
Alla presentazione del libro “La primavera in Calabria – Una passione per la propria terra che va oltre l’impegno politico” ( Rubbettino Editore - 2025 ) di Vitaliano Papillo, stimato operoso presidente del GAL ( Gruppi di Azione Locale ) Terre Vibonesi, tra i più dinamici e innovatori, mi ha attirato il titolo denso di significato verso questa terra che molti collocano, da sempre, ai margini e la prefazione di Romeo Salvatore Bufalo, già docente di Estetica all’Università della Calabria, originario di Dinami (VV), che porta come titolo “ La rinascita del sud comincia dalla bellezza”. E poi, anche il luogo di presentazione, la nuova libreria Ubik di Lamezia Terme, crocevia di incontri culturali di un certo livello. Come dire è stata una serata straordinariamente ricca di nutriti elementi che hanno dato al volume di Vitaliano Papillo una accoglienza del tutto meritata. Il libro di Papillo nasce da una narrativa propositiva e strettamente legata alla storia di un territorio vissuto e sostenuto con azioni propulsive mai praticate prima. Sono diversi i punti trattati che ci impegnano a dire che lo svolgimento del ruolo politico-istituzionale può, ancora oggi, tracciare una direzione importante, di utilità sociale e civile. D’altra parte Salvatore Bufalo nella …prefazione riconosce che “Vitaliano Papillo fa parte di quella ( purtroppo esigua ) schiera di giovani politici e amministratori meridionali la cui efficace ed innovativa azione pubblica, svolta in diversi ambiti, costituisce, per molti cittadini ormai rassegnati al peggio, più di un motivo di speranza”. E ancora : << Questa realtà autoevidente che sta alla base del nuovo modo di fare politica è la bellezza incomparabile del territorio in cui viviamo, che, qualora non venga intesa come pura contemplazione o come semplice attività ricreativa e, fondamentalmente inutile, , come avrebbe detto il compianto Nuccio Ordine,…può diventare un formidabile elemento propulsivo di una interessante progettualità politica che produce benefici materiali, oltre che spirituali>>.
E poi puntare sulla bellezza significa, per esempio, sviluppare la memoria storica collettiva dei cittadini depositata in alcuni luoghi cruciali del territorio>>. Ora, tentiamo di entrare nella narrazione politica, come dire, su cosa si costruisce, secondo Papillo, lo sviluppo del territorio e soprattutto mettere in luce le <<cose fatte>> e l’impatto che ne deriva e che sia misurabile. In buona sostanza andare a verificare la <<causazione>> come dicono gli esperti di valutazione delle politiche pubbliche a verificarne i processi e gli effetti su un determinato territorio e le popolazioni che lo abitano e lo vivono. Certo, vi sono altre variabili che incidono ma alla base del ragionamento dell’autore è che sia possibile impiantare una forma di sviluppo autopropulsivo delle risorse territoriali identitari. Che a ben leggere, approfondire e comparare, possiamo dire, che dai vari progetti finanziati dal dinamico Gal delle Terre vibonesi, questo micro-sviluppo diventa generativo e moltiplicatore di un territorio che, purtroppo, ha annoverato comuni poveri e marginali, causa la denatalità, l’emigrazione e la mancanza di servizi adeguati per poter <<restare>>. Intanto, da volume viene in emersione un elenco di <<cose fatte>> sia durante il suo mandato di sindaco e come presidente del Gal. Il petrolio bianco di Gerocarne, un impegno costante per assicurare il fabbisogno idrico ai cittadini, un bene primario raggiunto con l’ammodernamento della rete idrica.
Il turismo senza mare e il borgo dei vasai due paradigmi che danno l’idea che si può fare anche <<altro>> di pari importanza. Papillo ci dimostra, sempre attraverso una forma di economia da costruire dal basso, che esistono storie e risorse che hanno fatto la Calabria antica e moderna, che mancano altrove e pertanto spendibili solo su questi territori. Paesaggi unici come tutte le pre-serre e Le Serre, fiumi incontaminati che trasmettono qualcosa ai cercatori di <<senso>>, agli artigiani maestri vasai di Gerocarne che con l’arte dell’argilla producono oggetti, pezzi unici, come avveniva centinaia di anni fa. Pensando pure all’archeologia industriale di Mongiana, oppure al possibile itinerario-attraversamento di territorio, circa sessanta chilometri che iniziano da Soriano fino a Serra San Bruno per raccontare mille anni di storia. Ma anche il contemporaneo che richiama l’antico il << Nostoi Fest>>, i Ritorni. Qui ci sarebbe bisogno di tanti ritorni non solo di chi è partito, ma anche di presenze e ritorni culturali, come si è verificato con gli artisti di strada e altre azioni di visibilità strategica e creativa come l’uscita dell’A2, la Salerno-Reggio Calabria, oggi Autostrada del Mediterraneo, che ha portato milioni di viaggiatori autostradali a conoscere l’esistenza di due borghi storici, quali Soriano e Gerocarne.
Vito Teti nella “Restanza” un volume di enorme successo, sostiene che << Ci vorrebbe una più accorta antropologia dei paesi per creare un progetto capace di oggettivizzare bellezza e valori, di farsi pietra ferma e insieme vento che porta semi in cerca di terra>>. Sicuramente tutto questo è vero, però dobbiamo dirci con massima chiarezza, con realismo, che le nostre aree interne non hanno ancora superato il peso di essere marginali, perché la verità, quella non solo osservata ma vissuta, ci conferma che sono ancora dentro un duro processo di spopolamento, di denatalità, di emigrazione giovanile e di chiusura di attività artigianali e soprattutto mancanza di servizi e scuole che chiudono, strade dissestate che isolano. Detto questo, si condivide che bisogna <<alzare il livello>> con investimenti che tutelino beni immateriali. E anche con investimenti europei FSE+ , GAL e PSR , per creare nuove occasioni di lavoro con progetti mirati, indirizzati alla valorizzazione di produzioni che portano valore economico e identità. Senza nuove occasioni di lavoro, entro i prossimi cinque – dieci anni, si rischia di assistere ad un museo della memoria a cielo aperto. Il <<metodo Papillo>> chiamiamolo così, ha finanziato con il GAL 152 progetti per imprese e cooperative, con la consapevolezza di << puntare a creare connessioni tra agricoltura, turismo e identità locale, facendo leva sulle eccellenze del territorio per uno sviluppo sostenibile e integrato>>. Tutto questo va rafforzato, creare un sistema economico in rete. Senza dimenticare che bisogna costruire un altro pezzo di strada che fa vivere le nuove imprese. Creare strumenti di mobilità culturale e turistica per far venire qui in queste aree e paesi le persone, le famiglie e gli appassionati della natura. Bisogna, in buona sostanza, ripopolare attraverso il turismo naturalistico, religioso e culturale. Ambiti a cui può essere data dare una risposta. Che crediamo avverrà ad ottobre durante la convention del GAL Terre Vibonesi e che si terrà presso la Villa Clopé, radunando amministratori, operatori economici, culturali e politici. Questa sarà l’occasione per un ulteriore salto di qualità che trova nella nascita del Marchio Territoriale di Qualità lo strumento per un nuovo paradigma dello sviluppo.
Pino Campisi
Presidente Acli Terra Provinciali di Catanzaro





