
L’olivicoltura calabrese – come già denunciato da altre Organizzazioni professionali agricole – attraversa oggi una fase estremamente critica, con un crollo repentino dei prezzi dell’olio extravergine che, in poche settimane, ha registrato flessioni fino al 30%, passando da circa 9,3 euro al chilo a valori di 6-7 euro. Una dinamica allarmante, che si inserisce in un contesto in cui i costi di produzione restano invariati, a fronte di una redditività delle aziende che si assottiglia drasticamente. A preoccupare ulteriormente sono i segnali che lasciano intuire comportamenti poco trasparenti lungo la filiera, fenomeni che rischiano di alterare il mercato e mettere in ginocchio un comparto già fragile. Il settore, infatti, attende un Piano olivicolo nazionale che punti su semplificazione normativa, accordi di filiera più equilibrati e un serio investimento nella promozione dell’olio di origine italiana, così come auspicato dalle organizzazioni di categoria. Per comprendere la difficile attuale situazione, è indispensabile ricordare la profonda crisi che l’olivicoltura italiana ha attraversato solo pochi anni fa. Analisi sui prezzi mostrano come, in diversi periodi, il valore dell’olio extravergine sul mercato nazionale sia sceso anche sotto i 350 euro al quintale, equivalenti a poco più di 3,5 euro al chilo: livelli che rendevano impossibile coprire i costi di produzione e che hanno messo in seria difficoltà migliaia di aziende agricole e di posti di lavoro. È un precedente che non va dimenticato, perché dimostra quanto il settore sia vulnerabile a oscillazioni di mercato, speculazioni e importazioni incontrollate che, di fatto, comprimono il valore dell’olio italiano a vantaggio di prodotti esteri di qualità e tracciabilità spesso inferiori. Alla luce di questo quadro, e considerando il nuovo impianto normativo previsto dal Piano olivicolo, diventa imprescindibile adottare una politica di tutela dell’olio Made in Italy che assuma una prospettiva strategica e di lungo periodo. La priorità è restituire margini di respiro economico agli imprenditori olivicoli, assicurando loro condizioni di mercato eque e sostenibili. Ciò significa rafforzare la trasparenza della filiera, valorizzare la qualità e l’origine del prodotto, sostenere campagne di comunicazione che inducano i consumatori a riconoscere il valore dell’olio italiano e contrastare con decisione ogni forma di concorrenza sleale. Significa anche investire in innovazione, ammodernamento degli oliveti, digitalizzazione dei frantoi e strumenti capaci di migliorare la produttività senza compromettere la qualità, soprattutto in territori come la Calabria, dove la vocazione olivicola rappresenta un patrimonio economico e culturale. Acli Terra Calabria, da qualche anno, mediante il progetto EVO.Ca. propone un progetto di sensibilizzazione verso la conoscenza dell’olio extravergine d’oliva di qualità, rivolto sia per bambini che agli adulti, proponendo ai primi una merenda antica ormai dimenticata, ossia pane, olio e zucchero. L’attuale crisi, dunque, non può essere affrontata con misure estemporanee o interventi tampone. Serve una visione nazionale che metta al centro il lavoro degli agricoltori, la tutela del territorio e la salvaguardia di un prodotto simbolo dell’identità agroalimentare italiana. Il nuovo Piano olivicolo potrebbe essere l’occasione per avviare questa trasformazione, ma sarà fondamentale dotarlo di risorse adeguate, strumenti operativi chiari e una reale volontà politica di difendere il valore dell’olio extravergine italiano. Solo così sarà possibile evitare che il settore riviva stagioni di sofferenza come quella risalente a sette-otto anni fa e garantire un futuro solido alle aziende olivicole del nostro Paese.
Thomas Vatrano
Agronomo





