla dismissione della siderurgia calabrese. Completa il lavoro una breve descrizione del ciclo di produzione del ferro, per far comprendere la complessità e la tecnologia raggiunta nel polo siderurgico operante nelle montagne delle Serre Calabre quando la Calabria era industriale ed economicamente all’avanguardia. Quindi una storia tutta da leggere per conoscere a fondo una Calabria industriale e operosa, diversa da quella di oggi.

 

Pino Campisi