20 Set 2026

Ogni reperto recuperato è un pezzo di memoria restituito al futuro”

05 Nov 2025 781

L'intervista al Presidente ANC Tutela Patrimonio Culturale, Roberto Lai, evidenzia il suo impegno a difesa del patrimonio italiano, proseguito dopo la carriera nei Carabinieri TPC. Lai sottolinea il ruolo cruciale di divulgazione dell'Associazione, anche tramite fumetti, per educare i giovani alla legalità. Ricorda con orgoglio il recupero di capolavori come il Vaso di Assteas e il Trapezophoros, simbolo di rinascita culturale. Conclude evidenziando la partnership con Acli Terra, che unisce la difesa dei beni culturali e dell'identità agricola nel progetto "Colture & Culture".

D: Presidente Lai, oggi guida la Sezione e il Nucleo dell’ANC Tutela Patrimonio Culturale. Cosa rappresenta per lei questo nuovo ruolo?
R: È la naturale prosecuzione di un impegno che porto avanti da una vita. Dopo una lunga carriera operativa nel Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, questo incarico mi consente di continuare a difendere e promuovere i valori legati al nostro patrimonio culturale. Lo faccio con altri colleghi e colleghe, volontarie e volontari, in un contesto associativo in cui la cultura è anche servizio alla collettività.

D: L’ANC TPC è oggi molto attiva sul piano divulgativo. In che modo?
R: Siamo impegnati soprattutto in attività didattiche e divulgative: incontri nelle scuole, workshop, conferenze pubbliche e mostre. Abbiamo scelto anche uno strumento insolito ma potentissimo: il fumetto. Raccontiamo le indagini più significative con un linguaggio accessibile ai giovani. Cultura della legalità e storia dell’arte possono – e devono – dialogare anche così.

D: Uno dei casi più noti della sua carriera è il recupero del vaso di Assteas. Che ruolo ha avuto in quell’operazione?
R: È stata una delle indagini più complesse e appassionanti condotte in seno alla Sezione Archeologia del Reparto Operativo Carabinieri TPC. Il vaso di Assteas, raffigurante il “Ratto d’Europa”, era finito al Getty Museum di Malibu. Grazie a un lavoro investigativo minuzioso siamo riusciti a dimostrarne l’origine illecita. Non è solo un capolavoro dell’arte magnogreca, ma una testimonianza identitaria. Oggi ne raccontiamo la storia anche ai ragazzi, con un fumetto che ripercorre tutte le fasi dell’operazione.
“Recuperare il vaso di Assteas è stato come rimettere in piedi un monumento rubato alla dignità culturale del nostro Paese.”

D: Anche il Trapezophoros di Ascoli Satriano è tornato in Italia grazie a un’operazione in cui lei ha avuto un ruolo importante. Cosa ricorda di quel caso?
R: Il Trapezophoros è un’opera di straordinaria bellezza: una mensa funeraria in marmo del IV sec. a.C., con due grifoni che sbranano un cervo. Era finita negli Stati Uniti dopo un traffico clandestino che abbiamo smascherato grazie a un grande lavoro di squadra coordinato dal compianto magistrato Paolo Giorgio Ferri. Il valore artistico è indiscutibile, ma ciò che conta davvero è il valore simbolico: un pezzo della storia dell’Italia meridionale finalmente restituito. Anche in questo caso, abbiamo deciso di trasformare l’indagine in un racconto illustrato per le scuole.
“Quando un capolavoro trafugato torna nella sua terra, non è solo giustizia: è rinascita culturale.”

D: Tra i casi più noti della sua carriera c’è anche il recupero della Triade Capitolina. Cosa ha rappresentato per lei?
R: La Triade è molto più di una scultura: è un simbolo religioso e politico di Roma antica. Quando la recuperammo capii subito l'importanza del ritrovamento, ma è stato solo quando un amico mi disse che suo figlio l’aveva trovata sul libro di storia che mi resi conto di aver davvero scritto con il collega Tomassi e con la squadra della Sezione Archeologia una pagina di storia.
“Solo quando entra nei libri di scuola capisci che il tuo lavoro è diventato parte della memoria collettiva.”

D: Che rapporto si crea con le persone che violano il patrimonio, come i tombaroli?
R: Ho sempre mantenuto il giusto distacco, ma senza mai dimenticare il rispetto per la persona. Ricordo il caso di Casasanta: durante l’arresto evitammo le sirene, niente manette. Mi salutò con un “Lai, avete vinto voi. La Triade esiste”. Non era un collaboratore, ma comprese la portata di ciò che era accaduto.
“La divisa ti dà autorevolezza, ma il rispetto te lo conquisti con l’umanità.”

D: Dove si trova oggi la Triade Capitolina?
R: Al Museo Rodolfo Lanciani di Guidonia Montecelio, dove è valorizzata e visitata da tanti. In occasione sia del ventennale, che del trentennale del suo recupero, abbiamo deciso di raccontare la sua storia anche in un fumetto realizzato insieme al collega Tomassi. Un modo diverso per fissarla nella memoria collettiva.

D: L’Arciere orante recuperato negli USA ha un significato speciale per lei, vero?
R: Assolutamente. Era diventato il simbolo di un museo americano, ma veniva da Sant’Antioco, il mio paese. Riportarlo in Italia è stato un atto di giustizia, ma anche un gesto affettivo verso le mie radici.
“Ogni reperto che torna è come un figlio che rientra a casa dopo un lungo viaggio.”

D: Quanti reperti ha contribuito a recuperare nella sua carriera?
R: Non sono i numeri che contano. Ogni oggetto ha una storia, un’identità, un legame con il territorio. Recuperarlo significa ridare senso al passato e offrirlo al futuro.

D: Il fenomeno dei tombaroli oggi è ancora una minaccia?
R: Fortunatamente molto meno, ma il fenomeno esiste ancora. Le tecnologie ci aiutano, ma anche la maggiore sensibilità dei cittadini. Quando un oggetto viene trafugato e decontestualizzato, perde il suo significato.
“Un colpo di ruspa può cancellare secoli di storia. Chi distrugge un sito archeologico, distrugge la memoria di tutti.”

D: Qual è la sua speranza più grande oggi, come Presidente ANC TPC?
R: Che i reperti recuperati non finiscano dimenticati nei depositi, ma vengano esposti, raccontati, studiati. Che diventino strumenti di dialogo e consapevolezza. E soprattutto, che i giovani ne comprendano il valore.
“La cultura è un diritto, ma anche un dovere: quello di custodirla per chi verrà dopo di noi.”

D: Nell'ultimo anno l’ANC TPC ha avviato una collaborazione con Acli Terra. Qual è il senso di questo percorso comune?
R: Con Acli Terra abbiamo trovato un alleato prezioso. La nostra Associazione difende la memoria attraverso il recupero dei beni culturali; Acli Terra lavora per la salvaguardia dell’identità agricola e rurale. Insieme condividiamo una visione: quella di una cultura che nasce dalla terra, e dal mare e si sviluppa nel tempo e diventa bene comune. Non è un caso che ci sentiamo parte del progetto “Colture & Culture”, dove il paesaggio, l’archeologia e la tradizione si intrecciano in una narrazione etica e condivisa.

D: Cosa rappresenta per lei il progetto “Colture & Culture”?
R: È una sintesi perfetta della nostra missione: restituire valore al territorio attraverso la conoscenza. Ogni reperto recuperato è un pezzo di memoria restituito al futuro, così come ogni campo coltivato con rispetto tramanda la storia di chi ci ha preceduto. “Colture & Culture” unisce due mondi apparentemente diversi, ma entrambi fondamentali per la nostra identità. Cultura e agricoltura sono radici profonde, da cui può nascere un futuro più consapevole, sostenibile e giusto.

D: L’incontro con Nicola Tavoletta, Presidente nazionale di Acli Terra, ha avuto un ruolo chiave in questa collaborazione. Cosa può dirci a riguardo?
R: È stato un incontro importante, direi decisivo. Con Nicola Tavoletta è nato subito un dialogo autentico, basato su una visione condivisa e su valori comuni. Non si è trattato solo di un’intesa operativa, ma di un rapporto umano fondato su rispetto, fiducia e sincera amicizia. La sua sensibilità per i temi della memoria, dell’identità e della giustizia sociale ha dato forza e profondità alla nostra collaborazione, rendendola qualcosa di più di un semplice progetto: una vera alleanza culturale e civile.

(Francesco Vitale)