14 Apr 2026

INAPP (Istituto Nazionale per l’analisi delle Politiche Pubbliche) Ministero del lavoro e OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico): migrazioni, lavoro e integrazione in Italia.

06 Mar 2026 207

Partire dall’analisi di contesto diventa una sosta necessaria per ragionare su quanto sta avvenendo in Italia rispetto alle politiche migratorie e di integrazione. L’incontro organizzato da INAPP, Ministero del lavoro e Welfare e OCSE ci consegna un rapporto di straordinario approfondimento e rigore scientifico. Il lavoro di ricerca merita una lettura su tre specifici ambiti: immigrazione, inclusione e integrazione lavorativa. Un lavoro costruito non solo sulle statistiche, benché necessarie, ma sulle politiche delle migrazioni e del lavoro, delle opportunità di creare nuova impresa e nuove competenze, possibilmente certificate. Tutte politiche che sono collegate all’integrazione, per una nuova dinamica che sia inclusiva e produttiva. Nel senso che in chi immigrato va vista non solo l’opportunità di credere in una nuova generazione che cercano sicuramente una vita dignitosa migliore, motivazione che accomuna tutte le emigrazioni di ogni tempo. In questo rapporto Ocse che l’Inapp ha voluto discutere e comparare, bisogna guardare ad un orizzonte possibile di una immigrazione capace di produrre bene e benessere di <<integrazione collettiva>>, considerato che in Italia la presenza di immigrati risulta essere oggi di 6,4 milioni, una delle più grandi popolazioni immigrate dell’Unione Europea. Il presidente Inapp, Natale Forlani, pone dentro il dibattito, alcuni punti:<< …la nostra capacità di attrarre risorse umane qualificate non è elevatissima e tenderà, se non si interviene, a peggiorare, in più con l’affermarsi dell’IA avremo un mercato che richiede figure specialistiche e la domanda di lavoro sarà superiore all’offerta disponibile. Bisogna valutare lo stato delle nostre politiche, sia dal punto di vista dei flussi migratori degli ingressi, sia della capacità di integrare, attraverso un processo di mobilità economica e sociale delle persone che arrivano. Nei prossimi dieci anni perdiamo, per pensionamento, 6 milioni di persone e l’occupazione migratoria, in termini di contributi alla crescita dei tassi di occupazione è una componente decisiva. Il saldo pensionamenti-immigrati non lo fa la demografia ma la domanda-offerta>>. Stefano Scarpetta, Direttore occupazione, lavoro e affari sociali dell’OCSE, sostiene che l’immigrazione è un tema di estrema importanza per l’oggi e per il domani per il nostro Paese, presentando due rapporti sullo stato degli immigrati in Italia, che non è solo un problema di flussi ma di opportunità di lavoro e di competenze. La percentuale di immigrati nel periodo 2014.2024 nei paesi OCSE è aumentata dal 9% al 12%. Inoltre molte imprese hanno difficoltà strutturali a trovare lavoratori e in alcuni settori sono sotto pressione: servizi alla persona, l’agricoltura e la ristorazione. Ma vi è anche un altro Rapporto OCSE-demografia laddove viene messo in risalto che << in media nei Paesi Ocse la popolazione in età lavorativa si ridurrà dell’8% nel 2060. In Italia la riduzione sarà del 34% e per un’economia che vuole mantenere se non continuare a crescere il suo reddito pro-capite, con un terzo in meno della potenziale forza lavoro. Alcuni dati ci confermano che gli immigrati sono un importante contrappeso demografico per l’Italia. Sei milioni di immigrati, numero tra i più alti dell’UE; più di 300.000 persone nate in Italia hanno due genitori immigrati e 9 immigrati su 10 sono in età lavorativa. Rispetto poi al settore lavorativo abbiamo il 31% di occupati nella cura della persona; il 20% in agricoltura e il 19% nell’ospitalità e ristorazione. In futuro anche nella manifattura sorgerà la problematica poiché ci sarà carenza di personale. Altro punto venuto fuori durante il confronto è sul livello di istruzione degli immigrati in Italia che tende ad essere basso. Infatti siamo un paese che attira immigrati con basso livello di istruzione. Secondo il Direttore Stefano Scarpetta, è che in Italia vi sia un problema generale per l’accesso alla formazione professionale e poi siamo uno dei Paesi in cui la formazione professionale degli adulti è tra i più bassi. In ogni caso vi è un numero di immigrati che arrivano da noi con competenze più elevate rispetto al passato, rimanendo il fatto che gli immigrati sono coloro che ricevono meno formazione e bisognerebbe riconoscere le loro competenze. Secondo L’OCSE abbiamo: il tasso di occupazione degli immigrati in Italia è più alto delle persone nate in Italia; nel Sud Italia il tasso di occupazione è 52 % per gli immigrati, sopra il 48 % dei nati in Italia; Nel Nord, il tasso di occupazione degli immigrati è molto elevato (68 %), ma sotto quello dei nati in Italia ( 70 % ) . Emerge anche un dato importante: il 14% degli immigrati lavora in occupazione ad alta qualifica. Vi è anche un dato che deve far riflettere e che il Rapporto OCSE sottolinea:<< Elevati livelli di povertà, sovraffollamento abitativo e bassi tassi di acquisizione della cittadinanza riflettono persistenti barriere strutturali all’integrazione sociale. Un immigrato su tre in Italia vive in condizioni di povertà. La povertà lavorativa è tra le più elevate nell’OCSE (22%): sebbene gli immigrati rappresentino il 15% degli occupati, essi costituiscono il 31% delle persone in condizione di povertà pur lavorando. I costi abitativi appaiono moderati, ma ciò riflette un diffuso sovraffollamento e condizioni abitative spesso inadeguate. L’acquisizione della cittadinanza rimane difficile e solo il 40% degli immigrati con almeno dieci anni di residenza ha ottenuto la cittadinanza italiana >>. Interessante l’intervento di Massimo Temussi, Direttore Generale delle Politiche attive del lavoro - MLPS , il quale sostiene che la prima leva per essere attrattivi e per essere inclusivi è sicuramente la dignità del lavoro. Bisogna pensare anche ad utilizzare di più la formazione professionale come la prima politica attiva. Siamo gli ultimi in Europa per capacità di attrarre talenti. Senza nascondere che nonostante il 63% delle imprese italiane continuano a cercare profili Stem che sappiamo rappresentano le figure specializzate in materie scientifiche e tecnologiche, noi raggiungiamo solo il 18%. Interessante nella disamina dei vari ambiti del convegno INAPP e OCSE è l’aumento degli imprenditori immigrati che allo stato raggiungono quota 787 mila nel 2024 ( 10,6% del totale). In dieci anni (2014-2024) gli immigrati sono cresciuti più del 24%, mentre gli italiani sono diminuiti del ( - 5% ).

All’importante incontro nazionale hanno partecipato: Corrado Polli – ricercatore Inapp; Gianni Rosas – Direttore dell’Ufficio per l’Italia e San Marino ILO; Riccardo Cuomo – Dirigente area politiche del lavoro Unioncamere; Agostino Di Maio -Direttore generale Assolavoro; Antonio Di Franco – Segretario generale FILLEA CGIL ; Cinzia Contti – Ricercatrice Istat ; P. Camillo Ripamonti – Presidente Centro Astalli; Simohamed Kaabour – Direttore Pontos Euromediterraneo in dialogo; Conclusioni: Alessandro Lombardi – Capo Dipartimento politiche sociali, terzo settore e migratorie, Ministero del lavoro. Ha moderato l’incontro – Bianca Lucia Mazzei – giornalista Il Sole 24 Ore.

Pino Campisi

Presidente Acli Terra Provinciali Catanzaro

Esperto politiche del lavoro

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Marzo 2026 07:37